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Pareggio di bilancio, così il correttivo con le regole a regime

di Gianni Trovati

Il pareggio di bilancio in versione ultra-rigida per regioni ed enti locali tramonta prima di nascere (mentre quello del bilancio statale continua la sua catena dei rinvii).
È questo il risultato principale del disegno di legge di riforma dei vincoli finanziari degli enti territoriali, che venerdì ha ricevuto il primo via libera dal governo e ora inizia il proprio cammino in Parlamento dove dovrà trovare una maggioranza assoluta perché "corregge" una legge costituzionale.
La riforma, molto attesa dagli amministratori locali (il presidente dell'Anci, Piero Fassino, ha espresso «l'apprezzamento» dei sindaci e l'obiettivo di «garantire un realistico equilibrio dei conti senza compromettere la capacità di spesa e di investimento dei comuni»), serve di fatto a far funzionare in modo strutturale il pareggio di bilancio "semplificato" introdotto dal 1° gennaio dalla manovra 2016, che ha messo in soffitta dopo molti anni di (dis)onorato servizio il vecchio patto di stabilità con il suo blocco per gli investimenti locali.

Dipende tutto dalla cassa
In pratica, sulla scia di quanto previsto con la manovra per quest'anno e fissato sul piano tecnico dalla circolare 5/2016 della Ragioneria generale pubblicatagiovedì in «Gazzetta Ufficiale» (e illustrata sul Quotidiano degli enti locali e della Pa del 22e del 29 febbraio) il disegno di legge prevede che anche a regime regioni ed enti locali debbano raggiungere un saldo finale non negativo di competenza, cioè nella somma algebrica fra le entrate e le spese complessive previste nell'anno. Con la riforma della contabilità, come ha ricordato la Corte dei conti nella delibera 9/2016 della sezione Autonomie(si veda Il Quotidiano degli enti locali e della Pa del 25 marzo), la competenza finanziaria tende peraltro sempre di più ad avvicinarsi alla situazione reale di cassa. Attesa e quasi "scontata" sul piano tecnico, la riforma avviata ieri dal governo assume significati più rilevanti sul piano politico.

L'applicazione concreta
Il disegno di legge, infatti, riscrive per regioni ed enti locali le regole sul pareggio di bilancio approvate nel 2012, attuando il nuovo articolo 81 della Costituzione (traduzione italiana del fiscal compact)varato l'anno prima dal Parlamento, sotto la guida del governo Monti, per dare un segnale di ortodossia finanziaria nel tentativo di frenare la corsa dello spread sui titoli di Stato che all'epoca metteva a rischio la tenuta dei conti pubblici. Quelle regole, che a regioni, province e comuni avrebbero imposto di chiudere almeno in pareggio sia il saldo di parte corrente sia quello finale, a preventivo e consuntivo, nella gestione ordinaria e in quella sanitaria, e avrebbero reso praticamente impossibile la creazione di nuovo indebitamento, non sono mai entrate davvero in vigore. Messe in calendario per il 2016, sono state "sterilizzate" per quest'anno dalla legge di stabilità, e vengono ora riformate in modo strutturale mentre il pareggio del bilancio dello Stato viene rinviato di anno in anno. In questa cornice, è bene sottolineare che l'intervento non produce direttamente maggiori costi rispetto alla situazione attuale, e quindi non ha bisogno di copertura finanziaria, perché va in scia delle condizioni fissate con la legge di stabilità, confermando anche la flessibilità nell'utilizzo dell'indebitamento che in ogni caso non potrà aumentare a livello territoriale. Va detto, del resto, che, come mostrano le analisi di Bankitalia, l'indebitamento di regioni ed enti locali era già in discesa anche nel 2015, anno in cui invece è cresciuto ancora quello dello Stato (si veda Il Quotidiano degli enti locali e della Pa del ).

Fondo pluriennale nei calcoli
I tecnici degli enti locali sapranno poi apprezzare una novità positiva contenuta nel disegno di legge, che prevede l'inserimento nelle voci rilevanti per il pareggio di bilancio di tutto il fondo pluriennale vincolato, cioè le somme legate agli investimenti che si realizzano negli anni successivi, senza più l'esclusione della quota finanziata da debito. Si tratterebbe di un aiuto più robusto rispetto a quello in vigore quest'anno, ma attenzione: sarà di volta in volta la manovra annuale a stabilire in concreto le quote di fondo da calcolare.


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