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Dall'Imu agricola incognite anche sul fondo di solidarietà

di Giuseppe Debenedetto

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Con la decisione assunta dal Tar Lazio in quattro ordinanzedi rinviare alla Consulta la questione di legittimità costituzionale della norma che prevede l'esenzione dall'Imu per i terreni ubicati in Comuni montani e collinari in base alla classificazione Istat (su cui si veda Il Quotidiano degli enti locali e della Pa del 17 dicembre) si determina un'ennesima tappa di un percorso giudiziario tortuoso, innescato da oltre dieci ricorsi presentati ai giudici amministrativi.

L'intreccio delle regole
Tutto ha inizio con ilDm del 28 novembre 2014, che assume quale criterio di riferimento per l'esonero dall'Imu agricola la sola quota altimetrica della casa comunale, criterio subito censurato per irragionevolezza dell'imposizione. Nell'intento di porre fine alle polemiche, il Governo interviene con il Dl 4/2015prevedendo una nuova mappatura dei Comuni secondo la classificazione Istat. Soluzione che non stoppa i ricorsi, specie per quei Comuni classificati come parzialmente montani pur avendo un'altitudine più elevata rispetto ad altri invece classificati totalmente montani. Si è venuto poi a creare un complicato intreccio tra vecchie e nuove regole, che ha toccato il suo apice con la nuova detrazione di 200 euro, causando così una serie di difficoltà applicative, tanto da costringere il legislatore a rinviare più volte il pagamento dell'imposta, fino ad arrivare al 30 ottobre 2015 per versare l'acconto di quest'anno.

La partita giudiziaria
Nel frattempo, dopo varie pronunce di improcedibilità e due sentenze non definitive (la 10606/2015 e la 10630/2015) depositate il 4 agosto 2015 (si veda Il Quotidiano degli enti locali e della Pa del 5 agosto), il Tar Lazio ha ritenuto di acquisire ulteriori elementi e di fissare l'udienza del 4 novembre per la definizione dei ricorsi. All'esito dell'udienza i giudici amministrativi, sulla base di una valutazione d'ufficio, hanno deciso di rimettere la questione alla Corte Costituzionale ravvisando nell'articolo 1 del Dl 4/2015 la violazione del principio di «riserva di legge» contenuto nell'articolo 23 della Costituzione. Il ragionamento è piuttosto chiaro. I profili fondamentali della disciplina agevolativa non sono regolati direttamente dalla legge ma da una variabile esterna costituita dall'elenco predisposto dall'Istat. Peraltro il grado di "montanità" dei Comuni deriva da fonti diverse (Commissione censuaria, Uncem) che l'Istat si è limitato a raccogliere e diffondere sul proprio sito istituzionale con finalità informative. Infatti la suddivisione dei Comuni in «totalmente montani», «parzialmente montani» e «non montani» non trova più alcuna normativa di riferimento, poiché nel 1990 sono state abrogate le norme del 1952 che dettavano i parametri per la redazione dell'elenco.

Le prospettive
In sostanza il presupposto dell'esenzione dall'Imu è demandato a una classificazione contenuta in un atto discrezionale dell'amministrazione, che opera in modo del tutto volontario e svincolato da un dettato legislativo non più esistente. Risulterebbe quindi violata la riserva di legge di cui all'articolo 23 della Costituzione. Occorre ora attendere la decisione della Corte Costituzionale per chiudere definitivamente l'annosa questione, che potrebbe avere riflessi sia per i contribuenti sia per i Comuni. L'incostituzionalità della norma comporterebbe il rimborso di quanto indebitamente pagato dai contribuenti, mentre per i Comuni si dovrebbe rivedere la ripartizione del fondo di solidarietà comunale.


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