Home  › Fisco e contabilità

Bankitalia: «Sulla conversione delle vecchie lire servono approfondimenti»

di Gianni Trovati

Fra il 2002 e il 6 dicembre 2011 le lire uscite di scena sono state trasformate in più di 63 miliardi di euro; quando il decreto Monti ha chiuso le porte alla conversione, «a circa tre mesi dal periodo originariamente concesso», la vecchia moneta ancora in circolazione valeva circa 1,2 miliardi di euro, che sono stati versati al bilancio pubblico nel fondo di ammortamento dei titoli di Stato. Lo ricorda in una nota Bankitalia, che spiega di aver subito avviato «gli approfondimenti necessari per definire le modalità con cui dare esecuzione» alla sentenza 216/2015(su cui si veda Il Quotidiano degli enti locali e della Pa del 6 novembre) con cui la Corte costituzionale ha giudicato illegittimo lo stop alle conversioni lira-euro imposto dal «salva-Italia» di fine 2011. Solo dopo questi «approfondimenti», le richieste saranno «esaminate». La questione poggia proprio sull'incrocio dei termini, ordinari e speciali, ricordati nella nota della Banca centrale. La lira è uscita definitivamente di scena il 28 febbraio 2002, chiuso il periodo di circolazione parallela con l'euro, e da lì è partito il termine decennale entro cui gli italiani avrebbero potuto rivolgersi a Bankitalia per trasformare le lire nella moneta europea. A fine 2011, cioè tre mesi prima della scadenza, il decreto «Monti» ha arruolato anche la vecchia moneta nella battaglia contro la crisi di finanza pubblica, bloccando «con effetto immediato» la possibilità di entrare in Banca d'Italia con le lire in tasca e uscirne con gli euro. La Corte costituzionale, nella sentenza depositata ieri, ha cancellato solo quest'ultima norma, perché violava il «legittimo affidamento» dei cittadini nella stabilità delle richieste della legge. Per l'Unione dei consumatori, come ha dichiarato ieri il segretario Massimiliano Dona, «tutti gli italiani che posseggono ancora il vecchio conio possono ottenere il cambio lira/euro», ma resta da fare i conti con la scadenza ordinaria del febbraio 2012. Lo stesso Marcello Pistilli, l'avvocato della causa al tribunale di Milano che ha portato alla sentenza della Consulta, esclude automatismi. «Senza una nuova legge che riapra i termini - spiega - non sembra possibile ottenere la conversione se non si può dimostrare di averla tentata entro la scadenza ordinaria del 28 febbraio 2012; serve comunque un provvedimento dell'autorità giudiziaria». Stando così le cose, quindi, le strade sembrano due: un intervento del governo, oppure un ritorno in tribunale.


© RIPRODUZIONE RISERVATA