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Vecchi ruoli fino a 2mila euro, in arrivo ai Comuni le lettere di Equitalia con i dati su rottamazione e rimborsi

di Ennio Dina

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Sono in arrivo da un paio di settimane ai Comuni italiani le lettere di Equitalia con cui vengono comunicati i dati relativi alle quote iscritte a ruolo entro il 31 dicembre 2009, oggetto di cancellazione o di discarico automatico ai sensi dei commi da 527 a 529 della legge di stabilità 2013 (legge 228/2012), e viene richiesto il rimborso delle spese sostenute per le procedure esecutive relative ai ruoli in questione.
Le lettere arrivano solo ora in quanto per poterle inviare si è dovuto attendere l'emissione dell'apposito decreto ministeriale, che è avvenuta solo nello scorso giugno (si veda l'articolo pubblicato sul Quotidiano degli enti locali e Pa del 23 giugno 2015).
Gli effetti delle lettere rischiano di essere dirompenti poiché, sulla base di quanto segnalato da alcuni Comuni, le somme richieste per le spese sono abbastanza elevate.
Probabilmente quando è stata pubblicata la legge di stabilità 2013, i possibili effetti della norma sono stati sottovalutati e non sono stati approfonditi i problemi relativi alla possibile richiesta di rimborso delle spese per le procedure esecutive, oggetto di diversi provvedimenti legislativi negli anni.

Il controllo dei dati
Ricordiamo sinteticamente che la norma richiamata prevedeva l'annullamento, trascorsi sei mesi dall'entrata in vigore della legge, dei crediti iscritti a ruolo entro il 31 dicembre 1999, di importo complessivamente inferiore ai 2000 euro. Pertanto per questi crediti il Comune non può far altro che controllare la correttezza dei dati, verificando che non contengano errori o quote già discaricate. Poi dovrà procedere alla cancellazione degli eventuali residui attivi iscritti a bilancio.
Per quel che riguarda i crediti superiori complessivamente a 2mila euro la norma invece prevede che «esaurite le attività di competenza, l'agente della riscossione provvede a darne notizia all'ente creditore». Inoltre la norma prevede che per tutti i crediti in questione non è possibile effettuare i controlli previsti dagli articoli 19 e 20 del Dlgs 112/1999.
Le due affermazioni appaiono contrastanti in quanto l'ente creditore deve poter controllare che siano state effettuate tutte le attività di competenza la cui effettuazione deve essere comunque attestata dall'agente della riscossione. Per cui, pur non potendo effettuare tutti i controlli previsti dalla normativa citata, il Comune potrà verificare, oltre a che non vi siano errori e quote già discaricate, che gli adempimenti a carico dell'agente della riscossione, dalla notifica della cartella al controllo degli eventuali beni aggredibili e dei crediti verso terzi, siano stati effettuati. Per poi procedere anche per questi crediti alla cancellazione di eventuali residui attivi iscritti a bilancio.

Il riscontro delle spese oggetto di rimborso
Più complesso il riscontro delle spese per procedure esecutive il cui rimborso viene richiesto dall'agente della riscossione. Prima di tutto occorre sottolineare che il rimborso non sembrerebbe esplicitamente previsto per il discarico delle quote superiori ai 2mila euro. Al riguardo il primo problema è posto dalla scarsa chiarezza della norma prevista dal Dm 15 giugno 2015, che ha fissato le modalità di trasmissione dei dati e di rimborso delle spese. Il decreto infatti dopo aver correttamente previsto che le spese per le procedure esecutive «sono rimborsate nella misura prevista dalla legge tempo per tempo vigente» che sembra prescrivere una rendicontazione puntuale, successivamente afferma che la domanda di rimborso va presentata «sulla base dei crediti risultanti alla data del 31 dicembre 2014 dai propri bilanci certificati», anche per le quote superiori a 2mila euro per le quali il rimborso non è previsto esplicitamente dalla legge.
Si deve ritenere, anche sulla base di quanto si dirà di seguito, che la domanda di rimborso deve contenere una rendicontazione puntuale delle spese sostenute per procedure esecutive riguardanti le quote discaricate e non ancora rimborsate.
Si deve infatti ritenere che una buona parte delle spese in questione sia già stata rimborsata o debba essere rimborsata dallo Stato.
Una prima norma che consentiva il discarico automatico con compensazione delle spese sulla base di apposita convenzione è l'articolo 61 che consentiva la definizione automatica delle domande di rimborso e di discarico presentate sino al 31 dicembre 1997. Pertanto per i Comuni che hanno stipulato l'apposita convenzione tutte le quote in questione sono già state definite.
L'articolo 3, comma 13, lettera c) del Dl 203/2005, ha previsto il rimborso a carico dello Stato delle anticipazioni effettuate per le quote contenute in ruoli con obbligo del non riscosso per riscosso, per cui tutte queste quote, risalenti tutte ad anni precedenti il 2000, sono da considerarsi già cancellate.
Infine il comma 685 dell'articolo unico della legge di stabilità 2015 (legge 147/2014) prevede che «la restituzione agli agenti della riscossione delle stesse spese (per le procedure esecutive, n.d.r.), maturate negli anni 2000-2013, per le procedure poste in essere per conto dei comuni, è effettuata a partire dal 30 giugno 2018, in venti rate annuali di pari importo, con onere a carico del bilancio dello Stato». Poiché la norma riguarda tutte le quote di competenza dei Comuni, indipendentemente dall'anno di iscrizione a ruolo si evince che tutte le spese sostenute dagli agenti della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2013 sono rimborsate dallo Stato e pertanto non possono essere poste a carico dei Comuni.

In sintesi
1) Le quote contenute in ruoli con obbligo (Tarsu) sono già state tutte discaricate e il rimborso, anche delle spese, è stato posto a carico dello Stato.
2) Per i Comuni che hanno aderito alla definizione automatica del prevista dall'articolo 61 del Dlgs 112/1999, tutte le quote poste in domande di rimborso o di discarico presentate entro il 31 dicembre 1997 sono già discaricate.
3) Le spese per procedure esecutive riguardanti quote comunali sostenute dal 1 gennaio 2000 al 31 dicembre 2013 sono a carico dello Stato.
Restano a carico dei Comuni le spese sostenute prima del 31 dicembre 1999 regolarmente documentate.


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