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La responsabilità in solido nella Tari

di Stefano Baldoni (*) - Rubrica a cura di Anutel

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Nella tassa sui rifiuti vige la regola della responsabilità solidale tra i soggetti che possiedono o detengono il medesimo immobile. Quest'ultima ha dei riflessi diretti sul recupero dei crediti tributari in particolari situazioni, quali il decesso del contribuente dichiarante o il fallimento dello stesso.

La soggettività passiva nella tassa sui rifiuti
L'articolo 1, comma 641, della legge 147/2013 stabilisce che sono soggetti passivi del tributo coloro che possiedono o detengono locali o aree scoperte, a qualsiasi uso siano destinati, suscettibili di produrre rifiuti.
Il medesimo comma chiarisce che, in caso di pluralità di possessori o di detentori, essi sono tenuti in solido all'adempimento dell'unica obbligazione tributaria.
Pertanto, tutti i soggetti che occupano il medesimo immobile, ovvero che ne hanno la contemporanea disponibilità, sono tenuti all'adempimento dell'obbligazione tributaria secondo le regole della solidarietà. In base all'articolo 1292 del codice civile, l'obbligazione è in solido quando più debitori sono obbligati tutti per la medesima prestazione, in modo che ciascuno può essere costretto all'adempimento della totale del pagamento.
La conseguenza di tale criterio è che l'ente impositore può pretendere il pagamento del tributo per l'intero da uno qualsiasi dei coabitanti, indipendentemente dal soggetto intestatario dell'avviso di pagamento. Va infatti ricordato che, per il comma 684 dell'articolo 1 della legge 147/2013, nel caso di più occupanti, la dichiarazione può essere presentata anche da uno solo di essi.
Tuttavia, per poter esigere la prestazione da tutti i coobbligati è necessario che la pretesa impositiva sia formalmente comunicata agli interessati, mediante l'invio dell'avviso di pagamento e l'eventuale successiva notifica del sollecito di pagamento o dell'avviso di accertamento. In base al principio sopra richiamato, il soggetto che adempie libera tutti gli altri interessati.
In talune circostanze l'ente impositore potrebbe avere interesse a esigere la prestazione non dall'intestatario dichiarante, ma bensì da uno degli altri obbligati solidali. Si pensi al caso di fallimento del soggetto passivo dichiarante o al decesso dello stesso.

Il fallimento
Nell'ipotesi del fallimento del soggetto passivo, l'ente impositore per poter far valere i propri crediti tributari maturati prima della sentenza dichiarativa del fallimento, deve procedere all'insinuazione al passivo, secondo i tempi e le regole previste dalla legge fallimentare. Il credito tributario della Tari che matura dopo la sentenza sopra citata, laddove sussistano ancora i presupposti per l'applicazione del prelievo (si pensi all'ipotesi dell'abitazione di residenza del fallito o dell'esercizio provvisorio dell'impresa), rientrerà tra quelli cosiddetti prededucibili, ai sensi dell'articolo 111 della legge fallimentare.
Tuttavia, per evitare le procedure di insinuazione, nonchè il rischio del riconoscimento o del soddisfacimento parziale del credito nell'ambito della procedura (pur avendo lo stesso natura privilegiata ai sensi dell'articolo 13, comma 13, Dl n. 201/2011), il Comune potrebbe rivolgersi direttamente nei confronti dei responsabili in solido, al fine di ottenere l'integrale pagamento delle somme dovute. In questo caso, ovviamente, la pretesa impositiva dovrà essere correttamente portata a conoscenza degli interessati entro i termini di decadenza.

Il decesso del contribuente
Nel caso di decesso del soggetto passivo dichiarante, è necessario operare una distinzione tra i crediti maturati prima dell'evento e quelli eventualmente successivi. In seguito al decesso del contribuente, gli eredi sono tenuti a presentare apposita dichiarazione di cessazione, ai sensi del comma 684 dell'articolo 1 della legge 147/2013, entro il 30 giugno dell'anno successivo all'evento. Inoltre, i medesimi dovranno prendersi in carico il tributo dovuto per l'immobile successivamente a tale data, ovvero dimostrare l'assenza dei presupposti per la prosecuzione della sua applicazione.
I crediti tributari riferiti ai periodi anteriori al decesso rientraranno nella massa passiva ereditaria e dovranno essere soddisfatti dai chiamati che accettano l'eredità. Tuttavia, l'ente impositore potrebbe richiedere l'adempimento dell'obbligazione agli altri soggetti occupanti, obbligati in solido, evitando di avviare le procedure per recuperare il credito nei confronti degli eredi.
In questa ultima ipotesi, le più recenti sentenze della Cassazione (n. 22426/2014) ritengono che, nel caso dei tributi diversi dalle imposte dirette, la responsabilità degli eredi sia pro-quota ereditaria, in base alle ordinarie regole civilistiche (articolo 752 cc). Ciò renderebbe non applicabile il principio della responsabilità solidale degli eredi, previsto invece dall'articolo 65 del Dpr n. 600/1973 (seppure sussiste anche giurisprudenza favorevole a tale tesi).

(*) Componente Giunta esecutiva e Osservatorio tecnico Anutel


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