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Padoan: «Dopo la manovra i Comuni siano motori dell'economia»

di Gianni Trovati

«Il Pil cresce oltre le attese e questa dinamica non si può spiegare solo con fattori esterni, ma poggia su quel che sta succedendo in Italia con le riforme e la ripresa della fiducia». Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan parte dalle nuove previsioni di Bankitalia per rilanciare, alla giornata conclusiva dell'assemblea nazionale dell'Anci a Torino, quella che definisce «la strategia organica» della manovra in discussione al Senato e per respingere «una modalità di critica non utile, che sceglie una singola misura, peraltro non fondamentale, e la usa per un giudizio complessivo sulla legge di stabilità». Il riferimento, per nulla velato, è alla polemica sull'innalzamento a 3mila euro della soglia per l'utilizzo del contante.

La «strategia»
La manovra è stata ovviamente la protagonista nei tre giorni di lavori dell'assemblea, e Padoan arruola proprio i sindaci negli sforzi per la crescita: «I Comuni, tutti, devono essere centri propulsori dell'economia – rilancia -, e sono convinto che grazie alla manovra potranno agire in modo più efficace per realizzare il loro enorme potenziale». La "convinzione" del ministro nasce dal superamento del Patto di stabilità, sostituito dall'obbligo di garantire un risultato non negativo nel saldo finale di competenza potenziata, cioè di chiudere in nero i bilanci guidati dai principi contabili riformati. Una misura, insieme ai 600 milioni del piano contro la povertà e al rifinanziamento dei fondi per il welfare locale, evocata anche dalla lettera inviata all'assemblea dei sindaci dal premier Matteo Renzi: «La manovra – scrive – mette in condizione i sindaci di utilizzare strumenti più snelli e rapidi per sostenere chi crea ricchezza e posti di lavoro e aiutare chi è più fragile».

Il rinvio della 243
Il primo effetto della nuova regola, per com'è costruita, è la possibilità di tradurre in pagamenti effettivi le risorse dedicate dai Comuni a investimenti già coperti e realizzati, ma bloccate dal Patto attuale che nel conto capitale concentra i propri vincoli sulla cassa. Secondo le prime stime (si vedaIl Quotidiano degli enti locali e della Pa del 26 ottobre), si possono liberare per questa via almeno 2,2 miliardi di euro, con una geografia variegata sul territorio che guarda in prevalenza al Nord. Tutto l'impianto, però, poggia su un rinvio di fatto della legge 243/2012 sul pareggio di bilancio rafforzato, che avrebbe dovuto debuttare il 1° gennaio per Regioni ed enti locali e che il Governo si è impegnato a rivedere in modo strutturale subito dopo il via libera definitivo alla manovra.

Fassino: «Giudichiamo i Governi dalle politiche che fanno»
Insieme all'abolizione della Tasi e dell'Imu su terreni agricoli e macchinari imbullonati, l'addio al Patto domina i pensieri dei sindaci e il dibattito fra gli amministratori locali, che in larga parte hanno accolto con favore le nuove regole al punto da far parlare Paolo Perrone, sindaco Fi di Lecce e vicepresidente Anci, di «coro angelico» intorno alla legge di Stabilità. «Il nostro compito – rivendica il presidente dell'Anci Piero Fassino nelle conclusioni, di fronte al presidente della Repubblica Sergio Mattarella – non è quello di applaudire o contestare in modo pregiudiziale questo o quel Governo, perché dobbiamo giudicare gli esecutivi sulle politiche che fanno. Avevamo chiesto di metterci in condizione di garantire i servizi essenziali e di riprendere a investire, e la risposta è arrivata; ma questo non significa che non ci siano più problemi da risolvere».

Quattro nodi aperti
I punti più dolenti sono quattro, e riguardano i tagli alle Province, la riduzione delle possibilità di turn over del personale, gli obblighi rigidi di associazione per i Comuni fino a 5mila abitanti e gli arretrati delle spese di giustizia sostenute in passato dai Comuni e ancora non rimborsate dallo Stato. Anche su questi aspetti, a dir la verità, la tensione fra sindaci e governo è ai minimi, al punto che ieri è stato lo stesso sottosegretario all'Economia Pier Paolo Baretta a ricordarli e a promettere «confronto e dialogo con i Comuni» durante i lavori parlamentari. Sull'associazionismo obbligatorio, del resto, sono già arrivate aperture dal sottosegretario a Palazzo Chigi Claudio De Vincenti, mentre sono le Province a promettere le grane più difficili da sciogliere: con la manovra i loro fondi si fermano circa 500 milioni sotto i livelli considerati "standard" da Sose per garantire le funzioni fondamentali, ma trovare nuove coperture non sarà semplice. Sulle spese dei tribunali è invece il ministro della Giustizia Andrea Orlando a promettere di riaprire il confronto sulla proposta di rateizzazione degli arretrati avanzata dai sindaci: «È la base della soluzione», spiega, ma anche in questo caso per attuarla servono coperture.


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