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Le delibere tributarie a rischio scadenza

di Stefano Baldoni (*) - Rubrica a cura di ANUTEL

Il prossimo 30 aprile è fissata la scadenza per l'approvazione del bilancio di previsione relativo al triennio 2016-2018 per i Comuni. Entro tale data gli enti sono altresì tenuti ad adottare le proprie scelte in materia di aliquote e tariffe dei tributi e delle altre entrate, decisioni che tuttavia nel 2016 sono fortemente condizionate dal blocco imposto dalla legge di stabilità agli aumenti tributari. Particolare attenzione deve essere rivolta al rispetto della scadenza onde evitare di incorrere in possibili illegittimità.

Il termine di approvazione
Le delibere relative alle aliquote e alle tariffe dei tributi e delle altre entrate comunali, a mente dell'articolo 1, comma 169, della legge n. 296/2006 e dell'articolo 53, comma 16, della legge n. 388/2000, devono essere approvate entro il termine stabilito dalla legge statale per l'approvazione del bilancio di previsione, termine, per l'anno 2016, fissato dal Dm 1° marzo 2016 al prossimo 30 aprile. Tale termine assume carattere perentorio, determinandosi, nel caso del suo mancato rispetto, l'illegittimità della deliberazione e l'impossibilità per la stessa di produrre effetti per l'anno di riferimento. Tale conseguenza è stata ripetutamente ribadita dalla giurisprudenza amministrativa (Tar Abruzzo, sentenza n. 59/2016; Tar Liguria, sentenza n. 108/2016; Consiglio di Stato, sentenze n. 3808/2014 n. 1495/2015 n. 4409/2015; Tar Calabria, sentenze n. 132 e n. 133 del 2016). Diversi enti nell'anno 2015 hanno sforato i citati termini, incorrendo nell'illegittimità delle deliberazioni adottate, circostanza solo parzialmente sanata dalla disposizione dell'articolo 1, comma 49, della legge n. 208/2015 che ha "salvato" gli atti approvati con un giorno di ritardo (entro il 31 luglio 2015).
Peraltro, la necessità di adottare le deliberazioni riferite ai tributi e alle altre tariffe dei servizi locali entro il termine di approvazione del bilancio, nasce altresì dal disposto dell'articolo 172 del Dlgs n. 267/2000, in base al quale le predette deliberazioni sono un allegato obbligatorio al bilancio di previsione. Va comunque rammentato che, in caso di mancata adozione della deliberazione riferita ai tributi o alle entrate entro il termine di legge, si intendono tacitamente confermate le aliquote e le tariffe vigenti nell'anno precedente.
Nello specifico caso della Tasi, la deliberazione annuale appare comunque necessaria sia per l'obbligo di quantificare i costi dei servizi indivisibili al cui finanziamento il tributo è deputato (adempimento previsto per il regolamento del tributo dall'articolo 1, comma 682, della legge n. 147/2013, ma sovente rimesso dai regolamenti comunali alla delibera annuale), sia per l'eventuale innalzamento dell'aliquota per gli immobili invenduti (sempre comunque nei limiti di quella già vigente nel 2015) e ancora per l'eventuale conferma della maggiorazione applicata nel 2015 (articolo 1, comma 678, legge n. 147/2013, articolo 1, comma 28, legge n. 208/2015).

Possibili modifiche
L'approvazione di aliquote e tariffe deve quindi precedere quella dello schema del bilancio di previsione o, quantomeno, la deliberazione consiliare dello stesso e avvenire entro il termine di legge. Infatti, mentre l'eventuale approvazione del bilancio di previsione dopo la scadenza, ma entro il termine fissato dal prefetto ai sensi delle vigenti norme, non comporta conseguenze di particolare rilievo, l'approvazione tardiva delle delibere riferite alle aliquote e alle tariffe comporta la loro illegittimità.
Piuttosto incerta è la possibilità di modificare, sempre entro il termine di legge, le aliquote e le tariffe già adottate in presenza del bilancio già approvato. In proposito si registrano pareri discordanti tra la Corte dei conti, Sezione autonomie, (delibera n. 2/2011), in base alla quale non è più possibile modificare le misure dei tributi dopo l'approvazione del bilancio, la Sezione regionale di controllo della Lombardia (delibera n. 421/2012), per la quale ciò è possibile riapprovando l'intero bilancio, e il ministero dell'Economia (Rm n. 1/2011), per il quale invece è sufficiente apportare in conseguenza alle modifiche dei tributi le necessarie variazioni al bilancio già approvato. In ogni caso, resta salva la possibilità di variare le aliquote e le tariffe dei tributi, con effetto retroattivo al 1° gennaio, entro il termine previsto per la salvaguardia degli equilibri di bilancio (31 luglio), in caso però di accertato squilibrio (articolo 193, Dlgs n. 267/2000). Per le entrate non tributarie tale facoltà era già da tempo ammessa dall'articolo 54, comma 1-bis, del Dlgs n. 446/1997, seppure senza efficacia retroattiva.

