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Per la rinegoziazione dei mutui adesione entro oggi

di Gianni Trovati

Comuni, Città metropolitane e Province avranno tempo fino alle 13 di oggi per aderire alla rinegoziazione dei mutui avviata nelle scorse settimane dalla Cassa depositi e prestiti, mentre il termine per la ricezione della documentazione in originale si sposta al 30 novembre. La mini-proroga arriva per andare incontro alle tante richieste da parte degli enti locali, anche se in questo caso non c'è l'inciampo normativo (prodotto dai ritardi nell'approvazione del decreto enti locali) che a luglio aveva costretto più volte la Cassa a ritoccare le scadenze della scorsa tranche di rinegoziazioni. I nuovi tempi supplementari, spiega la Cdp, sono dovuti alle tante richieste arrivate dalle amministrazioni locali.

Partita da chiudere a novembre
Le stesse esigenze degli enti locali hanno però imposto che il rinvio fosse "mini", per armonizzarlo con le scadenze in calendario nella gestione dei conti locali. Proprio in virtù del decreto enti locali (articolo 7, comma 2 del Dl 78/2015), infatti, i risparmi prodotti dalla revisione dei contratti possono essere impiegati anche a copertura della spesa corrente. Per farlo, però, occorre completare l'operazione entro il 30 novembre, data dopo la quale i bilanci 2015 non possono più essere modificati.

Per le Città «bonus» al 100% sui cofinanziamenti Ue
Sempre in fatto di conti locali, buone notizie per le Città metropolitane arrivano dalla versione definitiva sul decreto che distribuisce i 462 milioni di spazi finanziari per i cofinanziamenti dei progetti Ue. Un ulteriore correttivo ha infatti permesso di coprire al 100% le richieste delle Città metropolitane, guidate da Firenze che ottiene quindi 32,2 milioni di euro, mentre a Torino ne arrivano 9,2 e a Genova 5,3. In tutto, i sindaci ottengono quindi dal provvedimento tutti i 54,4 milioni che hanno chiesto, mentre alle Regioni arrivano in termini di pagamenti 408 milioni, cioè il 23,73% delle richieste (guardando agli impegni il tasso di "copertura" sale al 30,41%). Proprio la distanza fra i fondi disponibili e le istanze arrivate dalle Regioni, che all'inizio avevano sfiorato i 3 miliardi di euro, ha imposto una lunga trattativa sulla redistribuzione degli spazi finanziari, resi disponibili da un bando sulle frequenze digitali previsto dalla legge di stabilità 2014. Alla fine si è scelto di privilegiare le Città, che, essendo titolari di richieste più leggere, sono state soddisfatte senza cambiare troppo la situazione delle Regioni. Gli spazi finanziari servono a liberare i cofinanziamenti locali sui progetti Ue sia della programmazione 2007/2013 sia di quella 2014/2020.


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