osservatorio anci-ifel

Anci alla Camera: «Sì a nuove agevolazioni per gli immobili degli italiani all'estero ma da Governo più risorse»

di Giuseppe Pellicanò

I Comuni sono favorevoli a estendere la platea delle proprietà immobiliari degli italiani residenti all'estero che usufruiscono dell'esenzione dall'Imu e delle agevolazioni su Tari e Tasi. Ma chiedono al governo di sostenere, con una provvista finanziaria autonoma, l'estensione delle assimilazioni di questi immobili all'abitazione principale. È la posizione sostenuta dall'Anci, durante un'audizione, che si è tenuta ieri, presso il Comitato permanente sugli italiani nel mondo e la promozione del sistema paese, nell'ambito della Commissione Affari esteri e comunitari della Camera, sul tema della tassazione locale per gli immobili posseduti da cittadini residenti all'estero. A sostenere e argomentare il punto di vista dei Comuni è stato Guido Castelli, delegato Anci alla Finanza locale, presidente dell'Ifel e sindaco di Ascoli.

La disciplina
Castelli ha ricordato come, con la conversione in legge del Dl n. 47 del 2014, «è stata modificata la disciplina relativa all'Imu sugli immobili posseduti da cittadini residenti all'estero, escludendo la facoltà di assimilazione all'abitazione principale prima attribuita con regolamento comunale». In pratica, «a partire dal 2015, è considerata direttamente adibita ad abitazione principale una e una sola unità immobiliare posseduta dai cittadini italiani non residenti nel territorio dello Stato e iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (Aire), già "pensionati" nei rispettivi Paesi di residenza, a titolo di proprietà o di usufrutto in Italia, a condizione che non risulti locata o data in comodato d'uso».
Questi immobili usufruiscono così – si legge nel documento consegnato ai commissari - dell'esclusione dall'Imu, a meno che non rientrino nella categoria degli immobili di lusso. La stessa norma prevede inoltre un esplicito regime agevolativo obbligatorio sia per la Tari che per la Tasi, il cui versamento deve essere effettuato nella misura di un terzo della tassa.

Le proposte Anci
«Da sempre i Comuni hanno dimostrato una grandissima attenzione alle vicende relative alle proprietà immobiliari degli italiani residenti all'estero», ha aggiunto il delegato Anci ricordando come nel 2013 circa il 40% dei Comuni italiani ha introdotto nei propri regolamenti normative di favore per questa categoria di cittadini.
Secondo il presidente Ifel, «dopo il 2014 questo rapporto è stato profondamente modificato da una normativa che, rendendo possibile un'assimilazione obbligatoria per legge delle proprietà immobiliari, ha ridotto però l'importanza del perimetro delle agevolazioni, visto che i Comuni erano in sostanza più generosi di quanto non sia stato possibile dopo l'intervento statale».
Per questo motivo, «bisogna ora trovare le condizioni finanziarie perché si possa tornare a una migliore valorizzazione di quello che – ha precisato il sindaco di Ascoli Piceno - rimane il nesso tra l'italiano all'estero e la propria Patria, cioè il bene immobile che resta nel territorio».
Il punto di partenza sono i due milioni di euro riconosciuti dallo Stato ai Comuni quale copertura delle minori entrate comunali legate all'agevolazione. «Dovremo valutare l'impatto di un'ulteriore estensione dell'agevolazione. In questi momenti – argomenta Castelli - è evidente che la forza e l'autonomia fiscale dei Comuni sono molto compresse: dovremo valorizzare insieme queste tematiche, anche nell'ambito di un più generale e stretto rapporto tra Comuni d'Italia e realtà degli italiani residenti all'estero», conclude il delegato Anci.


© RIPRODUZIONE RISERVATA