Attenzione alla pubblicità
Occorre rammentare, inoltre, che le deliberazioni relative ad aliquote e tariffe dell'Imu e della Tasi (così come i relativi regolamenti) sono soggette anche a una particolare condizione di efficacia. A norma dell'articolo 13, comma 13-bis, del Dl n. 201/2011 e dell'articolo 1, comma 688, della legge n. 147/2013, le stesse devono essere necessariamente pubblicate nell'apposito sito del ministero dell'Economia entro il termine del 28 ottobre, a pena di inefficacia per l'anno di riferimento. Anche le altre deliberazioni tributarie sono soggette all'invio al ministero dell'Economia (nota Mef n. 4033/2014), senza tuttavia che la pubblicazione nel sito ministeriale abbia in questo caso effetto alcuno sull'efficacia della deliberazione, ma solo valenza informativa. In proposito il comma 15 dell'articolo 13 del Dl n. 201/2011 stabilisce che l'invio debba avvenire entro 30 giorni dall'efficacia delle deliberazioni, o comunque entro 30 giorni dalla scadenza del termine per l'approvazione del bilancio, stabilendo in caso di mancato rispetto del termine la sanzione della sospensione delle erogazioni statali, previa diffida (tuttavia tale norma necessitava di apposito decreto attuativo).

Il blocco degli aumenti
Come accennato in precedenza, le scelte in materia di aliquote e tariffe che gli enti possono operare per l'anno 2016 sono piuttosto limitate, tenuto conto che l'articolo 1, comma 26, della legge n. 208/2015 ha sospeso per il predetto anno l'efficacia delle deliberazioni comunali che stabiliscono aumenti dei propri tributi o delle addizionali attribuite agli enti dalle leggi statali. Di fatto è esclusa qualsiasi manovra che determini un incremento della pressione tributaria, sia essa un incremento di aliquota, l'eliminazione di una detrazione o una modifica regolamentare peggiorativa per il contribuente (Corte dei conti Marche, delibera n. 1/2009). E' altresì preclusa la possibilità di introdurre tributi in precedenza non istituiti, come l'addizionale comunale Irpef (Corte dei conti Lombardia, delibera n. 16/2012), l'imposta di soggiorno (Corte dei conti Abruzzo, delibera n. 35/2016 e Corte dei conti Liguria, delibera n. 10/2016), l'imposta di scopo o ancora il nuovo contributo di sbarco o la "tassa sui vulcani", introdotti dalla leggi n. 221/2015 (risoluzione Mef n. 2/df/2016).
In merito al contributo di sbarco, il Mef ha precisato che solo i Comuni che avevano già adottato la previgente imposta di sbarco possono istituire lo stesso, senza però applicare le parti difformi e ampliative rispetto alla precedente disciplina stabilita dal regolamento comunale. Tali Comuni possono altresì mantenere l'applicazione della già vigente imposta di sbarco, nei limiti previsti dalla precedente normativa statale e comunale. Restano esclusa dalle limitazioni di cui sopra la Tari (e ovviamente la tariffa corrispettiva, entrata non avente natura tributaria), in quanto deputata per legge alla copertura integrale dei costi del servizio rifiuti (senza ancora tenere conto obbligatoriamente dei fabbisogni standard, almeno fino al 2018), oltre che tutte le entrate non tributarie (quali il Cosap e le tariffe dei servizi pubblici locali). Il blocco non riguarda inoltre gli enti che hanno deliberato il pre-dissesto o il dissesto.

(*) Componente Giunta esecutiva e Osservatorio tecnico Anutel - Docente esclusivo Anutel


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