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Con 200 milioni di buco e più di 5mila dipendenti dissesto alle porte per le Province siciliane

di Gianni Trovati

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Nati con una legge regionale del 2013, i «liberi consorzi» avrebbero dovuto anticipare in Sicilia la riforma delle Province arrivata nell'Italia ordinaria solo l'anno successivo con la legge Delrio: ma dopo infiniti tira e molla normativi, che hanno aggravato l'asfissia dei conti pubblici e hanno alimentato un tourbillon di 30 commissari, gli enti di area vasta siciliani sono a un passo dal dissesto di sistema. A Siracusa la sospensione dei servizi di trasporto per gli alunni disabili delle scuole superiori ha portato le famiglie a bussare alle porte della Procura della Repubblica, ad Agrigento e Caltanissetta si sono registrate le ultime dimissioni dei commissari, a Ragusa il default è dietro l'angolo ma la situazione è simile in tutte le ex Province, dove i dipendenti guardano con preoccupazione crescente la sorte delle loro buste paga.

Lo sbilancio
Il disastro è in un numero, questo: i 200 milioni che separano le entrate previste nel 2016 dalle spese fisse e obbligatorie. Vista la situazione dei conti regionali, l'ultima finanziaria approvata all'Ars (raccontata sul Il Quotidiano degli enti locali e della Pa del 3 marzo) ha potuto giocare solo una carta poco più che simbolica, con un finanziamento da 19,1 milioni di euro che non copre nemmeno un decimo dello sbilancio.
Questi numeri saranno oggi sul tavolo del presidente della Regione Rosario Crocetta, che ha chiamato i commissari (dimissionari e non) per fare il punto della situazione: come per i 500 milioni attesi da Roma ai quali è appesa la sopravvivenza del bilancio regionale, anche la sorte delle ex Province spera in un intervento del governo centrale, a partire dal rinvio del contributo alla finanza pubblica (80 milioni il conto presentato dall'ultima legge di stabilità alle Province siciliane) che tutti chiedono. «Il Governo però non darà un euro - ha avvertito ieri il Governatore - fino a quando l'Ars non recepirà le modifiche chieste da Palazzo Chigi alla legge sui liberi consorzi».

Le prospettive
Già, perché in questa partita infinita c'è anche il braccio di ferro fra Roma e Palermo sulla riforma alla siciliana, con una serie di correttivi chiesti dal Governo dopo l'impugnativa della legge regionale decisa dal consiglio dei ministri nell'ottobre scorso. Ma nemmeno un colpo di reni dell'Assemblea regionale sembra sufficiente a salvare la situazione, e ad evidenziarlo è un altro numero: 5.133. Sono i dipendenti delle nove Province isolane censiti dall'ultimo conto annuale del tesoro, contro i circa 20mila destinati a rimanere nelle Province "ordinarie" di tutta Italia. La sproporzione è evidente, ma dal punto di vista della finanza locale gli enti siciliani sono trattati come quelli delle Regioni "normali", con il dimezzamento delle risorse che dovrebbe essere accompagnato dall'alleggerimento di funzioni e organici. Ma dove possono essere spostati i dipendenti delle Province siciliane? Nei Comuni ingolfati da 24mila precari, prorogati per l'ennesima volta dall'ultima finanziaria dell'Ars, e in una Regione obesa per organici e spesa di personale, trovare spazio per gli esuberi provinciali non sarà impresa facile.


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