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Armonizzazione, enti in difficoltà per l'accertamento Imu

di Stefano Baldoni (*) - Rubrica a cura di Anutel

La chiusura dei conti del primo anno "armonizzato" ha portato ad alcuni enti un'amara sorpresa al momento della definizione degli accertamenti relativi all'Imu. I nuovi criteri contabili, infatti, limitano l'accertamento dell'entrata alle somme effettivamente incassate, con il rischio, in presenza di imprevedibili contrazioni dei pagamenti, non solo di generare disavanzi di amministrazione ma anche di determinare lo sforamento del saldo obiettivo del patto di stabilità 2015.

La contabilizzazione dell'Imu
Secondo il nuovo principio contabile, nel testo vigente all'inizio dello scorso anno, le entrate tributarie riscosse per autoliquidazione dei contribuenti potevano accertarsi con due criteri alternativi. Era infatti possibile riferirsi o alle somme incassate entro la chiusura del rendiconto e, comunque, entro la scadenza prevista per l'approvazione dello stesso, ovvero operare l'accertamento nell'esercizio di competenza, per un importo non superiore a quello stimato dal competente Dipartimento delle Finanze attraverso il portale per il federalismo fiscale.
Sulla scorta di quanto sopra indicato, gli enti hanno operato la stima per la definizione dello stanziamento di entrata relativo all'Imu da inserire nel bilancio di previsione, tenendo conto del gettito storicamente incassato, ovvero delle stime di gettito ottenute facendo riferimento a quanto a suo tempo indicato nel portale del federalismo fiscale, implementato con le risultanze della banca dati comunale. In particolare, quest'ultimo criterio è stato utilizzato dagli enti che hanno variato le aliquote rispetto all'anno precedente. Per effetto delle modifiche apportate al principio contabile dal Dm 1° dicembre 2015, è stata eliminata la possibilità di accertare le entrate relative ai tributi in autoliquidazione sulla scorta dei dati di gettito stimati, rimanendo per i Comuni solo la possibilità di operare l'accertamento in base alle somme introitate entro la chiusura del rendiconto o entro la sua approvazione. In tale modo i Comuni, nella definizione dei dati da indicare nel rendiconto dell'anno 2015, dovranno riferirsi alle somme introitate entro al massimo la metà del mese di marzo. Occorre infatti ricordare che, secondo i termini attualmente previsti dal Dlgs n. 267/2000, lo schema di rendiconto deve essere approvato dalla giunta comunale almeno 40 giorni prima della scadenza del termine per la sua approvazione, allo scopo di tenere conto del termine concesso ai revisori per la redazione della loro relazione e di quello previsto per il deposito dello schema di rendiconto in favore dei consiglieri.

Le difficoltà degli enti
Diversi Comuni hanno registrato incassi Imu 2015 inferiori a quelli preventivati, non solo per effetto delle trattenute relative alla quota di alimentazione del fondo di solidarietà comunale riferita all'anno 2014 operate tardivamente dall'Agenzia delle entrate, trattenute che si sono cumulate con quelle dell'anno 2015, ma anche per effetto dei mancati pagamenti dei contribuenti. Infatti, il momento di crisi economica e la riduzione delle misure previste per il ravvedimento operoso (con abbassamento della sanzione dal 3% al 1,5% per i versamenti tardivi operati entro 90 giorni dalla scadenza - Dlgs n. 158/2015), hanno spinto diversi contribuenti a differire il più possibile il versamento del tributo (il quale può effettuarsi, beneficiando del ravvedimento, anche fino al 30 giugno 2016). Il fenomeno dei mancati introiti ha riguardato in maniera ancora più pesante quei Comuni che avevano introdotto aumenti di aliquote i quali hanno effetto in termini di cassa solo sul saldo di dicembre.
I mancati introiti registrati (o registrabili) entro la metà di marzo comportano, in virtù delle nuove regole contabili, l'impossibilità di accertare integralmente l'entrata prevista, con il possibile emergere di disavanzi di amministrazione, che in molti casi vanno ad aggiungersi al disavanzo da riaccertamento straordinario, da assorbire però secondo le regole ordinarie dell'articolo 188 del Dlgs n. 267/2000. Inoltre, tali minori accertamenti possono determinare altresì il mancato rispetto del patto di stabilità interno, da certificare entro il prossimo 31 marzo.
Nel previgente ordinamento contabile, il principio contabile n. 2 ammetteva invece diversi criteri per l'accertamento delle entrate tributarie, tra i quali vi era «l'acquisizione della denuncia», vale a dire la possibilità di accertare l'entrata sulla base delle risultanze della banca dati comunale del tributo.
La soluzione al problema non potrà arrivare neppure dall'annunciato correttivo al principio contabile, approvato dalla Commissione Arconet nella seduta del 20 gennaio scorso, in base al quale sarà possibile accertare l'entrata sulla base del dato storico (incassi a competenza del penultimo esercizio precedente, sommati con gli incassi in conto residui dell'anno precedente, riferiti al medesimo anno d'imposta), poichè la nuova regola troverà applicazione solo per l'addizionale comunale Irpef. Per quest'ultimo prelievo sarà altresì possibile, nel caso di modifica delle aliquote o della soglia di esenzione, operare l'accertamento riproporzionando il dato storico ovvero ricorrendo a stime prudenziali, comunque in misura non superiore al gettito ottenuto dall'apposito simulatore disponibile nel sito del portale del federalismo fiscale.
Sarebbe pertanto opportuno estendere l'applicabilità di tale criterio anche a Imu e Tasi, quantomeno nei casi in cui si registrino improvvise contrazioni del gettito storico, dovute a cause contingenti non imputabili all'ente, al fine di evitare imprevedibili disavanzi di amministrazione e pesanti conseguenze sul patto di stabilità e sui nuovi equilibri di bilancio.

(*) Componente Giunta esecutiva e Osservatorio tecnico Anutel - Docente esclusivo Anutel


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