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Dai Tar pioggia di «no» alle delibere fiscali ritardatari (e i Comuni pagano anche le spese)

di Giuseppe Debenedetto

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Cinquanta ricorsi in dodici Tar diversi e 42 decisioni già depositate (tra sentenze e ordinanze), in prevalenza sfavorevoli ai Comuni. Sono questi al momento i numeri del contenzioso che si è sviluppato sulle delibere "tardive" del 2015 (Imu, Tari, Tasi e addizionale Irpef), cioè adottate dopo il 30 luglio dello scorso anno. Praticamente una strage per i Comuni, ora costretti ad applicare le aliquote del 2014 fatta salva la possibilità di intervenire solo sulla Tari 2016 in quanto esclusa dal blocco degli aumenti fiscali.

Il balletto delle date
Per comprendere l'entità del fenomeno occorre in primo luogo ricordare che il testo della legge di stabilità 2016, approvato dal Senato il 20 novembre, prevedeva una sanatoria per i Comuni che avevano approvato le delibere oltre il 30 luglio, ritenendo valide quelle adottate entro il 30 settembre, a condizione che fossero state espletate le procedure di trasmissione al dipartimento delle Finanze per la pubblicazione sul sito informatico.
La versione definitiva approvata dalla Camera il 19 dicembre ha tuttavia visto un clamoroso dietro-front, con l'eliminazione della sanatoria che offriva copertura alle delibere approvate fino al 30 settembre, sostituita invece da una "mini-sanatoria" per le delibere adottate entro il 31 luglio. Disposizione peraltro opinabile, oltre che imbarazzante, perché modifica una data che di fatto non può essere interpretata diversamente (il 30 non è il 31 e non c'è alcuna norma che impone di fissare il termine all'ultimo giorno del mese).

Le sentenze
In assenza di proroga dei termini, il ministero dell'Economia ha quindi iniziato ad impugnare le delibere tardive depositando i ricorsi davanti a diversi Tar d'Italia. Le pronunce sono ormai giunte a quota 42 (28 sentenze, 12 ordinanze e 2 decreti), in prevalenza favorevoli al ministero. Tra le più recenti si segnalano due sentenze del Tar Salerno che si è mostrato particolarmente intransigente ritenendo, per un verso, irrilevante la minore entità delle tariffe Tari rispetto al 2014 (sentenza 239/2016) e, per altro verso, non giustificabile il ritardo neppure per via dell'esigenza dell'ente di garantire il mantenimento degli equilibri di bilancio, non essendo possibile superare la «rigida previsione normativa in ordine al rispetto del termine decadenziale e perentorio» (sentenza 249/2016).

Niente deroghe
Ciò conferma che non esiste alcuna chance per i Comuni che hanno deliberato in ritardo. Non solo. Diversi Comuni sono stati pure condannati al pagamento delle spese del giudizio (tra le tante, si vedaTar Genova, sentenza 108/2016), pur avendo provveduto ad annullare la delibera tardiva (Tar Firenze, sentenza 253/2016). Tra le ultime merita di essere segnalata la decisione che ha negato la possibilità di configurare la delibera consiliare impugnata alla stregua di una ratifica della precedente delibera giuntale (Tar Salerno, sentenza 437/2016).
Insomma la situazione sembra ormai senza via d'uscita per molti Comuni, che chiuderanno i bilanci 2015 in disavanzo.


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