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Tassa sui rifiuti, Confartigianato: all'aumento tariffario non corrisponde la qualità dei servizi

di Mauro Calabrese

Di pari passo con le altre voci di costi “ambientali”, come le tariffe dell’energia, del gas e dell’acqua, in Italia le tariffe del servizio di raccolta dei rifiuti sono cresciute di gran lunga più dell’andamento del costo della vita indicato dal tasso di inflazione, crescita cui non ha, però, fatto seguito un pari miglioramento nella qualità del servizio e neppure una crescita della redditività delle aziende municipalizzate.

Il rapporto

I dati che emergono dalla pubblicazione, lo scorso 2 dicembre, del rapporto annuale di Confartigianato sull’andamento delle tariffe del servizio di raccolta dei rifiuti, fotografano una situazione in Italia in cui la tasse sui rifiuti sono cresciute, mediamente, nel corso degli ultimi cinque anni, di circa il 22,6%, a fronte di un dato dell’inflazione che registra un aumento dell’indice dei prezzi al consumo dell’8%. Anche dal confronto con i dati provenienti dai paesi dell’Eurozona, emerge un impietoso paragone per il nostro Paese, in cui il costo medio del servizio ha subito un aumento del 12,8% superiore alla media dei rincari riscontrata in Europa.

I costi
Dalle rilevazioni operate dall’Ente di rappresentanza degli artigiani e delle piccole imprese, emerge che, nel solo anno 2014, le famiglie e le imprese italiane hanno versato per il servizio di igiene urbana, mediamente, un importo pro capite di 168,14 euro, per un ammontare complessivo di 10,2 miliardi di euro, con un’irrefrenabile impennata dei rincari negli ultimi quattro anni, fino al 12,5%, nove volte e mezzo in più della crescita dell’inflazione. Basti dire che nel medesimo periodo, nell’Eurozona, la media dei rincari non ha superato il 5,1%.

La qualità
Con una proporzione inversa, recita il rapporto, laddove le tariffe sono cresciute di più, è possibile riscontrare i più scarsi livelli di qualità ed efficienza del servizio. In particolare nel Lazio, prima classificata delle Regioni con le tariffe più alte con 214 euro di costi per abitante, superiore del 27,3% rispetto alla media nazionale, dove, però, più alta è anche la percezione della sporcizia delle strade.
Nella classifica delle Regioni più costose, al secondo posto si posiziona la Liguria, con 211,75 euro per abitante (25,9% in più rispetto alla media nazionale), quindi seguono la Toscana con 208,25 euro/abitante (23,9% più della media), la Campania con 205,02 euro/abitante (superiore del 21,9% rispetto alla media italiana), l’Umbria con 190,23 euro pro capite (+13,1%) e la Sardegna con 188,90 euro per abitante (+12,3% rispetto alla media nazionale). L’ultimo posto della classifica, come Regione meno cara del Paese, è occupato dal Molise, con solo 123,12 pro capite per il servizio di igiene urbana.

Qualità e bilanci
Che gli alti costi non siano automaticamente fonte di alta efficienza e qualità del servizio è, del resto, testimoniato dal comportamento di alcune delle Regioni più virtuose in termini di costi, come il Trentino Alto Adige, con un costo di 128,60 euro pro capite, e il Friuli Venezia Giulia, con un costo per abitante di 127,92 euro, che, insieme alla Basilicata, presentano un dato del 100% delle società di gestione del servizio che dichiarano un utile di bilancio.
Secondo il monitoraggio compiuto da Confartigianato relativamente ai conti e ai risultati di esercizio delle 376 società partecipate dalle Amministrazioni locali che operano nella gestione dei rifiuti, il 64,3% mostra un utile di bilancio, il 17,2% è in pareggio e il 18,5% risulta in perdita. Dopo le tre regioni più efficienti, nella classifica della redditività seguono l’Emilia Romagna, con una quota di società in utile pari all’83,3% del totale, la Puglia con l’80% e il Piemonte con il 75%.

Le perdite
Ancora una volta, tra le Regioni più indietro nell’efficienza della gestione del servizio, si posizione il Lazio, dove ben il 46,2% delle aziende municipalizzate risulta in perdita, seguito dall’Abruzzo con il 44,4%, e superato, in peggio, soltanto dalla Calabria, dove la considerevole quota del 66,7% delle gestioni presenta un rosso di bilancio.


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