Home  › Fisco e contabilità

La manovra taglia gli sconti Imu/Tasi di tutti i comodati, anche quelli ai disabili

di Pasquale Mirto

Q
E
L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La "nuova" agevolazione prevista per le abitazioni concesse in comodato, in realtà è una pesante penalizzazione per tutti i casi di assimilazione già operati dai Comuni nel 2015. Peraltro, non sembra che il legislatore si muova con coerenza, perché nel giro di pochi anni si è riuscito a complicare un'agevolazione che in Ici si applicava da molti anni senza particolari problemi. Ma andiamo in ordine.

Dall'Ici all'Imu
Nell'Ici i Comuni avevano la facoltà di disporre con regolamento l'assimilazione delle abitazioni date in comodato a parenti in linea retta o collaterale, stabilendo il grado di parentela. Pertanto le abitazioni assimilate sono state esenti da Ici dal 2008 al 2011. Con l'introduzione dell'Imu, l'agevolazione è venuta meno, ma nel 2013, con il Dl n. 102/2013 è stata reintrodotta la possibilità di ripristinare l'assimilazione, ma solo a decorrere dal secondo semestre 2013. L'assimilazione doveva essere regolamentata dal Comune e comunque in presenza di più abitazioni date in comodato, e spettava solo per un fabbricato. Il Governo ha anche erogato ai Comuni, per il solo 2013, un contributo di 18,5 milioni di euro.

I vincoli 2014
Nel 2014 le regole cambiano ancora, perché il Comune può disporre l'assimilazione scegliendo una delle due alternative stabilite dalla legge. L'assimilazione può essere disposta o limitatamente alla quota di rendita catastale non eccedente i 500 euro o nel caso in cui il comodatario appartenga a un nucleo famigliare con Isee non superiore a 15mila euro annui. L'assimilazione limitata ai primi 500 euro è risultata però cervellotica. Infatti, lo stesso fabbricato è considerato come abitazione principale fino a 500 euro, ed è quindi esente da Imu ma soggetto a Tasi, mentre è abitazione a disposizione per la parte eccedente i 500 euro e come tale soggetto a Imu, con aliquota ordinaria, ma anche eventualmente a Tasi, se il Comune l'ha prevista per gli altri immobili. Il comodatario poi, è chiamato a corrispondere una quota di Tasi come abitazione principale e una quota di Tasi come detentore di altro immobile.

Sconti addio
Ma in fatto di incoerenze il disegno di legge di stabilità 2016 sembra battere due a zero la normativa attuale. Nella bozza "bollinata" erano previsti due emendamenti separati, che introducevano al secondo comma dell'articolo 13 del Dl n. 201/2011 le lettere d-bis) e d-ter), la prima con riferimento ai comodati "ordinari" e la seconda per i comodati a disabili. Nel disegno di legge approvato invece compare un unico comma, che nella prima parte prevede l'assimilazione per legge all'abitazione principale dei fabbricati concessi in comodato registrato a parenti in linea retta di primo grado che però non devono possedere altro immobile a uso abitativo (in piena proprietà, ma anche allo 0,01%) e a condizione che il proprietario comodante abbia utilizzato il medesimo immobile nel 2015 come propria abitazione. Quindi l'esenzione opererà solo se il soggetto proprietario dell'abitazione principale nel 2015 va ad abitare in affitto, dando la sua casa al parente. Se poi, un giorno, eredita lo 0,1% della casa di un lontano parente a mille chilometri di distanza, l'esenzione non opererà più. Queste stesse condizioni si applicano «anche» ai casi in cui l'immobile è concesso in comodato a parenti disabili entro il secondo grado sia in linea retta sia in linea collaterale. Ma la vera beffa sta nel fatto che il "vecchio" comodato previsto dal Comune è stato abrogato e in tutte queste abitazione pagheranno una pesante Imu nel 2016.


© RIPRODUZIONE RISERVATA