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Limiti agli affitti solo per la Pa statale

di Giovanni G.A. Dato

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La deliberazione della Corte dei conti, Sezione Regionale Controllo Liguria, 3 marzo  2016 n. 17/2016/PAR si sofferma su una istanza di parere con la quale un Comune chiede se trovi applicazione (anche) agli enti locali la disciplina di cui all’articolo 2, comma 222-quater, della legge n. 191/2009 (cd legge finanziaria 2010).
La richiesta di parere nasce dalla necessità dell’ente di procedere alla locazione di un immobile, che risulterebbe preclusa ove la disposizione menzionata si estendesse anche ai Comuni, non avendo l’ente quaerens potuto rispettare il limite costituito dalla riduzione della spesa dei canoni di locazione, nella misura del 50% dell’ammontare sostenuto nel 2014.

Il quadro normativo
L’articolo 2, comma 222 quater,della legge finanziaria 2010 dispone che le amministrazioni di cui al primo periodo del comma 222-bis, predispongano, entro il 30 giugno 2015, un nuovo piano di razionalizzazione nazionale per assicurare un complessivo efficientamento della presenza territoriale, attraverso l’utilizzo degli immobili pubblici disponibili o di parte di essi, anche in condivisione con altre amministrazioni pubbliche, compresi quelli di proprietà degli enti pubblici, e il rilascio di immobili condotti in locazione passiva; ciò in modo tale da garantire per ciascuna amministrazione, dal 2016, una riduzione, con riferimento ai valori registrati nel 2014, non inferiore al 50 per cento in termini di spesa per locazioni passive e non inferiore al 30 per cento in termini di spazi utilizzati negli immobili dello Stato.
Sono esclusi dall’applicazione della disposizione di cui al primo periodo i presidi territoriali di pubblica sicurezza e quelli destinati al soccorso pubblico e gli edifici penitenziari.
Orbene, l’articolo 2, comma 222, a cui la richiamata disposizione rinvia, indica chiaramente come la norma sia riferita alle amministrazioni dello Stato di cui all’articolo 1, comma 2, del Dlgs n. 165/2001 e ss. mm., incluse la Presidenza del Consiglio dei ministri e le agenzie, anche fiscali.
Poiché la norma si riferisce alle Amministrazioni dello Stato non può, evidentemente, essere applicata agli enti locali.

Esclusa l’interpretazione estensiva
E’ noto che il criterio letterale rappresenta il primo canone interpretativo indicato dal comma 1 dell’articolo 12 delle disposizioni preliminari al codice civile ed, in materia penale, dall’articolo 1 del codice penale: “in claris non fit interpretatio”.
Tale canone rappresenta il primo e principale criterio interpretativo, potendosi ricorrere ad altri canoni interpretativi nel caso eccezionale in cui l’effetto giuridico risultante dalla formulazione della legge sia incompatibile con il sistema normativo ovvero nel caso in cui la lettera della norma da interpretare sia ritenuta non chiara o equivocabile.
Deve ritenersi preclusa, dunque, l’interpretazione estensiva delle disposizioni ablative che comprimono la libertà di contrattare di soggetti pubblici, anche solo per fini di contenimento della spesa, non essendovi presente alcun riferimento in tal senso.
In conclusione, secondo la deliberazione in commento, il richiamo dell’articolo 2, comma 222 quater,della citata legge finanziaria 2010, al comma 222 bis della medesima legge e all’art. 1, comma 2, del Dlgs n. 165/2001 esclude l’applicazione della prima disposizione agli enti locali.
Non sussistono, dunque, limiti normativi alla stipulazione del contratto di locazione in questione.


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