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Vietato il soccorso finanziario per gli organismi partecipati in difficoltà

di Gianluca Della Bella (*) - Rubrica a cura di Anutel

Per le società e gli altri organismi partecipati vige il divieto del soccorso finanziario, in qualunque forma esso venga attuato. Lo stabiliscono alcuni recenti pareri di varie Sezioni regionali di controllo della Corte dei conti, tutte conformi nel ribadire il suddetto principio previsto dall'articolo 6, comma 19 del decreto legge 78/2010. Tale disposizione che traduce in norma quanto la magistratura contabile sostiene da tempo, afferma infatti che i soggetti pubblici che controllano società di capitale non quotate non possono effettuare aumenti di capitale, trasferimenti straordinari, aperture di credito, né rilasciare garanzie, se tali società hanno avuto perdite per tre esercizi consecutivi o se hanno utilizzato riserve disponibili per il ripiano di perdite anche in corso d'anno.
La disposizione continua stabilendo che sono in ogni caso consentiti i trasferimenti alle partecipate a fronte di convenzioni, contratti di servizio, per lo svolgimento di servizi di pubblico interesse o per la realizzazione di investimenti.

Le indicazioni dei magistrati contabili abruzzesi...
Le ragioni di tale divieto sono molteplici e riguardano sia la tutela del mercato e della concorrenza che la salvaguardia dei bilanci delle pubbliche amministrazioni che possiedono partecipazioni societarie, nonché per evitare una disparità di trattamento tra i creditori a discapito della pubblica amministrazione. Infatti, come esplicitato in maniera dettagliata dalla delibera 279 del 2015 emanata dalla Corte dei Conti della sezione regionale di controllo per l'Abruzzo, la logica del salvataggio a tutti i costi va abbandonata. Non sono ammissibili interventi che provocano dispendio di risorse pubbliche erogate a fondo perduto, senza un programma industriale o una prospettiva che realizzi l'economicità e l'efficienza della gestione nel medio e lungo periodo. Sono altresì vietati trasferimenti straordinari destinati a coprire perdite strutturali. Da un lato infatti l'abitudine di salvaguardare sempre e comunque gli organismi partecipati finisce per avere un impatto negativo sui bilanci pubblici compromettendone la sana gestione finanziaria, dall'altro viene violato il divieto di privilegiare con aiuti speciali chi opera nel libero mercato della Ue, considerato che tali aiuti alterano la concorrenza.
La delibera della magistratura abruzzese prosegue affermando che, da una lettura della norma in questione, emerge che la stessa vada applicata non solo alle società ma anche ai consorzi in virtù del principio generale di divieto di soccorso finanziario.
Tale preclusione vale non solo in caso di perdite reiterate ma anche con riferimento alle operazioni di ripiano del deficit finanziario in fase di liquidazione, che rappresenta di fatto un accollo da parte dell'ente pubblico dei debiti di un soggetto terzo.

...e quelle della Corte lombarda
A tal proposito, come ha puntualizzato la Corte dei Conti sezione di controllo Lombardia nella delibera n. 98 del 2013, se chi si accolla un debito altrui è un soggetto di diritto pubblico, quest'ultimo ha il dovere di porre in evidenza la ragione economica-giuridica dell'operazione, altrimenti essa rappresenterebbe un ingiustificato favor verso i creditori della società incapiente.
In definitiva, sia che si tratti di una società partecipata o di un consorzio, non è ammesso per un ente pubblico effettuare trasferimenti straordinari o prestare garanzie a favore del soggetto controllato nel caso in cui lo stesso subisca perdite protratte o sia stato posto in liquidazione. La possibilità di aiutare finanziariamente una partecipata è ammessa solo se sono vengono rispettate contemporaneamente tre condizioni: vi sia una difficoltà temporanea superabile nel breve o medio periodo, che sia dimostrata la convenienza economico-giuridica dell'operazione di aiuto e che in ogni caso non venga violato il precetto del citato articolo 6 del decreto legge 78 del 2010.

(*) Docente esclusivo Anutel


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