Home  › Fisco e contabilità

Sulle spese per immigrazione in bilancio timida apertura di Bruxelles all'Italia

di Paolo Canaparo

Q
E
L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Sul documento programmatico di bilancio per il 2016 presentato dall'Italia a metà ottobre, lunedì scorso la Commissione europea si è limitata ad assumere l'impegno di effettuare una valutazione finale del rispetto delle condizioni e degli importi ammissibili per il riconoscimento della flessibilità di bilancio in ragione delle spese sostenute per l'accoglienza dei rifugiati.
È un'apertura, peraltro molto timida, alla richiesta formulata ufficialmente dal Governo italiano di riconoscere la natura eccezionale dei costi relativi all'accoglienza e al salvataggio degli immigrati e, più in generale, l'impatto economico e finanziario di questo fenomeno, anche per il calcolo dell'indebitamento strutturale.

Eccezionalità e inderogabilità delle spese
Gli Stati membri, in base all'articolo 6 del regolamento (Ue) n. 473/2013, sono tenuti a trasmettere ogni anno alla Commissione e all'Eurogruppo, entro il 15 ottobre, un documento programmatico che illustri i principali aspetti della situazione di bilancio delle amministrazioni pubbliche e dei relativi sotto-settori per l'anno successivo.
Nel suo documento, tra l'altro, il Governo italiano ha evidenziato come la necessità di organizzare il sistema di accoglienza in modo tale da rispondere in maniera tempestiva all'arrivo contemporaneo di numeri elevati di rifugiati richieda un sempre maggiore impegno finanziario e organizzativo per tutti i livelli di governo. Ha evidenziato come il piano operativo nazionale per fronteggiare il flusso straordinario di cittadini extracomunitari, approvato a luglio 2014 in condivisione con le Regioni e gli enti locali, ha individuato il potenziamento degli apparati amministrativi delle questure per velocizzare le procedure di identificazione e di richiesta di asilo, il rafforzamento delle commissioni territoriali per accelerare i tempi di esame delle richieste di protezione internazionale, l'ampliamento dei posti di accoglienza disponibili nelle strutture governative, prendendo anche atto della necessità di assicurare una transizione agevole tra servizi di prima e di seconda assistenza.

I costi sostenuti
L'attivazione e la gestione di un tale articolato sistema di accoglienza in grado di far fronte alla pressione registrata ha comportato uno sforzo di bilancio rilevante, quantificato dal Governo in 3 miliardi e 206 milioni per il 2015 e in 3 miliardi e 190 milioni per il 2016.
La ricostruzione puntuale della spesa impiegata per l'accoglienza dei migranti e il soccorso è complessa, data la pluralità degli attori coinvolti.
Il Governo ha presentato alcuni dati significativi, spiegando che la gestione attuale dell'accoglienza fa capo principalmente al ministero dell'Interno, con il contributo fino al 2014 del ministero del lavoro e delle politiche sociali per quanto attiene i minori stranieri non accompagnati. Il soccorso in mare vede impegnati oltre ai corpi militari, gli uomini e i mezzi delle capitanerie di porto e della guardia di finanza.
Le risorse finanziarie complessivamente necessarie ad affrontare le circostanze eccezionali dell'afflusso di immigrati sul territorio italiano sono quasi interamente a carico del bilancio statale. Nel 2015 sono stimate in oltre 3,3 miliardi di euro, di cui circa 3 miliardi per spese di natura corrente. La spesa in conto capitale è aumentata nel corso degli anni a fronte della necessità di ampliare i posti disponibili nelle strutture di accoglienza e di provvedere alla manutenzione e al rinnovo dei mezzi necessari alle operazioni di soccorso.

La tipologia di spesa
La quota più significativa della spesa riguarda le strutture di accoglienza (in genere oltre il 50% del totale) e in secondo luogo i soccorsi in mare (tra 25 e 30%). Queste spese derivano in larga parte della posizione geografica dell'Italia, considerata prevalentemente luogo di transito dai migranti e non destinazione finale. Si tratta quindi di costi connessi alla sorveglianza della frontiera comune europea e alla primissima accoglienza. Non vanno trascurati, inoltre, i costi derivanti dalle cure ricevute nel servizio sanitario nazionale e dall'istruzione per i migranti che entrano per la prima volta nel sistema scolastico. A questo si devono aggiungere gli oneri indiretti, non calcolabili, dell'integrazione complessiva degli immigrati nel tessuto economico e sociale del paese.
In confronto con la media del periodo 2011-2013, gli oneri sono più che raddoppiati nel 2014 e sono quasi triplicati nel 2015. Tale andamento è confermato anche esaminando la spesa al netto dei contributi dell'Unione europea, derivante da fondi quali quello per le frontiere esterne, per l'integrazione dei cittadini di paesi terzi, per i rifugiati e per i rimpatri. Il differenziale tra la spesa al netto dei contributi Ue sostenuta negli anni 2011-2012 e negli anni in cui si è manifestata l'emergenza umanitaria è pari, in termini cumulativi, a circa 4 miliardi di auro. Le risorse disponibili in bilancio per i prossimi anni consentono di sostenere un livello di intervento paragonabile a quello del 2015 (scenario costante). Nella prospettiva dell'acuirsi della crisi si determinerebbe l'esigenza naturale di reperire ulteriori fondi. Nell'ipotesi di una crescita delle presenze nelle strutture di accoglienza nei prossimi due anni pari a quella rilevata tra il 2014 e 2015 la spesa ammonterebbe a poco meno di 4 miliardi nel 2016.

La richiesta all'Ue
Considerato il Governo ha chiesto che il drastico aumento della spesa per i migranti che abbiamo dovuto sostenere negli ultimi anni venga considerato un evento eccezionale, in base all'articolo 5.1 e all'articolo 6.3 del Regolamento CE 1466/97, nonché all'articolo 3 del "Fiscal compact", per consentire la deviazione temporanea dall'obiettivo di bilancio di medio termine indicato dalle autorità comunitarie. Ora la Commissione valuterà la sussistenza dell'eccezionalità che legittima la deviazione e gli importi di spesa ammissibili.


© RIPRODUZIONE RISERVATA