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Dalle aliquote alle dichiarazioni, tutte le incognite sulle case date ai parenti

di Anna Guiducci e Mario Daniele Rossi

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La legge di stabilità 2016 ha ridotto del 50 per cento la base imponibile Imu dei fabbricati non di lusso concessi in comodato gratuito a parenti in linea retta entro il primo grado che li utilizzano come abitazione principale. Le condizioni per accedere all'agevolazione sono fissate dal comma 10 dell'articolo unico della legge 208/2015 che ha peraltro soppresso la facoltà per i Comuni di disciplinare i casi di assimilazione all'abitazione principale per i fabbricati fino a 500 euro di rendita concessi in comodato o per i nuclei familiari con Isee non superiore a 15mila euro annui.

Le incognite
Per beneficiare dell'agevolazione fiscale occorre provvedere alla registrazione del contratto di comodato. La formulazione della norma lascia tuttavia aperti alcuni interrogativi applicativi e dubbi interpretativi che assillano contribuenti, centri di assistenza fiscale e professionisti oltre agli stessi uffici tributari delle amministrazioni comunali chiamati a rispondere a numerose richieste di delucidazione. Innanzitutto occorre segnalare il rischio di una regolamentazione della disciplina potenzialmente meno favorevole per il contribuente nel caso in cui i Comuni avessero fatto ricorso in passato alla facoltà di assimilazione all'abitazione principale come previsto dall'articolo 13, comma 2 del Dl 201/2011 (si veda Il Quotidiano degli enti locali e della Pa del 4 gennaio).

Le aliquote «su misura»
Inoltre occorre capire il regime fiscale da applicare ai casi in cui fino al 2015 gli enti avevano introdotto aliquote agevolate per particolari casi di comodato, disciplinati prevalentemente in relazione alla condizione giuridica o patrimoniale del comodatario. In altre parole, occorre capire se sia possibile far coesistere il vecchio impianto di aliquote con la nuova disciplina sui comodati. Nel caso in cui fossero salve le determinazioni passate degli enti, il contribuente applicherebbe il dimezzamento della base imponibile sull'importo risultante dall'applicazione dell'aliquota comunale agevolata e non su quella ordinaria prevista per le "seconde case". Diversamente, potrebbe essere applicabile la sola disciplina agevolata comunale (cui si applicherebbe l' aliquota agevolata stabilita dall'ente ma non il dimezzamento della base imponibile) o ancora potrebbe essere applicabile la riduzione del 50 per cento sull'aliquota stabilita per i fabbricati a disposizione.

Servono i chiarimenti
Il florilegio di ipotesi differenziate si arricchisce poi di ulteriori complessità applicative per i contribuenti e per gli uffici tributari dei Comuni laddove si faccia mente locale al fatto che il possesso dei requisiti per accedere al comodato previsto dalla legge 208/2015 deve essere attestato facendo ricorso al modello di dichiarazione dell'imposta municipale propria mentre il possesso dei requisiti per beneficiare del «comodato comunale» poteva essere autocertificato. In assenza di interventi correttivi del legislatore, le complessità operative adesso delineate, cui si aggiungono le incertezze derivanti dalla portata del limite imposto dalla legge di stabilità sull'unico immobile posseduto dal comodante oltre quello concesso a parenti di primo grado, fanno ritenere auspicabile l'emanazione di un intervento di prassi amministrativa da parte del Mef per chiarire i punti ancora oscuri della nuova norma.


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