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Imposta sulla pubblicità, rischio valutazioni discrezionali

di Alessandro Merciari - Rubrica a cura di Anutel

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Prendendo spunto da una sentenza della commissione tributaria di Verona del 16 giugno 2015, si riflette sulle oggettive difficoltà che si incontrano nel valutare ai fini impositivi i messaggi pubblicitari diffusi nell'ambito di un'attività economica.

Il rischio di interpretazioni arbitrarie
Per una corretta gestione dell'entrata è necessario attivare dei ragionamenti spesso basati su valutazioni soggettive, con il conseguente rischio di adottare interpretazioni discrezionali. L'attribuire significati e finalità differenti ai mezzi reclamistici utilizzati comporta l'applicazione o meno dell'imposta, e questo, molte volte, dipende dalle interpretazioni che il funzionario del Comune adotta nell'analizzare i singoli casi.
Di fronte a un contesto di esposizioni pubblicitarie occorre innanzitutto individuare l'oggettiva volontà di diffondere un messaggio e le prime domande da porsi sono: quali le motivazioni che hanno indotto il titolare dell'attività a esporre un determinato mezzo pubblicitario? Ciò che viene rappresentato svolge funzione di richiamo all'occhio distratto del passante? Esiste relazione tra ciò che viene esposto e l'attività esercitata?

La norma
In base al Dlgs 507/1993, per l'applicazione dell'imposta sono rilevanti tutti i messaggi mirati sia a promuovere la domanda di beni o servizi, sia a migliorare l'immagine dell'attività. È evidente, quindi, come rientrino nell'ambio applicativo dell'imposta una molteplicità di tipologie di "mezzi" e di "metodi" di diffusione pubblicitaria. Non è necessario individuare un cartello o una scritta con uno slogan che promuova l'attività economica, ma è sufficiente qualunque strumento idoneo a diffondere un messaggio, come per esempio l'esposizione di un colore, di un disegno o di un'immagine.
Come se non bastasse, una volta valutato cosa rientra nell'ambito applicativo dell'imposta occorre fare una seconda importante valutazione, ovvero se quello che abbiamo identificato ha anche i requisiti per essere definito insegna d'esercizio; anche in questo caso i margini di soggettività e discrezionalità sono molto elevati e le conseguenze sull'applicazione dell'imposta sono rilevanti.

Doppio binario
Come nel caso valutato dalla commissione tributaria di Verona, dove è stato messo a nudo proprio il limite che caratterizza la gestione di questa particolare imposta: il Comune aveva valutato come insegne d'esercizio alcune scritte che promuovevano l'attività, mentre la commissione, fornendo anch'essa una interpretazione basata su valutazioni soggettive, valutava le stesse come mezzi pubblicitari, spiegando che avendo un contenuto generico non potevano svolgere la funzione specifica di individuare l'attività svolta.
Di fronte ai medesimi "oggetti tributari" vengono quindi date due valutazioni differenti, comportando due diverse applicazioni dell'imposta.


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