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Riscossione, prescrizione decennale con sentenza definitiva

di Pasquale Mirto

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Nuovo intervento sui termini entro i quali i Comuni devono attivare la riscossione coattiva, tramite ingiunzione di pagamento o ruolo: la Corte di Cassazione, con sentenza 30 ottobre 2015 n. 22249, distingue a seconda che l'atto da riscuotere coattivamente sia stato o meno oggetto d'impugnazione.
Nel primo caso opera un termine decadenziale e la norma di riferimento è oggi l'articolo 1, comma 163 della legge n. 296/2006, il quale dispone che nel caso di riscossione coattiva dei tributi locali il relativo titolo esecutivo deve essere notificato al contribuente, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l'accertamento è divenuto definitivo.
Nella sentenza n. 22249/2015 si chiarisce che tale procedura, prevista a pena di decadenza, trova applicazione esclusivamente nel caso di mancata impugnazione dell'atto di accertamento comunale.
Nel caso in cui, invece, la pretesa comunale è confermata da una sentenza passata in giudicato, non sono più applicabili i termini di decadenza che scandiscono i tempi dell'azione amministrativa, ma solo il termine di prescrizione ordinaria decennale.

La riscossione in base a sentenza definitiva
La sentenza in commento in realtà si pone su un solco interpretativo consolidato, tracciato inizialmente dalla Cassazione, sezioni unite, n. 25790/2009, battuto poi da altre sentenze, come la n. 8380/2013 che ha ribadito che la riscossione delle somme conseguenti al passaggio in giudicato delle sentenze che hanno definito il giudizio, sancendo la debenza del tributo, non è soggetta a decadenza alcuna, ma unicamente alla prescrizione. Non si è difatti in presenza di un'attività esecutiva dell'atto amministrativo di accertamento, perché manca il presupposto correlato al fatto di essere l'accertamento medesimo divenuto definitivo per mancata contestazione.
Il provvedimento del giudice che definisce la lite sull'accertamento, anche quando si limiti a riconoscere la legittimità dell'atto impositivo contestato, conferisce a questo il crisma della verifica giurisdizionale e gli effetti del giudicato non possono essere assimilati a quelli della mera acquiescenza amministrativa. In tal caso, invero, «il titolo della pretesa tributaria non è più l'atto, ma la sentenza che ne ha confermato la legittimità pronunciando sul rapporto. Sicché è la sentenza, non l'atto, che viene ad avere successiva esecuzione».

La riscossione in pendenza di giudizio
Se il problema della riscossione in base a sentenza definitiva è risolto altrettanto non può dirsi per quello relativo alla riscossione in pendenza di giudizio. In particolare il dubbio riguarda la possibilità di applicare anche per i tributi comunali la riscossione frazionata nei modi stabiliti dall'articolo 68 del Dlgs n. 546/1992, tema questo su cui si registrano pronunce della Corte di Cassazione contrastanti, sicché la questione necessita ormai di essere vagliata dalle sezioni unite.
Nella sentenza n. 14821/2010 la Corte aveva ritenuto che una cartella esattoriale emessa per l'intero importo preteso con l'atto di accertamento è legittima anche ove esista procedimento tributario pendente; unico limite è costituto dalla concreta esigibilità della cartella in dipendenza delle decisioni intervenute nell'ambito del giudizio di merito, che non possono eccedere le percentuali scandite dal predetto articolo 68 (conforme anche Cassazione n. 6921/2013).
Nella sentenza n. 2199/2012 si fornisce, invece, un'interpretazione diametralmente opposta, rilevando che il Comune è legittimato a iscrivere a ruolo l'intero importo dell'avviso, mentre il contribuente può chiedere il rimborso di quanto pagato in pendenza di giudizio solo al passaggio in giudicato della sentenza. Secondo la Cassazione, infatti, l'articolo 68 riguardante il pagamento dei tributi in pendenza del processo, facendo riferimento ai soli «casi in cui è prevista la riscossione frazionata del tributo», non si applica all'Ici, in quanto per tale tributo non trova applicazione questo tipo di riscossione. Di analogo tenore anche la recente sentenza n. 19015/2015.


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