Home  › Fisco e contabilità

Rendiconti e preventivi, uffici dei Comuni tra mille scadenze

di Stefano Baldoni (*) - Rubrica a cura di ANUTEL

Gli uffici finanziari dei Comuni si trovano in grosse difficoltà a causa dell'accavallarsi delle scadenze per l'approvazione del rendiconto 2015 e del bilancio di previsione del triennio 2016-2018, entrambe fissate per il prossimo 30 aprile (articolo 227 del Dlgs 267/2000 e Dm 1° marzo 2016).
Adempimenti cui si aggiungono le scadenze per l'invio della certificazione del patto di stabilità 2015 (31 marzo), per la richiesta o la cessione di spazi finanziari ai fini del nuovo «patto regionalizzato» (15 aprile), per la risposta al questionario della Corte dei conti sui debiti fuori bilancio e i disavanzi di amministrazione 2015 (18 aprile), nonché quella per l'invio da parte dei revisori dei conti del questionario SIQUEL relativo al bilancio 2015 (30 aprile).
Per di più le difficoltà collegate alla coincidenza delle scadenze del preventivo e del rendiconto sono accresciute quest'anno dalla maggiore complessità per la loro predisposizione, dovuta all'applicazione dei nuovi principi della contabilità armonizzata e dei nuovi schemi ufficiali di bilancio.

Il tempo stringe
Tenuto conto dei termini che le vigenti norme prevedono per il deposito dei documenti per l'esame da parte dei consiglieri (20 giorni per il rendiconto, articolo 227 tuel) e di quelli previsti per la redazione rispettivamente della relazione al rendiconto (almeno 20 giorni) e del parere al bilancio da parte dei revisori, restano solo pochi giorni agli uffici finanziari per completare la definitiva chiusura dei documenti, per dell'approvazione dei relativi schemi da parte della Giunta comunale.
La predisposizione del rendiconto e del bilancio quest'anno è molto complessa, non solo per la poco fortunata coincidenza delle scadenze, che già di per sè mette in affanno gli uffici, ma anche per la necessità di valutare con attenzione gli effetti derivanti dal primo anno di applicazione delle nuove regole contabilità armonizzata.

Il rendiconto della gestione
Il rendiconto della gestione 2015, seppure ancora da redigere utilizzando gli schemi ante riforma, quanto meno per gli enti non sperimentatori nel 2014, comunque deve recepire correttamente gli effetti della nuova e complessa operazione di riaccertamento ordinario dei residui, nonché dare evidenza della rappresentazione contabile del fondo pluriennale vincolato, iscritto tanto nella parte entrata (il quale non deve ridursi pur a fronte di cancellazioni di impegni reimputati al 2015 con il riaccertamento straordinario, come chiarito dalla recente FAQ n. 13 pubblicata dalla commissione Arconet), quanto nella parte spesa (da determinarsi in modo definitivo sulla base degli impegni/prenotazioni di spesa assunti nel 2015, con imputazione agli esercizi 2016 o successivi, finanziati con risorse vincolate, ovvero relativi a investimenti o ancora a opere pubbliche le cui gare sono state anche semplicemente bandite entro la fine del 2015.
Cui si aggiungono gli impegni assunti nel 2015 e originariamente imputati al medesimo esercizio, in sede di riaccertamento ordinario oggetto di reimputazione agli esercizi successivi in seguito a eventi sopravvenuti).
Inoltre, nel rendiconto occorre procedere alla corretta determinazione delle quote in cui si suddivide il risultato di amministrazione, con particolare riferimento alla parte accantonata relativa al fondo crediti di dubbia esigibilità (calcolato con il criterio ordinario di cui all'esempio n. 3 del principio contabile all. 4/2 o con il criterio semplificato previsto, in via derogatoria fino al 2018, dal punto 3 del medesimo principio) e alle altre poste di cui quest'ultima si compone, quali i fondi rischi e quelli legati a passività potenziali.

Gli allegati
Il rendiconto deve inoltre comprendere quest'anno un gran numero di allegati includendo, oltre a quelli previsti dal Dlgs 267/2000 e dal Dlgs 118/2011 (articolo 11, comma 4), anche i nuovi «schemi armonizzati» previsti dall'allegato 10 al Dlgs 118/2011 (composti a loro volta da almeno 19 documenti, con l'esclusione del conto economico e dello stato patrimoniale), seppure con valenza meramente conoscitiva. Con un incrocio da capogiro tra vecchi e nuovi documenti.
Infatti, per esempio, mentre sono ancora da allegare il conto economico, il conto del patrimonio e il prospetto di conciliazione previsti dalla vecchia contabilità, deve essere invece redatta la relazione della Giunta sulla gestione, tenendo conto dei nuovi elementi previsti dall'articolo 11, comma 6, del Dlgs 118/2011 (tra i quali spicca il redivivo obbligo di allegare la nota informativa contenente gli esiti della verifica dei crediti e debiti reciproci con i propri enti strumentali e le società controllate e partecipate, asseverata dai rispettivi organi di revisione, che evidenzia anche le discordanze e la relativa motivazione, nonostante l'abrogazione dell'articolo 6, comma 4, del Dl 95/2012) .

