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Imu agricola, sui pagamenti 2015 c'è ancora l'incognita del Tar Lazio

di Giuseppe Debenedetto

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Mancano 20 giorni alla scadenza del saldo Imu e non è ancora arrivato il responso del Tar Lazio sulla legittimità dell'elenco Istat, cioè della nuova mappatura dei Comuni prevista dal Dl 4/2015 per il pagamento dell'Imu per i terreni agricoli. Resta quindi ancora un ultimo tassello per chiudere il 2015, prima di passare al regime di sostanziale esonero previsto dalla legge di stabilità 2016.

Una lunga storia
Le difficoltà applicative causate dalle modifiche intervenute tra la fine del 2014 e l'inizio del 2015 hanno imposto al legislatore di rinviare al 30 ottobre la scadenza per il pagamento dell'acconto 2015, paradossalmente prima dell'udienza di merito già fissata dal Tar Lazio per il 4 novembre. Peraltro il percorso giudiziario è stato innescato da ben dieci ricorsi e, dopo la fase cautelare, è giunto alla prima udienza di merito il 17 giugno 2015. A distanza di un mese, precisamente il 20 luglio, sono uscite le prime due pronunce di improcedibilità (sentenze n. 9878 e n. 9882) relative a Comuni esclusi dalla tassazione che quindi avevano rinunciato alla battaglia. Poco dopo, il 4 agosto, il Tar Lazio ha depositato altre sette sentenze: due non definitive (n. 10606 e n. 10630) che rinviano all'udienza del 4 novembre e cinque pronunce di improcedibilità perché era stato impugnato il Dm del 28 novembre 2014, non più vigente in quanto sostituito dall'articolo 1 del Dl 4/2015. Restano quindi ancora in piedi tre ricorsi (di cui uno per motivi aggiunti), con due sentenze non definitive che mettono comunque qualche punto fermo sulla vicenda, in particolare sul controverso elenco dei Comuni montani e parzialmente montani predisposto dall'Istat, al quale rinvia l'articolo 1 del Dl 4/2015. Si tratta di un rinvio a un elenco suscettibile di essere modificato periodicamente, avente natura provvedimentale e quindi impugnabile davanti al Tar.

Le incongruenze
In sede di giudizio l'Istat ha spiegato che la classificazione non è imputabile all'Istituto ma è stata formulata fino al 1990 dalla Commissione censuaria centrale operante presso il ministero delle Finanze ai sensi della legge 991/1952 e poi aggiornata dall'Uncem (Unione Nazionale dei Comuni e delle Comunità Montane), ora confluita nell'Anci, nell'ambito delle attività connesse al monitoraggio delle comunità montane. Non si capisce però perché ci sono Comuni totalmente montani a fronte di altri, ubicati ad altezza più elevata, invece classificati come parzialmente montani.

L'indagine dei giudici amministrativi
Il Tar Lazio ha deciso quindi di acquisire una dettagliata relazione congiunta (Istat, Presidenza del Consiglio e Ministero dell'Economia) per chiarire con quali criteri è stata redatta la classificazione, con particolare riferimento ai Comuni ricorrenti. L'adempimento è stato effettuato il 4 settembre al fine di consentire ai giudici di prendere una decisione definitiva per l'udienza del 4 novembre. Al momento però non si sa ancora nulla e si corre il rischio di versare il saldo prima del responso del Tar Lazio, che potrebbe dichiarare illegittimo l'elenco Istat. In tal caso sarebbe inevitabile la corsa dei contribuenti per richiedere il rimborso di quanto indebitamente pagato (acconto e saldo) e si manderebbero in tilt diversi uffici tributi, specie quelli dei comuni ad alta vocazione agricola. L'ennesimo caos che occorrerebbe necessariamente evitare, peraltro in un contesto già caratterizzato da confusione ed incertezza.


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