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Stabilità 2016, gli effetti sulle tariffe locali

di Claudio Carbone

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Gli effetti di leggi regionali e delibere comunali che aumentano tributi e addizionali sono sospesi per il 2016 dal comma 26, articolo 1, della legge di stabilità (208/2015). La disposizione, inoltre, chiarisce che gli aumenti sono rapportati ai livelli di aliquote applicabili per l'esercizio 2015 (anziché essere comparati ai livelli di aliquote deliberate entro il 30 luglio per l'esercizio 2015).
In tal modo, la sospensione riguarda anche gli enti che hanno già deliberato all'entrata in vigore della legge. Non si applica alla Tari e agli enti che deliberano il predissesto in base all'articolo 243-bis o 246 in poi del Tuel.

L'eccezione Tasi
Il comma 28, articolo 1, della legge di stabilità, invece, mantiene ferma la possibilità per i Comuni, per il 2016, di maggiorare dello 0,8 per mille l'aliquota Tasi per gli immobili non esenti. Modifcando, così, la condizione in base alla quale l'aumento doveva essere stato deliberato per il 2015 entro il 30 settembre e nel rispetto dei vincoli posti dalla legge di stabilità 2014. È richiesta, tuttavia, un'espressa delibera del Consiglio comunale.
Per effetto di queste modifiche, inoltre, viene espunta la disposizione che, con riferimento al 2015, manteneva come valide le deliberazioni relative a regolamenti, aliquote e tariffe di tributi adottate dai Comuni entro il 30 settembre 2015, ove fossero state espletate le procedure di pubblicazione previste dalla legge.
Il comma comma 27, inoltre, proroga per 2016 e 2017 la modalità di commisurazione della Tari da parte dei Comuni in base a un criterio medio-ordinario (ovvero in base alle quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie in relazione agli usi e alla tipologia di attività svolte) e non sull'effettiva quantità di rifiuti prodotti (metodo normalizzato, nel rispetto del principio «chi inquina paga», sancito dall'articolo 14 della direttiva 2008/98/CE).

Differimento fabbisogni standard
È differito al 2018 (in luogo del 2016), poi, il termine a decorrere dal quale il Comune deve avvalersi, nella determinazione dei costi del servizio, anche delle risultanze dei fabbisogni standard. A tal fine sono modificati i commi 652 e 653 della legge di stabilità per il 2014 (147/2013). Ricordiamo, al riguardo, che in base alla proroga, sempre nelle more della revisione del Dpr 158/1999 e al fine di semplificare l'individuazione dei coefficienti relativi alla graduazione delle tariffe, il Comune può prevedere per gli anni 2016 e 2017 l'adozione dei coefficienti del Dpr 158/1999, Allegato 1, tabelle 2, 3a, 3b, 4° e 4b, inferiori ai minimi o superiori ai massimi ivi indicati del 50% e può anche non considerare i coefficienti delle tabelle 1a e 1b del medesimo Allegato 1.
Le conseguenze sono che è possibile discostarsi anche del 50% dai parametri tariffari del metodo normalizzato Dpr 158/1999, ovvero di ignorarli completamente per quel che riguarda la quota fissa destinata alle abitazioni domestiche.

Imposta pubblicità
Infine, il comma 739 interpreta in maniera autentica l'abrogazione della facoltà dei Comuni di aumentare le tariffe dell'imposta comunale sulla pubblicità (articolo 23, comma 7, del Dl 83/2012). L'abrogazione non ha effetto per i Comuni che se ne erano già avvalsi.


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