Home  › Fisco e contabilità

Intesa sulle risorse 2016 con i meccanismi «cuscinetto» per i Comuni più colpiti dai fabbisogni standard

di Gianni Trovati

Q
E
L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Arriva il via libera della Conferenza Stato-Città all'intesa sul fondo di solidarietà 2016, e si conferma il cronoprogramma che non prevede ulteriori proroghe per la chiusura dei bilanci preventivi, in scadenza il 30 aprile (con l'eccezione di Province e Città metropolitane che hanno tempo fino al 31 luglio) insieme alla chiusura dei rendiconti. «È la prima volta da molti anni in cui si riesce a chiudere così presto - ragiona Luigi Marattin, il consigliere economico di Palazzo Chigi che segue da vicino le questioni di finanza locale -, ed è un risultato importante per ridare la loro vera funzione ai bilanci preventivi. È solo il primo passo, però, e va considerato un punto di partenza per arrivare nei prossimi anni a una condizione fisiologica, con i bilanci preventivi approvati entro l'inizio dell'anno».

Che cosa cambia
A rendere possibile l'intesa è stata senza dubbio l'assenza di tagli aggiuntivi rispetto agli anni scorsi, che naturalmente semplifica parecchio il confronto, ma anche il lavoro serrato condotto in questi giorni, dopo il primo esame nella Conferenza della scorsa settimana, da governo e amministratori locali per verificare l'impatto concreto delle tante novità in campo.
Le principali riguardano il fondo di solidarietà vero e proprio, cioè quello che non entra nei 3.767 milioni sul piatto per rimborsare i Comuni dal mancato gettito Imu-Tasi per i tagli fiscali su abitazione principale e terreni decise dalla legge di stabilità, e si concentrano sull'aumento dal 20 al 30% della quota distribuita in base alla differenza fra capacità fiscali e costi standard.

Addio alla «spesa storica»
Il governo punta molto su quello che definisce il «progressivo abbandono della spesa storica» ma ovviamente questa dinamica, che vede crescere la quota standard al 40% il prossimo anno e al 55% dal 2018, produce effetti crescenti sui conti dei Comuni, soprattutto su quelli che nel 2015 hanno registrato una riduzione dei fondi rispetto all'anno prima proprio per il debutto del nuovo meccanismo. Al netto degli aggiornamenti dei parametri, che ora sono fondati sulla situazione 2013 sulla base dei criteri appena aggiornati dalla nuova commissione sul tema, per loro il passaggio dal 20 al 30% deciso quest'anno produrrebbe un aumento del 50% degli effetti negativi: in pratica, se il "taglio" determinato nel 2015 dalla prima prova di capacità fiscali e costi standard è stato di 100, quest'anno sarebbe di 150, e l'aumento proseguirebbe negli anni prossimi.

Il fondo cuscinetto
Proprio per questa ragione governo e amministratori locali hanno condiviso un sistema di aggiustamenti progressivi, che naturalmente non cancella gli effetti dei nuovi parametri (altrimenti sarebbe stato inutile introdurli) ma ne ammorbidisce le punte, replicando in modo strutturale il fondo cuscinetto che l'anno scorso era stato introdotto ex post per salvare i conti dei Comuni più colpiti. Quest'anno la soglia che fa scattare l'aiuto, finanziato con risorse prodotte da accantonamenti a carico dei Comuni più "beneficiati" e dal fondo da 80 milioni nato per premiare chi ha abbassato o azzerato la Tasi (si veda Il Quotidiano degli enti locali e della Pa di ieri), dovrebbe attestarsi intorno all'1,9-2% delle risorse standard 2014, rappresentate da Imu (al netto della quota versata al fondo di solidarietà) e Tasi ad aliquota standard e dal fondo di solidarietà assegnato. Chi subisce un taglio maggiore, riceverà una compensazione parziale: il meccanismo, come l'anno scorso, interessa circa 2mila Comuni, fra i quali ci sarà anche qualche centro grande perché il bonus non è più limitato agli enti fino a 60mila abitanti, e sarà replicato nei prossimi anni ritoccando le soglie in proporzione all'aumento della quota di fondo distribuita in base ai parametri standard.


© RIPRODUZIONE RISERVATA