Da non dimenticare
Ci sono poi documenti la cui obbligatorietà la si ricava solo dall'attenta lettura dei principi contabili e la cui compilazione, peraltro, non è tuttora gestita dalla maggior parte dei software applicativi (si pensi all'elenco analitico delle risorse vincolate rappresentate nel prospetto del risultato di amministrazione presunto, da riportarsi anche nella relazione sulla gestione nel caso di applicazione al bilancio delle quote di avanzo vincolato, in base al punto 9.11.4 del principio contabile n. 4/1).
Non va dimenticata, poi, la predisposizione del rendiconto semplificato per il cittadino, da divulgare sul sito internet, recante un'esposizione sintetica dei dati di bilancio, con evidenziazione delle risorse finanziarie umane e strumentali utilizzate dall'ente nel perseguimento delle diverse finalità istituzionali, dei risultati conseguiti con riferimento al livello di copertura e alla qualità dei servizi pubblici forniti ai cittadini (articolo 11, comma 2, Dlgs 118/2011).

Il nuovo bilancio di previsione
Altrettanto complessa è la stesura del bilancio, che quest'anno molti enti devono fare per la prima volta con gli schemi «armonizzati», aventi anche valenza autorizzatoria.
Bilancio che deve essere accompagnato dalla nuova nota integrativa (vedi altro articolo in questa sezione) e dalla nota di aggiornamento del Dup (che doveva essere stato approvato entro lo scorso 31 dicembre). La difficoltà di effettuare la corretta compilazione dei nuovi modelli e dei relativi allegati si aggiunge alla criticità di chiudere i bilanci per l'intero triennio 2016-2018 e in particolare al raggiungimento del nuovo equilibrio economico-finanziario (da calcolarsi con il criterio stabilito dall'articolo 162 del Dlgs 267/2000).
Infatti, seppure ancora quest'anno e per il prossimo sarà possibile ricorrere all'impiego anche integrale dei proventi derivanti dai permessi di costruire e delle sanzioni edilizie (eccetto quelle di cui al comma 4-bis dell'articolo 31 del Dpr 380/2001) per finanziare le spese di manutenzione delle strade, del verde e del patrimonio comunale e la progettazione di opere pubbliche (articolo 1, comma 737, legge 208/2015), nonché, limitatamente al solo 2016, all'utilizzo delle economie derivanti dalla rinegoziazione dei mutui per il finanziamento di spese correnti (articolo 4, comma 1-bis, Dl 210/2015), nel 2018 sarà necessario invece garantire l'equilibrio economico-finanziario solo con risorse correnti. Risorse, peraltro, che già dal 2017 saranno impoverite dal venir meno del «fondo Imu-Tasi», rifinanziato solo per il 2016.
Inoltre, nella definizione del bilancio occorrerà garantire la coerenza nel triennio con il rispetto delle nuove regole sul pareggio di bilancio (articolo 1, comma 707 in poi, della legge 208/2015), evidenziata dal relativo prospetto dimostrativo da allegarsi al preventivo. Nella compilazione del bilancio non si dovrà tenere conto, invece, delle nuove e ancora più stringenti norme sul pareggio di bilancio previste dalla legge 243/2012 (che si applicheranno dal 2017), mentre andranno obbligatoriamente inserite le previsioni di cassa per il primo anno, con conseguente dimostrazione del raggiungimento prospettico di un saldo di cassa finale non negativo (considerando però anche il saldo di cassa iniziale).

Anticipo del Peg
A tutti questi adempimenti si aggiunge poi la necessità di anticipare di fatto al momento del bilancio la predisposizione della parte finanziaria del piano esecutivo di gestione (con articolazione delle tipologie di entrata in categorie e capitoli/articoli e dei programmi di spesa in macroaggregati e capitoli/articoli), tenuto conto che la Giunta comunale deve comunicare al Consiglio, unitamente allo schema di bilancio, a titolo conoscitivo, anche la proposta di articolazione delle tipologie in categorie e dei programmi in macroaggregati (punto 9.3, principio contabile all. 4/1).
Piano esecutivo di gestione che poi dovrà essere approvato dalla Giunta successivamente all'approvazione del bilancio da parte del Consiglio, come documento unitario inclusivo del piano dettagliato degli obiettivi e del piano della performance previsto dall'articolo 10 del Dlgs 150/2010 (articolo 169 del Dlgs 267/2000).

(*) Componente Giunta esecutiva e Osservatorio tecnico Anutel - Docente esclusivo ANUTEL


© RIPRODUZIONE RISERVATA