Home  › Fisco e contabilità

Con le delibere fuori termine rischio disavanzo e responsabilità per gli amministratori

di Pasquale Mirto

Q
E
L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La sanatoria delle delibere fiscali approvate in ritardo dai Comuni si è limitata a coprire quelle varate il 31 luglio (si veda Il Quotidiano degli enti locali e della Pa del 16 dicembre). Per gli altri Comuni, invece, le delibere tributarie sono prive di efficacia, e le misure tariffarie da applicare diventano automaticamente quelle deliberate per il 2014. Per i Comuni che "hanno resistito", ovvero che non hanno riequilibrato il bilancio entro il 30 novembre riducendo le previsioni di entrate conseguenti agli aumenti derivanti dall'innalzamento delle aliquote, si prospetta la possibilità di chiudere il bilancio del 2015 in disavanzo, ovviamente senza considerare le responsabilità imputabili in capo ad amministratori e tecnici che caparbiamente non si sono messi in regola, facendo affidamento su una promessa di sanatoria, ma ignorando un quadro normativo che con chiarezza sanziona con l'inefficacia gli aumenti deliberati fuori termine.

L'ipotesi del pre-dissesto
La mancata sanatoria poi avrà riflessi non solo per il 2015, ma anche per il 2016, visto l'ormai scontato blocco agli aumenti dei tributi comunali, fatta eccezione per la Tari. L'unica possibilità per i Comuni è quella di dichiarare, sussistendo però le condizioni, il predissesto nel 2016. Infatti, il divieto di aumento delle aliquote non vale per i Comuni che dichiarano il predissesto, è ciò anche perché lo stesso articolo 243-bis del Dlgs 267/2000 prevede espressamente che al fine di assicurare il graduale riequilibrio finanziario il Comune può deliberare le aliquote o tariffe dei tributi locali nella misura massima consentita, «anche in deroga ad eventuali limitazioni disposte dalla legislazione vigente».

Le conseguenze pratiche
Ovviamente dichiarare il predissesto implica una serie di limitazioni importanti all'attività gestionale dell'ente, oltre a rappresentare nei fatti una dichiarazione di fallimento politico e tecnico dell'ente, non giustificabile dal divieto di aumento dei tributi imposto per legge. Con l'approvazione dell'emendamento che cancella la sanatoria, i contribuenti hanno potuto legittimamente pagare il saldo dell'Imu e della Tasi considerando le aliquote approvate nel 2014, senza temere alcun atto di accertamento da parte del Comune. Infatti, pur essendo in presenza di delibere non ancora dichiarate "illegittime" dal Tar, queste difatti sono inapplicabili e un eventuale accertamento comunale fondato su di esse sarebbe inevitabilmente dichiarato illegittimo dalla commissione tributaria, a cui spetta sempre il potere di disapplicare il regolamento e la delibera ritenuta illegittima (articolo 7 del Dlgs 546/1992). La questione non cambia se il contribuente ha pagato in base alla delibera tardiva, perché, ad esempio, è ancora pubblicata sul sito web del Comune. In questa ipotesi il contribuente potrà chiedere il rimborso, e lo potrà fare entro cinque anni dalla data di versamento (si veda Il Quotidiano degli enti locali e della Pa del 15 dicembre). Lato Comune, questa forse è la soluzione auspicabile, perché se il contribuente ha pagato il saldo, si potrebbero far salvi gli equilibri di bilancio, e si sposterebbe il problema della minore entrata nel 2016 ed in parte anche negli anni futuri, i cui bilanci però dovranno prevedere congrui capitoli per i rimborsi.


© RIPRODUZIONE RISERVATA