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I ritocchi alla manovra - Niente Tasi ai coniugi separati e fondo da 390 milioni verso l'inclusione nel pareggio di bilancio

di Marco Mobili e Giorgio Pogliotti

Super-ammortamenti fino al 160% per gli investimenti effettuati nel Mezzogiorno. In alternativa e coperture permettendo decontribuzione per i nuovi assunti al Sud a tempo indeterminato al 100% e no al 40% come prevede ora il Ddl stabilità . Soni i perni delle modifiche della maggioranza alla stabilità per sostenere il Sud. Non solo. Oltre a d aumentare al 160% i super-ammortamenti, con un altro emendamento, si chiede di estendere il bonus agli investimenti in software e per i siti web. Nel pacchetto casa, invece, si punta a nuovi sconti per affitti concordati o all'esenzione dalla Tasi per le abitazioni assegnate ai coniugi separati. Mentre sul contante le opposizioni con Sel e Cinque stelle, rafforzate dalla sinistra Pd, fanno muro contro l'aumento all'uso del contante da mille a 3.000 euro. In senso contrario, ossia a chiedere un aumento della soglia ben oltre i tremila euro, sono soprattutto Lega e Forza Italia.

Il primo vaglio
Per la prima scrematura dei 3.500 emendamenti presentati sabato da opposizioni e maggioranza sarà necessario attendere oggi le dichiarazioni di inammissibilità cui farà seguito la formalizzazione delle modifiche proposte dal Governo. Erano attese per ieri, ma come spiega la relatrice Pd Magda Zanoni arriveranno oggi e «saranno comunque su temi nuovi, non ancora presenti nelle proposte di modifica». Intanto delle delle oltre 150 modifiche depositate a Palazzo Chigi dai vari ministeri solo una decina dovrebbe essere tradotta in emendamenti alla stabilità.

Casa e conti locali
Sulla casa gli emendamenti di maggioranza e opposizioni trovano un punto di incontro nell'applicazione di un'aliquota agevolata al 4 per mille se la casa è concessa in affitto a canone concordato. Così come si punterebbe ad escludere il prelievo sull'immobile dato in comodato d'uso a figli e parenti in linea retta. Sempre dal Pd arriva poi la proposta di rendere strutturale al 10%, a partire dal 2018, la cedolare secca sugli affitti. Fra gli emendamenti segnalati del Pd merita attenzione anche quello che include nei calcoli del pareggio di bilancio anche i 390 milioni che saranno dati ai Comuni per far quadrare i conti. Si tratta, in pratica, della replica 2016 del «Fondo Tasi» che è nella sua prima edizione, nel 2014, è stato di 625 milioni, quest'anno si è attestato a 472 milioni e l'anno prossimo sarà, appunto, di 390 milioni. L'inclusione nei calcoli del saldo è importante perché, in pratica, i quasi 2mila Comuni che otterranno una quota del fondo, cioè quelli che nel 2013 hanno alzato le aliquote sull'Imu dell'abitazione principale e quindi hanno ottenuto in questi anni una parte del bonus, avranno un aiuto dai 390 milioni per rispettare i vincoli finanziari.

Più «super-ammortamenti»
Tra le proposte del Pd spicca, come detto, l'aumento al 160% dei super-ammortamenti per gli investimenti in beni strumentali effettuati da imprese che operano nelle regioni dell'obiettivo emergenza (Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Basilicata). Sul tavolo anche la decontribuzione al 100% per le nuove assunzioni al Sud ma le due misure potrebbero essere alternative in funzione della loro compatibilità con i saldi della manovra.

Gli altri correttivi
A sostegno della contrattazione aziendale si segnalano gli emendamenti del capogruppo di Ap e presidente della commissione Lavoro del Senato, Maurizio Sacconi . A partire dall'aumento delle due soglie dei premi di produttività che beneficiano della cedolare secca al 10%, portando il tetto originario di 2mila e 2.500 euro (in caso di costituzione di commissioni paritetiche aziendali), rispettivamente a 5.500 e 6mila euro, per tornare ai livelli del 2011. L'altro emendamento serve a definire in modo certo come non concorrenti alla formazione del reddito dei lavoratori- quindi non tassabili - le prestazioni sociali a qualsiasi titolo erogate dall'impresa, direttamente o tramite voucher. Mentre sul pubblico impiego Sacconi chiede che i dipendenti pubblici - attraverso le Rsu e i sindacati più rappresentativi - possano essere coinvolti nei processi di riorganizzazione e di spending review, beneficiando di premi commisurati ai risultati.


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