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Contabilità economica e patrimoniale: il piano dei conti integrato

di Daniele Lanza (*) - Rubrica a cura di Anutel

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Gli enti locali dal primo gennaio prossimo sono chiamati ad adottare la contabilità economico-patrimoniale come strumento di reporting degli accadimenti aziendali registrati in contabilità finanziaria e non solo. Lo strumento di raccordo tra le due contabilità è il piano dei conti integrato. Compito del presente elaborato è l'analisi delle diverse peculiarità proprie di quest'importante strumento contabile.

Il piano dei conti integrato
Il piano dei conti integrato, per gli enti territoriali, trova fondamento nell'articolo 4 del Dlgs n. 118 del 23 giugno 2011 ed esplicitato nell'allegato 6 del medesimo decreto.
Secondo quanto disposto dall'articolo 157 del Tuel, gli enti locali garantiscono la rilevazione unitaria dei fatti della gestione attraverso l'adozione di detto piano integrato dei conti, articolato in piano finanziario, economico e patrimoniale.
Seguendo la lettura del presentato articolo del Tuel, il livello minimo d'articolazione del piano dei conti finanziario, ai fini del raccordo con i capitoli e gli articoli del piano esecutivo di gestione, è costituito almeno dal quarto livello con peculiarità proprie tra poste di bilancio di entrata e di spesa.
A detto piano, si affianca il piano dei conti economico-patrimoniale, proprio dell'allegato 6/2 e 6/3 del richiamato decreto legislativo n. 118/2011. Il piano dei conti economico risulta essere una rappresentazione a sei livelli delle poste di ricavo e di costo. Il piano dei conti patrimoniale è composto da uno schema a sette livelli volto alla individuazione delle poste patrimoniali da movimentare.

Contabilità più trasparente
Questo strumento contabile ha il compito di recepire le scritture finanziarie e incrementare contestualmente quelle economico-patrimoniali redatte secondo il metodo della partita semplice o della partita doppia come nel principio contabile applicato presentato.
Tale elaborazione, trova migliore rappresentazione con quanto introdotto dal principio contabile applicato concernete la contabilità finanziaria che obbliga la registrazione in contabilità finanziaria dei fatti aziendali anche se non producono flussi monetari diretti pur avendo incidenza economico-patrimoniale.
Dall'analisi della matrice di correlazione, che pone in relazione codici finanziari, economici e patrimoniali, si nota una sovrapposizione totale tra la posta di entrata/spesa e di costo/ricavo e una assonanza di codici tra la grandezza economica e patrimoniale necessaria alla funzione migratoria che il piano dei conti, nel suo complesso, deve assolvere tra le due diverse contabilità.
Da quanto esposto, la registrazione finanziaria di un accertamento tributario, per esempio, permette la contestuale iscrizione del ricavo discendente e, a fine esercizio, alla necessaria quantificazione del credito in stato patrimoniale, coincidente con i residui attivi derivanti da detta posta opportunamente rettificati dal fondo svalutazione crediti, ove necessario.
Il piano dei conti integrato è uno strumento di grandi potenzialità e da cui il sistema della pubblica amministrazione nel suo complesso potrà trarne necessariamente beneficio e potrà soddisfare in modo esaustivo le necessità informative che oggi sono richieste a gran voce dai diversi stakeholder, alla sola condizione che gli attori chiamati a utilizzarlo si adoperino fattivamente per conseguire una concreta ed effettiva trasparenza dell'azione amministrativa-contabile atta a permettere un controllo sociale fattivo ed esaustivo.


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