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Rendiconti, lo schema di parere sul riaccertamento ordinario dei residui

di Marco Castellani - Rubrica a cura di ANCREL - Club dei revisori

L'Ancrel ha messo a disposizione dei suoi iscritti lo schema di parere sul riaccertamento ordinario dei residui (area riservata del sito www.ancrel.it). Si tratta di un nuovo adempimento previsto dal Dlgs n. 118 destinato a essere il presupposto del rendiconto e sul quale i principi contabili richiedono il parere dell'organo di revisione.

I tre casi principali
Lo schema di parere è strutturato in dieci punti ma si focalizza in particolare nelle tre principali casistiche da esaminare. In primis, i residui attivi e passivi che in sede di riaccertamento straordinario sono stati confermati come tali (sostanzialmente crediti e debiti) non possono essere oggetto di reimputazione, per cui se ancora presenti in contabilità in quanto non incassati e non pagati al 31 dicembre 2015, occorre dare adeguata motivazione tanto per il loro mantenimento quanto per la loro conservazione. Nel caso di eliminazione o riduzione di residui passivi finanziati con entrate a destinazione vincolata si dovrà necessariamente tener traccia del vincolo ai fini della determinazione del risultato di amministrazione.
Al 31 dicembre 2015 le somme non riscosse e non pagate possono riguardare anche altre due situazioni: accertamenti e impegni 2015 da reimputare in base alla mutuata condizione di esigibilità, accertamenti e impegni imputati nel 2015 con il riaccertamento straordinario per i quali occorre una ulteriore reimputazione.
Soprattutto per questi ultimi, la casistica dovrebbe riguardare in larga parte la componente in conto capitale e non quella corrente per quale si richiede, in sede di parere, di evidenziarne il dettaglio. L'organo di revisione potrà condurre le sue verifiche selezionando un campione significativo o, in alternativa, tramite un controllo a tappeto.
L'esito del riaccertamento ordinario consiste nella determinazione del fondo pluriennale vincolato spesa 2015 (nella componente corrente e in conto capitale) che costituisce entrata sul bilancio di previsione per l'anno 2016. Pertanto la delibera di riaccertamento deve prevedere anche l'immediata variazione del bilancio anche in caso di esercizio provvisorio.
Lo schema di parere prende in esame anche la possibilità di riclassificazione in bilancio di crediti e debiti non correttamente classificati nel rispetto delle indicazioni del punto 9.1 del principio contabile applicato 4/2.
In ultimi vengono evidenziati i residui attivi e passivi conservati in ordine di anzianità che devono anche essere rappresentati nella relazione sulla gestione al rendiconto come richiesto dall'articolo 11 comma 6 lettera e) del Dlgs n. 118/2011.

Il riaccertamento straordinario
Nell'ambito del riaccertamento ordinario si possono correggere eventuali errori commessi in sede di riaccertamento straordinario ma è da escludersi la possibilità di un nuovo riaccertamento straordinario.
La recente delibera della sezione Liguria sul caso del Comune di Ameglia (Deliberazione 24 febbraio n. 13/2016/SRCLIG) non deve essere interpretata in via estensiva. Il riaccertamento straordinario, al fine di evitare comportamenti opportunistici, come ribadito dai principi contabili è unico e non può essere effettuato discrezionalmente in più riprese. La fattispecie è possibile solo qualora la Corte dei conti nell'ambito dei suoi poteri, ritenga necessario imporre agli enti una nuova delibera di riaccertamento straordinario da effettuarsi, in ogni caso entro il termine di approvazione del rendiconto 2015. Una interpretazione diversa aprirebbe le porte a un riaccertamento straordinario "infinito" con possibilità di rideterminare di volta in volta il disavanzo straordinario.


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