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Legge di stabilità, l'occasione persa della local tax

di Stefano Baldoni (*) - Rubrica a cura di Anutel

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Il progetto di realizzazione di un tributo unico comunale di natura immobiliare, la cosiddetta local tax, sembra essere stato definitivamente abbandonato dal Governo. In questo modo si perde però una grande opportunità per il definitivo riassetto della fiscalità locale.
Il nuovo tributo locale avrebbe potuto rappresentare infatti l'occasione per consentire un reale federalismo fiscale, permettendo agli enti di disporre di risorse interamente proprie, con le quali finanziare i servizi erogati. Inoltre, si sarebbe potuta cogliere l'opportunità di dare vita a un testo unico in materia di fiscalità locale, al fine di dare certezza all'applicazione dei tributi locali e di risolvere contestualmemte alcuni degli annosi aspetti controversi della loro gestione.
Lo schema di legge di stabilità per l'anno 2016 si limita invece a pochi interventi in materia di fiscalità locale, consistenti essenzialmente nell'eliminazione dell'abitazione principale dalle fattispecie soggette al tributo per i servizi indivisibili (Tasi) - eccetto che per le abitazioni di lusso - anche per i detentori oltre che per i possessori degli immobili, nel forte ampliamento dell'esenzione dei terreni agricoli dall'Imu, nella riduzione del carico tributario sugli "imbullonati" e nella prematura scomparsa dell'imposta municipale secondaria.
La legge di stabilità, almeno sulla base dello schema oggi disponibile, non ha colto l'opportunità di intervenire su altri aspetti necessari per migliorare la razionalità del sistema dei tributi locali, fortemente compromessa dalle frenetiche modifiche normative di questi ultimi anni.

Il trasferimento compensativo Imu-Tasi
Alla luce delle ultime novità, occorre interrogarsi se abbia ancora senso mantenere in vita la Tasi, caratterizzata più dalla sua complessità che dall'effettiva funzione di finanziare i servizi indivisibili. Con la riforma infatti il costo di questi servizi non grava più paradossalmente sui loro principali fruitori, cioè i cittadini residenti nel Comune. È pur vero che la questione potrebbe essere risolta direttamente dai Comuni, anche in assenza dell'intervento statale, ben potendosi azzerare l'aliquota del prelievo (articolo 1, comma 676, legge 147/2013 - comma che dai testi oggi disponibili non sembra modificato).
L'intervento sul tributo operato dalla legge di stabilità tuttavia non può prescindere dalla necessità di rendere strutturale il cosiddetto «trasferimento compensativo Imu-Tasi» (articolo 1, comma 731, legge 147/2013 e articolo 8, comma 10, Dl 78/2015), comunque confermato per l'anno 2016 seppure nella misura ridotta di 390 milioni di euro, ricordando che lo stesso è nato per rimediare all'eccessivo taglio del fondo di solidarietà comunale subito da alcuni comuni dal 2014, sulla base di una capacità fiscale puramente teorica e di fatto non realizzabile.

Rifiuti e altre questioni
Ma altre questioni, irrisolte da anni e che rendono in taluni casi il prelievo estremamente differente da territorio a territorio, avrebbero bisogno di un definitivo intervento normativo. Basti pensare alla definizione di area edificabile pertinenziale, ovvero ai parametri di valutazione delle aree fabbricabili: elementi suscettibili, per il loro contenuto altamente discrezionale, di trattamenti molto differenziati da Comune a Comune, oltre che forieri di notevole contenzioso.
Per non parlare della definizione dell'esatto confine dell'obbligo dichiarativo nell'Imu (oltre che nella Tasi), la cui genericità rende di fatto estremamente complessa l'individuazione delle ipotesi di obbligo.
Sarebbe, inoltre, necessaria la previsione dell'inquadramento ai fini dei tributi locali di nuove fattispecie impositive che si vanno sviluppando negli ultimi anni, quali ad esempio la cessione di cubatura ed il trust.
Anche il settore del prelievo sui rifiuti, seppure avente oggi un assetto maggiormente razionale rispetto agli anni in cui si assisteva alla presenza contemporanea di ben quattro prelievi tra loro distinti, richiede degli interventi normativi, volti a chiarire, ad esempio, l'esatta portata della disposizione sulla detassazione dei magazzini esclusivamente e funzionalmente collegati ai reparti produttivi di rifiuti non assimilati agli urbani, nonchè a dare un assetto definitivo al metodo normalizzato per il calcolo delle tariffe, del quale peraltro il Dl 16/2014 aveva preannunciato la riforma (si pensi alla questione del calcolo del fondo rischi su crediti). In assenza di interventi, infatti, nel 2016 viene meno la norma derogatoria sulla scelta dei coefficienti di tassazione, con l'obbligo per tutti gli enti di rientrare nei limiti di legge e conseguenti nuovi sconvolgimenti tariffari. Non va inoltre dimenticata in proposito la disposizione che imporrà nel 2016 di tenere conto dei fabbisogni standard nella compilazione dei piani finanziari. Al di là della necessità di interpretare cosa si intenda per "tenere conto", il rischio è una generalizzata scopertura dei costi effettivi del servizio, con buona pace del principio della copertura integrale dei costi.

La lotta all'evasione
Senza dimenticare il perdurante mancato ripristino dell'incentivo in favore dei dipendenti addetti al recupero dell'evasione tributaria, destinato a scomparire con la definitiva cessazione del recupero Ici. Assenza che oltre a generare il rischio di un progressivo depauperamento degli uffici tributi, a tutto vantaggio di operazioni di esternalizzazione non sempre però rivelatisi così proficue, evidenzia una disparità di trattamento con altri settori del comune, in cui gli incentivi, pur se guidati da analoghe finalità di valorizzazione delle professionalità interne, continuano invece a permanere.
Le tematiche appena sopra delineate sono solo alcune di quelle sulle quali non si deve perdere l'occasione di intervenire, in attesa comunque delle riforme necessarie per garantire una fiscalità locale sempre più efficiente, volta all'equità, quali quella dei valori catastali, nonchè il riassetto della riscossione coattiva delle entrate locali. Problema quest'ultimo che rimane irrisolto nonostante la legge delega e che rischia di rendere ancora più complesso per gli enti provvedere alla riscossione delle proprie entrate, stante la progressiva carenza di strumenti e l'assoluta incertezza normativa. Ciò proprio in occasione della entrata in vigore di tutte le norme sulle contabilità armonizzata e del previsto nuovo obbligo per tutti gli enti, a partire dal 2016, del rispetto dell'equilibrio di cassa. Elementi che, invece, spingono i comuni verso la necessità di una sempre più rapida ed efficiente riscossione delle proprie entrate.

(*) Componente Giunta esecutiva e Osservatorio tecnico Anutel


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