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Patrimonio, la sfida del 2016 comincia dall'inventario

di Daniele Lanza (*) – Rubrica a cura di Anutel

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La maggior parte degli enti locali durante l'esercizio 2016 dovrà affrontare per la prima volta, seriamente, la contabilità economico patrimoniale. Il primo passo da compiere è una presa di coscienza concreta del proprio patrimonio immobiliare e mobiliare sia sotto l'aspetto fisico che economico. Proponiamo una chiave di lettura della problematica anche alla luce dell'obbligatoria attualizzazione del regolamento di contabilità che disciplina tali materie.
L'anno 2016, per la gran parte degli enti locali è l'anno della piena attuazione del principio contabile applicato concernente la contabilità economico-patrimoniale degli enti in contabilità finanziaria che, secondo le Linee guida Arconet, implica l'applicazione del: «[…]
• piano dei conti integrato di cui all'allegato n. 6 al D.Lgs. n. 118/2011;
• principio contabile generale n. 17 della competenza economica di cui all'allegato n. 1 al D.Lgs. n. 118/2011;
• principio applicato della contabilità economico patrimoniale di cui all'allegato 4/3 al D.Lgs. n. 118/2011, con particolare riferimento al principio n. 9, concernente "L'avvio della contabilità economico patrimoniale armonizzata" […]».

La messa a regime del sistema
Tralasciando per obbligo di sintesi i prime due punti, si focalizza l'attenzione su quanto il principio contabile richiamato enuncia al punto 9.
In particolare i passi operativi necessari per la piena attuazione della messa a regime del sistema di reporting economico patrimoniale sono due così riassumibili:
• «riclassificazione delle voci dello stato patrimoniale chiuso il 31 dicembre dell'anno precedente nel rispetto del DPR 194/1996, secondo l'articolazione prevista dallo stato patrimoniale» proprio del Dlgs 118/2011;
• «applicazione dei criteri di valutazione dell'attivo e del passivo previsti dal principio applicato della contabilità economico patrimoniale all'inventario e allo stato patrimoniale riclassificato».

L'inventario
Al fine dell'applicazione dei nuovi criteri di valutazione, l'ente locale deve dotarsi di uno strumento che permetta l'individuazione analitica di ogni bene sui cui adottare tali criteri. Questo strumento è l'inventario, quale lista di carico aggiornata e quanto più coerente con la realtà dei fatti, volta a permettere di individuare univocamente il bene oggetto di valutazione, la sua posizione fisica in azienda e a quale soggetto esso sia affidato. L'inventario è lo strumento contabile atto a esplicitare il sistema del patrimonio del comune, quale insieme organico volto alla massimizzazione del bene comune riconducibile al dettato degli articoli 822 e seguenti del codice civile articolato in patrimonio demaniale, indisponibile e, in via residuale, disponibile.
La finalità generale dell'inventario consistente nell'individuazione, descrizione, classificazione, e valutazione di tutti gli elementi attivi e passivi del patrimonio dell'ente al fine di permettere, in sede di rendiconto, di quantificare il netto patrimoniale dell'ente.
Le tipologie di inventario adottabili sono così classificate:
1. inventario dei beni immobili di uso pubblico per natura o destinazione;
2. inventario dei beni immobili patrimoniali disponibili;
3. inventario dei beni mobili di uso pubblico;
4. inventario dei crediti, dei debiti e di altre passività;
5. inventario di tutti i titoli e atti che si riferiscono al patrimonio e alla sua amministrazione;
6. riepilogo generale degli interventi.
Data l'importanza strategica del documento, il legislatore ne obbliga almeno l'aggiornamento annuale propedeutico alla stesura dell'allora conto del patrimonio, oggi sostituito dallo stato patrimoniale armonizzato. L'onere di revisione annuale si desume dal dettato dell'articolo 230, comma 7, del Tuel che testualmente recita: «gli enti locali provvedono annualmente all'aggiornamento degli inventari». Non a caso tale disposizione è collocata nel Titolo IV del Dlgs 267/2000 dedicato alla «rilevazione e dimostrazione dei risultati di gestione».

Approcci operativi
Seguendo la lettura del articolo 230, ci si imbatte nel comma ottavo che testualmente recita: «Il regolamento di contabilità definisce le categorie di beni mobili non inventariabili in ragione della natura di beni di facile consumo o del modico valore».
La prima osservazione su quanto appena riportato è legata all'importanza che il regolamento di contabilità ha nella "vita" di un Comune. Risulta di estrema necessità che ogni ente locale rielabori il proprio regolamento alla luce dei nuovi principi introdotti dal sistema normativo proprio dell'armonizzazione e sfrutti ogni possibilità da essi concessa per ottimizzare la potenzialità informativa che la contabilità può offrire.
In particolare, l'ente locale, seguendo il dettato del comma proposto, ha l'onere di definire cosa inventariare e cosa no tra i «beni di facile consumo o dal modico valore».
A tale richiesta si può rispondere con un approccio meramente giuridico, fissando un valore e quanto ad esso inferiore non verrà inventariato, o aziendalistico mediante il processo contabile dei «cespiti spesabili». Il secondo approccio, forse richiede una lettura un po' elastica della normativa e certo poco consigliabile in format regolamentari, ma permette di conservare informazioni inventariali senza influenzare il conto economico degli esercizi successivi in cui si è compiuto il fatto aziendale (acquisizione patrimoniale).
Inoltre, si consideri che la norma parla generalmente di "beni"; in questa categoria confluiscono anche le attrezzature informatiche o beni strumentali, ossia oggetti necessari alla propria attività e che non esauriscono la loro utilità in un solo esercizio. Se l'importo unitario risultasse minore del limite fissato nel regolamento di contabilità il medesimo non andrebbe inventariato poiché «di modico valore» causando un vizio informativo sui beni durevoli necessari per il raggiungimento degli obiettivi assegnati.


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