osservatorio anci-ifel

Manovra, i sindaci chiedono certezze sulla programmazione pluriennale e una distribuzione «equa» degli spazi finanziari

di Matteo Valerio (*)

I nuovi saldi di finanza chiamati dal 2016 a sostituire le regole del Patto di stabilità interno faranno senza dubbio da spinta, dopo anni di immobilismo forzato, alla ripresa degli investimenti da parte dei Comuni. Ma, secondo l'Anci, sono ancora necessari alcuni correttivi alle nuove regole di finanza, per raggiungere e centrare in pieno l'obiettivo della ripresa e della crescita.
Lo afferma una nota redatta dal Dipartimento per la Finanza locale di Ifel, all'interno della quale vengono esposti in modo dettagliato i principali emendamenti presentati dall'Associazione dei Comuni alla Legge di stabilità.
Fra questi, appunto, quelli relativi ai nuovi saldi di finanza, finalizzati principalmente a favorire la programmazione pluriennale degli investimenti e a garantire una equa distribuzione degli spazi finanziari che andranno a liberarsi a favore di tutti i Comuni, con un riferimento particolare a quelli più piccoli.

La valutazione del Ddl
Nelle premesse, la nota riconosce che «il disegno di legge di stabilità 2016 presentato dal Governo alle Camere, in netta controtendenza rispetto alle manovre degli ultimi anni, si caratterizza per una riduzione generalizzata del carico fiscale, per la piena compensazione dei minori gettiti che deriveranno dal riassetto del prelievo immobiliare e sottende una ripresa della competitività e dello sviluppo che viene agevolata attraverso una manovra espansiva sul lato degli investimenti comunali. E proprio per sostenere la domanda interna e far ripartire la spesa in opere pubbliche, bloccata per anni da un meccanismo perverso che vietava agli enti locali e alle Regioni l'utilizzo degli avanzi in cassa, pena il mancato rispetto del patto di stabilità, la manovra per il 2016 sblocca tali risorse grazie al nuovo saldo finanziario, le cui componenti si basano solo sul saldo di competenza finale e non più sulla contabilità di cassa. Sarà infatti il saldo tra le entrate finali e le uscite finali il nuovo vincolo di finanza pubblica che manderà in soffitta il patto di stabilità interno, liberando in tal modo risorse da investire sul territorio».

Ulteriori interventi
Se però l'obiettivo è anche quello di mettere i Comuni nelle condizioni di «gestire con certezza di risorse e stabilità normativa le criticità gestionali che si sono acuite con il passaggio al nuovo sistema contabile», fa notare Ifel, allora sono necessari alcuni interventi ulteriori.
Innanzitutto va reso «strutturale l'inserimento del fondo pluriennale vincolato, sia in entrata che in uscita, nel nuovo saldo di bilancio, inserimento che è attualmente valido solo per il 2016, con l'obiettivo prioritario di valorizzare la programmazione pluriennale delle spese per investimenti». Serve inoltre che vengano confermati i «meccanismi nazionali di regolazione degli spazi finanziari» inseriti al Senato su richiesta dell'Anci, con l'obiettivo di «ridurre l'incidenza del fenomeno degli obiettivi extra-saldo (c.d. overshooting) e garantire maggiore efficienza nella redistribuzione degli spazi finanziari attraverso il riequilibrio tra enti in deficit ed enti con eccesso di spazi". Con il medesimo fine, l'Associazione ha proposto anche l'introduzione di "un criterio di priorità basato sull'esistenza di avanzi di amministrazione eccedenti il fondo pluriennale vincolato accantonato in entrata e valido ai fini del saldo di competenza».
Un sistema che garantisca l'equa redistribuzione degli spazi finanziari utili per rilanciare gli investimenti va introdotto anche a vantaggio dei Comuni fino a 1.000 abitanti e di quelli nati da fusione a partire dal 2011: si tratta di enti che fino a ora venivano esclusi dal Patto di stabilità interno, ma che dal prossimo anno saranno assoggettati come tutti gli altri al rispetto dei nuovi saldi finanziari. In questo caso, il meccanismo di redistribuzione invocato dall'Anci riguarda gli eventuali spazi ceduti dalle Regioni, che dovrebbero essere utilizzati «prioritariamente per soddisfare le istanze avanzate da tali enti", senza al contempo escludere la possibilità di destinare "spazi nazionali a favore del medesimo obiettivo».

(*) Ufficio stampa Anci


© RIPRODUZIONE RISERVATA