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Unioni di Comuni, i tagli di spesa «bloccano» la revisione dei conti

di Antonino Borghi - Rubrica a cura di Ancrel

La caotica frenesia delle norme emanate sulla limitazione della spesa degli enti locali con aspetti, a volte, di pura demagogia, ha scaturito alcune "assurdita" che il comune buon senso dovrebbe rifiutare. Ad esempio la limitazione al 50% di quelle sostenute nell'anno 2009, delle spese di formazione del personale, in un momento che richiede per gli addetti alla contabilità e ai contratti un forte impegno di approfondimento e aggiornamento.

La revisione nelle unioni di Comuni
Per i revisori, la corsa alla riduzione del loro costo a discapito della dignità professionale e della concreta possibilità di svolgere la professione appare evidente dall'articolo 1, comma 110, lettera c) della legge 56/2014. Questa legge ha previsto la possibilità di svolgere da parte delle unioni di Comuni, anche per i Comuni che le costituiscono in forma associata, le funzioni dell'organo di revisione, senza specificare se le nuove disposizioni riguardano quelle a cui i Comuni minori devono affidare tutte le funzioni fondamentali oppure tutte le unioni ex articolo 32 del Tuel.
La norma dispone inoltre che nelle unioni deve essere nominato un revisore unico per quelle che complessivamente non superano 10.000 abitanti e un collegio in caso diverso.
Il comma 3-bis dell'articolo 234 del Dlgs 267/2000 già disponeva che il collegio dei revisori nelle unioni che esercitano in forma associata tutte le funzioni fondamentali dei comuni che ne fanno parte, dovesse svolgere le medesime funzioni anche per i Comuni associati. Le soluzioni interpretative del comma 110 erano le seguenti:
1. la norma riguarda le unioni ex articolo 14, comma 28 del Dl 78/2010 e in tal caso il comma 110 modifica, senza richiamarlo, l'articolo 234, comma 3-bis, del Tuel prevedendo per le unioni con minore popolazione il revisore unico e per le altre il collegio;
2. la norma riguarda tutte le unioni anche quelle che associano solo alcuni servizi restando in capo ai Comuni importanti funzioni che richiedono un supporto continuo e costante dell'organo di revisione.
Mentre nella prima ipotesi resterebbero in capo ai Comuni funzioni del tutto residuali che non giustificherebbero la presenza di un autonomo organo di revisione, nella seconda non sarebbe ridotta l'attività che il revisore deve dedicare a ogni singolo Comune.
Il ministero dell'Interno, con circolare n. Fl 12/2014, ha fornito i primi chiarimenti in risposta ai quesiti pervenuti e ha spiegato che la nuova disciplina, per il suo carattere facoltativo, si differenzia da quella delineata dall'articolo 234, comma 3-bis, del Tuel "riferita alle sole unioni che esercitano in forma associata tutte le funzioni fondamentali dei comuni che ne fanno parte e che, al verificarsi di tali presupposti assume carattere obbligatorio" e che pertanto può essere applicata anche dalle unioni che esercitano in forma associata solo alcune funzioni.

Il quadro della situazione
Sembra evidente che alla presenza di 375 unioni (di cui 79 in Lombardia, 46 in Emilia-Romagna e 45 in Piemonte) partecipate da oltre 2.000 Comuni e quindi circa 6 Comuni per unione, l'esercizio dell'opzione di un unico organo di controllo, rende di fatto impossibile esercitare compiutamente la funzione di revisore contestualmente anche per i Comuni associati se gli stessi non hanno trasferito tutte le funzioni fondamentali.
Ora con l'accavallarsi degli adempimenti che richiedono nei prossimi giorni l'intervento ininterrotto dell'organo di revisione (parere sull'accertamento ordinario dei residui, controllo del rispetto del patto di stabilità 2015, relazione al rendiconto, questionario sul bilancio preventivo 2015) la situazione è esplosa ed è chiara a tutti (anche a seguito delle tante dimissioni) l'impossibilità di qualsiasi controllo, anche elementare, negli enti delle Unioni che hanno esercitato l'opzione.
Se il controllo è reso impossibile tanto vale abolirlo risparmiando anche il modesto costo attuale. Agli errori normativi occorrerebbe rimediare e l'opzione deve essere soppressa, senza indugio, come da tempo chiesto dall'Ancrel e dal Cndcec.

Il problema dei compensi
Occorre risolvere anche il problema dei compensi dei revisori di cui sopra. L'attuale normativa (comma 5 dell'articolo 241 del Tuel) prevede il riferimento alla classe del Comune più popoloso dell'Unione (ad esempio, Comune di 1500 abitanti: compenso base euro 3.450) e non alla popolazione complessiva dell'unione. Per assurdo al revisore di un'Unione che accorpa 10 Comuni con un totale di 20.000 abitanti spetta un compenso massimo inferiore alla metà di quello di un Comune con lo stesso numero di abitanti.


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