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L'Ifel pubblica i chiarimenti sugli imbullonati

a cura del Dipartimento Finanza locale Ifel

Con una nota del 2 marzo scorso, Ifel ha pubblicato un approfondimento sui nuovi criteri di stima degli immobili classificati nelle categorie catastali D ed E, disponibile all'indirizzo internethttp://www.fondazioneifel.it/appuntamenti-e-news/item/3377-nota-di-approfondimento-ifel-imbullonati.
Ciò che emerge dalla nota, elaborata anche alla luce della circolare n. 2/E del 1° febbraio 2016 dell'Agenzia delle entrate, è l'ampiezza degli elementi di esclusione considerati (cosiddetto imbullonati) e il probabile proliferare di ulteriori casi, che rendono sostanzialmente indeterminati la portata e gli effetti della nuova norma in termini di perdita di gettito Imu e Tasi per i Comuni. Relativamente a tali elementi infatti, la stessa Agenzia riporta alcuni esempi di fattispecie interessate dall'esclusione, riconoscendo però al tempo stesso l'impossibilità di definire una casistica esaustiva delle componenti citate, peraltro soggette a continue innovazioni connesse all'evoluzione tecnica e tecnologica degli impianti industriali.

La ripartizione del contributo
Un particolare elemento di salvaguardia dei bilanci dei comuni si rinviene però nel meccanismo previsto dalla norma, il quale prevede una ripartizione del contributo, di 155 milioni di euro, in base a dati trasmessi "a consuntivo" dall'Agenzia delle entrate al Mef, relativi alle rendite proposte e a quelle già iscritte in catasto. La disposizione prevede inoltre che la ripartizione del contributo debba essere effettuata in base a una metodologia adottata «sentita la Conferenza Stato città». Si lascia quindi aperta la possibilità di verificare un'eventuale perdita di gettito eccedente le previsioni ministeriali e la conseguente emersione dell'esigenza di destinare ulteriori risorse al contributo.
Inoltre, la disposizione in commento prevede che il contributo sia commisurato alle perdite di gettito derivanti dalle variazioni di rendita proposte nel corso del 2016, nulla specificando rispetto a variazioni che intervenissero successivamente.

Le modifiche necessarie
Queste previsioni normative sollevano due esigenze di attenzione e di necessaria modifica. In primo luogo, la determinazione della stessa misura del contributo per gli anni 2016 e 2017 confligge con l'assicurazione dell'integrale ristoro della perdita di gettito subita dai Comuni, in quanto è naturale che al 1° gennaio 2017 saranno emersi ulteriori casi di variazione catastale in diminuzione, difficilmente compensati da eventuali dinieghi opposti dall'Agenzia delle entrate su precedenti variazioni; in secondo luogo, nulla vieta che anche successivamente al 1° gennaio 2017 si producano ulteriori variazioni diminutive della rendita dei fabbricati speciali (su unità già esistenti al 1° gennaio 2016), a fronte delle quali la norma attuale non prevede alcun ristoro.
Infine, deve essere segnalata la necessità di prevedere il ristoro della perdita di gettito riferibile ai fabbricati di categoria D accatastati a decorrere dal 2016 ma già esistenti e valorizzati ai fini Imu sulla scorta dei valori contabili, così come previsto dall'articolo 5, comma 3 del Dlgs 504/1992. Per questa tipologia di fabbricati, che andranno evidentemente monitorati dall'Agenzia delle entrate e dagli stessi Comuni, la perdita di gettito sarà corrispondente alla differenza tra la base imponibile determinata con l'utilizzo dei valori di bilancio e la base imponibile determinata mediante la rendita catastale proposta. L'attuale norma non sembra considerare tale eventualità, lasciando spazio ad un ulteriore motivo di incertezza circa il rispetto del principio dell'integrale ristoro del gettito.


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