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Due obiettivi da raggiungere dopo la «pax» fra sindaci e governo

di Gianni Trovati

Il pensionamento del Patto di stabilità, con lo sblocco dei soldi per gli investimenti , sono due richieste dei sindaci talmente "storiche" che bastano da sole a spiegare il bassissimo tasso di critiche che ha accolto l'esame della manovra nei tre giorni dell'assemblea Anci che si è chiusa ieri a Torino. Con poche eccezioni, come quella di Attilio Fontana (sindaco leghista di Varese) che si è scagliato contro il «federalismo dimenticato» e il rischio di effetti a cascata dei tagli a Regioni e Province, anche le obiezioni arrivate dai sindaci di centrodestra sono suonate come richieste aggiuntive più che come critiche di parte. Paolo Perrone, sindaco Fi di Lecce e vicepresidente vicario Anci, ha chiesto più certezza di risorse per il Sud e più semplificazione sul fisco immobiliare, e il suo compagno di partito Guido Guido Castelli, sindaco di Ascoli e delegato Anci per la finanza locale, ha proposto di correggere «una manovra migliore delle scorse» per scrivere regole definitive e chiudere l'eterna transizione della finanza locale. Tanto unanimismo in realtà non è un inedito, come ben sanno ex ministri di centrodestra e centrosinistra che nel passato hanno ricevuto alle assemblee Anci accoglienze gelate dal silenzio o scaldate dai fischi di sindaci con la loro stessa tessera in tasca, perché nella vita dell'amministrazione locale gli obblighi della politica cedono spesso il passo alla pratica dei numeri. Proprio questa pratica, però, deve suggerire a Governo e Parlamento di non "sprecare" i passaggi al Senato e alla Camera. Non è solo un problema di tagli alle Province e vincoli al turn over, perché sullo sfondo restano due temi che meriterebbero un ruolo più centrale. Il primo è il rinvio "di fatto" del pareggio di bilancio rafforzato. Praticamente tutti sono d'accordo sull'esigenza di rivedere in modo flessibile le regole del 2012, ma per blindare la traduzione che di quest'idea propone la manovra sarebbe fondamentale una parola chiara del Parlamento. C'è poi la mancata unificazione di Imu e Tasi, che costringerà i proprietari alle bizzarrie del doppio tributo anche nel 2016. Una volta deciso il blocco delle aliquote locali, fondere Imu e Tasi costa meno perché impone di garantire ai Comuni il rimborso del gettito effettivo senza per ora coprire anche quello potenziale che si sarebbe potuto ottenere con nuovi aumenti. Un'imposta unica, con una deducibilità aggiustata per evitare rincari sugli immobili strumentali, sarebbepiù razionale rispetto alla replica dei prelievi gemelli. Finora l'ipotesi è stata scartata anche per garantire la semplicità di comunicazione. Ma nemmeno la semplicità sostanziale sarebbe da trascurare.


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