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Per l'Imu pagata allo Stato rimborsi ancora fantasma dopo cinque anni

di Pasquale Mirto

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Il Garante del contribuente per l'Emilia Romagna con risoluzione n. 2332/2016 richiama il ministero dell'Economia al rispetto dei termini per il rimborso della quota statale Imu.
Siamo ormai al quinto anno di applicazione dell'Imu, ma i contribuenti che hanno diritto al rimborso dell'imposta versata erroneamente allo Stato sono ancora in attesa, a causa del ritardo nell'emanazione di un decreto ministeriale. Stessa sorte per la maggiorazione Tares pari a 0,30 euro al metro quadrato, applicata nel solo 2013 e destinata esclusivamente allo Stato.

Le regole
Il quadro normativo primario è già scritto da tempo. La disciplina dei rimborsi Imu è stata scritta nell'articolo 1, commi da 722 a 727 della legge 147/2013. Successivamente, il decreto legge 16/2014 ha esteso questa disciplina a tutti gli altri tributi comunali, ma la sua attuazione è stata rimessa all'emanazione del decreto finora non pubblicato.
In verità, la Conferenza Stato-Città del 18 giugno 2015 ha già approvato lo schema di decreto ministeriale, ma questo non è stato ancora pubblicato in «Gazzetta Ufficiale», probabilmente a causa dei ritardi nella predisposizione della piattaforma informatica che dovrà essere utilizzata dai Comuni per la trasmissione dei provvedimenti di rimborso, ritardo confermato dal Mef nella risposta fornita a Telefisco 2016.

L'intervento del Garante
Della vicenda si è ora occupato il Garante del contribuente dell'Emilia Romagna, sollecitato da un contribuente che pur avendo ricevuto tempestivamente il rimborso della quota Imu comunale era ancora in attesa della quota statale. Il Garante, verificato che in base alla normativa il rimborso deve essere effettuato direttamente dallo Stato, ha chiesto delucidazioni sul ritardo al ministero dell'Economia e all'agenzia delle Entrate. Quest'ultima, con risposta scritta ha correttamente declinato la propria competenza, mentre il ministero ha completamente ignorato la richiesta, non rispondendo. Il Garante ha pertanto richiamato il ministero al rispetto dei termini previsti per il rimborso dell'imposta, in base a quanto previsto dall'articolo 13 dello Statuto del contribuente.

Le contromisure
Senza dubbio, costringere il contribuente ad aspettare cinque anni per avere il rimborso è contrario a qualsiasi regola di correttezza, che pur deve contraddistinguere i rapporti tra contribuenti e Fisco. Peraltro, la normativa prevede che l'ente debba provvedere al rimborso entro 180 giorni dalla richiesta, e ovviamente i ritardi nell'esecuzione del rimborso comportano l'aumentare degli interessi che comunque devono essere riconosciuti al contribuente, anche se sul punto la bozza del decreto ministeriale prevede (illegittimamente) l'applicazione del tasso d'interesse legale, quando in realtà l'articolo 1, comma 165 della legge 296/2006, prevede l'applicazione dello stesso tasso d'interesse sia sugli importi accertati che su quelli rimborsati.
Se il Mef continuerà ad essere inadempiente due sono le strade che i contribuenti possono percorrere.
Se il Comune non ha ancora formalizzato il diritto al rimborso della quota statale in un proprio provvedimento allora si potrà ricorrere in Commissione tributaria decorsi 90 giorni dalla presentazione dell'istanza di rimborso; il termine per proporre ricorso è di 10 anni. Se, invece, il Comune ha già emesso il provvedimento di rimborso, come nel caso analizzato dal Garante, allora il contribuente potrà adire il giudice ordinario citando lo Stato, perché la controversia non riguarda più la risoluzione di una questione tributaria, ma un mero indebito oggettivo di diritto comune ex articolo 2033 del Codice civile (Cassazione, Sezioni Unite, n. 20077/2010).


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