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Cala del 6,6% il debito locale, ma cresce quello della Pa centrale

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

A fine 2015 il debito pubblico è cresciuto ancora di 33,9 miliardi, con un aumento dell'1,59% che l'ha portato ad attestarsi a quota 2169,9 miliardi di euro. Questa dinamica, fotografata dagli ultimi dati di Banca d'Italia, è frutto però di due tendenze opposte: l'indebitamento della Pubblica amministrazione centrale è infatti cresciuto di 40,5 miliardi, mentre si è ridotto (di 100 milioni) quello degli enti previdenziali e soprattutto (di 6,6 miliardi; la flessione è quindi del 6,6% rispetto ai 99,9 miliardi di fine 2014) quello delle amministrazioni territoriali: a carico di quest'ultimo settore, che comprende anche le Regioni, restano 92,3 miliardi, il 4,2 per cento del totale. «Questi numeri - commenta Guido Castelli, sindaco di Ascoli Piceno e delegato Anci per la finanza locale - dimostrano ulteriormente che negli ultimi anni la finanza pubblica ha utilizzato a piene mani le regole restrittive imposte ai Comuni senza innescare percorsi altrettanto stringenti sulle amministrazioni centrali. Ora bisogna consolidare il nuovo quadro introdotto dalla manovra 2016 con l'addio al Patto di stabilità sostituito dal pareggio di bilancio».
A chiudere il quadro dei dati ci sono le cifre sul contributo italiano ai meccanismi di aiuto finanziario ai Paesi dell'area euro. Si tratta di 58,2 miliardi (erano 60,3 alla fine del 2014), così distribuiti: 10 miliardi di prestiti bilaterali alla Grecia, 33,9 miliardi erogati attraverso il meccanismo Efsf (European Financial Stability Facility) e 14,3 miliardi di contributo al capitale Esm (European Stability Mechanism).


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