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Tarsu, cartella impugnabile se si prova di aver lasciato l'immobile

di Paola Rossi

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La Corte di cassazione, con la sentenza n. 24577/15 depositata ieri, ha stigmatizzato il comportamento del Comune - come ente impositore in materia di Tarsu - nel caso della mancata denuncia di variazione da parte del contribuente e l'esercizio della pretesa fiscale senza contare la vera finalità dell'adempimento da parte del contribuente e la possibilità di questi di impugnare l'atto impositivo entro sei mesi dalla notifica.

La questione
Sbaglia il Comune che agisce in giudizio, per ottenere il pagamento della Tarsu, senza tener conto di aver avuto comunque notizia della cessazione dell'occupazione dell'immobile: pure attraverso una precedente istanza di autotutela che ha prodotto l'annullamento di una cartella di pagamento anche se relativa ad altra annualità. Ma sbaglia anche il giudice che interpreta l'assenza della denuncia di variazione come ostacolo insormontabile per il contribuente di fronte all'ente impositore.
Nonostante l'omissione dell'adempimento il tributo non è dovuto se attraverso prove di fatto si dimostra l'effettiva variazione o l'effettivo pagamento da parte di chi è subentrato nell'immobile. Questi alcuni aspetti salienti della sentenza n. 24577/ 15 depositata ieri dalla Corte di cassazione, che ha deciso senza rinvio nel merito la questione, affermando inoltre, che comunque sia il contribuente ha sei mesi di tempo per impugnare l'atto impositivo e produrre tardivamente la variazione. E che, cosa più importante, la tassa non è comunque dovuta per gli anni successivi a quello della cessazione della detenzione del bene.

Conseguenze sanabili della mancata denuncia di variazione
La mancata denuncia tempestiva della variazione fa perdere il diritto all'abbuono della tassa per il successivo bimestre, ma non impone ad libitum la debenza del tributo al di là dell'annualità della cessata occupazione. Infatti, viene meno la pretesa tributaria se entro sei mesi dalla notifica viene impugnata la cartella di pagamento e il contribuente fornisce prova dell'avvenuta variazione. Ed è qui una delle interpretazioni più importanti fornite dalla sentenza: l'obbligo della denuncia assolve a consentire con certezza l'individuazione da aprte dell'ente impositore dell'esatto obbligato a pagare il tributo. Ciò in armonia con l'articolo 64 del Dlgs 507/1993 che dispone che il tributo non è dovuto per le annualità successive se l'utente che ha prodotto la denuncia «tardiva» di cessazione dimostri di non aver continuato l'occupazione o la detezione dei locali o che la tassa sia stata assolta dal nuovo utente a seguito di denuncia o in sede di recupero d'ufficio.



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