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Fabbricati del gruppo catastale «D»: per quattro sentenze illegittima la decurtazione del contributo statale

di Francesca Proia (*)

Sono quattro le sentenze dei giudici ordinari che a oggi hanno accolto le richieste di altrettanti Comuni per il riconoscimento e il conseguente rimborso da parte del ministero dell'Interno e del ministero dell'Economia e delle finanze dell'intera perdita di gettito Ici derivante dal complesso degli immobili del gruppo catastale «D» passati ad autodeterminazione della rendita catastale.
A partire dal 2013 infatti, i Tribunali di Milano, Venezia e Bologna hanno condannato i ministeri convenuti a corrispondere ai Comuni ricorrenti gli importi consolidati del minor gettito Ici per le annualità mancanti, annullando a tutti gli effetti l'operato dei ministeri modificato a partire dal 2009, nel senso di riconoscere i soli minori gettiti risultanti dal singolo anno del passaggio dal valore contabile dell'immobile all'autodeterminazione tramite DocFa.
Sul tema, il Tribunale di Milano, che per primo ha accolto il ricorso del Comune di Monza (con la sentenza n. 14224 del 2 luglio 2013), ha di fatto aperto la strada dei ricorsi presso il giudice ordinario a tutti quegli enti come Oderzo (Tribunale di Venezia, sentenza del 30 dicembre 2014), Sala Bolognese e Faenza (Tribunale di Bologna, sentenze del 22 ottobre e del 6 novembre 2015) che, per effetto del più restrittivo criterio di calcolo introdotto nel 2009, non avevano potuto accedere al trasferimento compensativo, ovvero che avevano dovuto ricalcolare gli importi già certificati dovendo restituire le somme corrispondenti alle flessioni di gettito registrate di anno in anno, che da sole non raggiungevano la soglia di accesso al contributo.

Il quadro normativo
La vicenda trae origine nell'anno 2000, con l'articolo 64 della legge n. 388, con il quale è stato stabilito il diritto dei Comuni a contributi statali compensativi a seguito della perdita di gettito Ici dovuta all'iscrizione in catasto – con conseguente attribuzione della rendita – dei fabbricati commerciali e industriali posseduti interamente da imprese e classificati nel gruppo «D», in precedenza tassati al valore iscritto in bilancio da ciascuna impresa, rivalutato convenzionalmente di anno in anno. La norma stabiliva che il ristoro statale doveva essere attribuito se la perdita in questione risultava «di importo superiore a 3 milioni di lire e allo 0,5 per cento della spesa corrente».
La differenza di imponibile risiede nel fatto che i fabbricati «D» in questione, prima dell'accatastamento, sono soggetti all'Ici (come ora all'Imu) in base al valore iscritto nei libri contabili delle aziende proprietarie, spesso più elevato del valore calcolato sulla base della rendita catastale.

Il nuovo criterio di calcolo
Dal 2009 i ministeri dell'Economia e dell'Interno avevano unilateralmente cambiato il criterio di calcolo in vigore fin dal 2001, con un comunicato congiunto del 23 gennaio 2009 della direzione centrale della Finanza locale del ministero dell'Interno e della direzione Federalismo fiscale del ministero dell'Economia e delle finanze, stabilendo che le disposizioni della legge n. 388 del 2000, contemplavano solo i casi nei quali nel singolo anno di riferimento si erano verificati nuovi minori introiti, rispetto a quelli verificati nell'anno precedente, maggiori delle soglie previste dalla legge. Tale decisione veniva motivata – peraltro senza ricorrere ad atti amministrativi formalizzati – con argomentazioni non supportate dalla norma primaria. Veniva quindi di fatto limitato il calcolo alla sola perdita di gettito registrata sugli immobili passati ad autodeterminazione nel singolo anno, senza consolidare quelle emerse in periodi immediatamente precedenti.
Il nuovo criterio ha avuto l'effetto di impedire a molte amministrazioni locali di richiedere i trasferimenti compensativi. In aggiunta, il mutato orientamento ministeriale ha provocato un'ingente perdita di contributo anche con riferimento alle somme già erogate per gli anni precedenti, sui quali i ministeri stessi richiedevano il ricalcolo delle certificazioni già presentate, in applicazione retroattiva del nuovo criterio.

I problemi per 650 Comuni
Il dispositivo di compensazione può considerarsi comunque non più applicabile dal 2012, poiché i trasferimenti in esame sono stati fiscalizzati in attuazione del decreto 21 giugno 2011 del Ministro dell'Interno e del Ministro dell'Economia e delle finanze, di soppressione dei trasferimenti erariali ai Comuni ricadenti nei territori delle regioni a statuto ordinario sulla base dei lavori effettuati in sede Copaff da ultimo aggiornati il 22 febbraio 2012.
Sono 650 i Comuni coinvolti a riformulare le proprie certificazioni con riferimento ai previgenti criteri di calcolo nell'auspicio che, anche sulla base delle sentenze in questione, il Governo si determini per una soluzione generale ed equa, avviando le restituzioni delle quote già recuperate senza attendere l'apertura di nuovi contenziosi.

(*) Dipartimento entrate e riscossione Ifel


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