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Riscossione: le novità sul potere di autotutela

di Samantha Zebri (*) - Rubrica a cura di Anutel

Arrivano novità sull'esercizio del potere di autotutela in materia tributaria, ossia del potere di annullamento d'ufficio o di revoca - anche in pendenza di giudizio o in caso di non impugnabilità - degli atti illegittimi o infondati.
L'articolo 11 del Dlgs n. 159/2015, attuativo della legge delega n. 23/2014 in materia di riscossione, ha modificato l'articolo 2-quater del Dl n. 564/1994 che disciplina proprio il potere di autotutela introducendo tre nuovi commi: commi 1-sexies, 1-septies e 1-octies.

Il potere di autotutela
Questo potere è connaturato allo stesso potere di accertamento dell'ente impositore e finalizzato a garantire il buon andamento dell'attività amministrativa mediante un'attività impositiva legittima e fondata, come tale in grado di applicare i tributi nel rispetto dei principi costituzionali in materia (in primis uguaglianza e capacità contributiva); esso trova ulteriore specifica disciplina nel regolamento Dm n. 37/1997 (per l'AdE) e nei regolamenti dei singoli enti locali che abbiano espressamente deliberato al riguardo, oltre che nel diritto vivente.
Nell'esercitare il proprio potere di autotutela l'ente opera valutando l'esistenza di un pubblico interesse a rimozione o modifica dell'atto di accertamento notificato, secondo una logica diversa da quella sottesa agli strumenti di difesa previsti a tutela del singolo contribuente (in primis il diritto di impugnazione dell'atto davanti a un giudice) e con un raggio d'azione temporalmente molto ampio, sebbene da contestualizzare.

La sospensione dell'atto
Questo potere di annullamento (per illegittimità) o di revoca (per infondatezza) include anche il potere di disporre la sospensione degli effetti dell'atto che appaia illegittimo o infondato: in caso di pendenza del giudizio la sospensione degli effetti dell'atto cessa con la pubblicazione della sentenza; invece la sospensione degli effetti dell'atto disposta anteriormente alla proposizione del ricorso giurisdizionale cessa con la notificazione, da parte dello stesso organo, di un nuovo atto, modificativo o confermativo di quello sospeso (in tal caso il contribuente può impugnare, insieme a quest'ultimo, anche l'atto modificato o confermato).

Le novità
Fin qui la norma vigente fino alla novella disposta dall'articolo 11 del Dlgs n. 159/2015, che introduce tre nuovi commi relativi all'esercizio del potere di annullamento o revoca parziali di un atto impositivo precedentemente notificato:
a) nuovo comma 1 sexies: «nei casi di annullamento o revoca parziali dell'atto il contribuente può avvalersi degli istituti di definizione agevolata delle sanzioni previsti per l'atto oggetto di annullamento o revoca alle medesime condizioni esistenti alla data di notifica dell'atto purché rinunci al ricorso. In tale ultimo caso le spese del giudizio restano a carico delle parti che le hanno sostenute»;
b) nuovo comma 1-septies: «le disposizioni del comma 1-sexies non si applicano alla definizione agevolata prevista dall'articolo 17, comma 2, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472»;
c) nuovo comma 1-octies: «l'annullamento o la revoca parziali non sono impugnabili autonomamente».

Primi rilievi sulla nuova normativa
Premesso che si tratta di disposizioni che meritano puntuali e specifici approfondimenti, specie in funzione della loro applicazione ai tributi locali, è agevole rilevare fin da ora come il nuovo comma 1-sexies introduca una sorta di rimessione in pristino a favore del contribuente per poter pagare sanzioni ridotte sul tributo residuo nei casi in cui l'ente sia intervenuto in autotutela per annullare o revocare parzialmente un proprio atto impositivo (ciò ovviamente in un'ottica deflattiva del contenzioso, tant'è che tutto ciò è condizionato alla rinuncia al ricorso). Il successivo comma 1-septies esclude però la suddetta rimessione in pristino per le ipotesi di cui all'articolo 17 comma 2 del Dlgs n. 472/1997, lasciando perplessi sulla finalità sottesa a detta esclusione, che ridimensiona l'effettiva utilizzabilità di questa nuova possibilità.
Interessante infine il nuovo comma 1-octies, che esclude espressamente l'autonoma impugnabilità dell'atto di autotutela (annullamento o revoca) parziale. Conseguentemente:
• l'atto di autotutela parziale - se notificato entro i 60 giorni dalla notifica dell'atto originario da esso modificato - risulta impugnabile contestualmente all'atto originario;
• in caso invece di atto di autotutela parziale notificato dopo i suddetti 60 giorni, può ipotizzarsi l'impugnabilità del successivo atto (es. atto di ingiunzione), fermi restando in tal caso i relativi limiti di impugnabilità (motivi propri) e il fatto che l'atto di annullamento o revoca parziale in autotutela non produce - di per sé - «effetti negativi» in danno al contribuente (effetti che invece restano ascrivibili all'atto rettificato, nel frattempo resosi definitivo ove non impugnato).

(*) Docente Anutel


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