Home  › Fisco e contabilità

Diritto tributario sempre più «disponibile» ad accordi di fatto con i contribuenti

di Samantha Zebri (*) - Rubrica a cura di Anutel

Q
E
L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

L'indisponibilità del tributo (e delle relative sanzioni) è sancita, in particolare, dall'articolo 1 della legge 212/2000 e dall'articolo 3 del Dlgs 472/1997. Il potere esercitato dall'ufficio nella ricerca di un accordo con il contribuente è tradizionalmente legato a presupposti e confini prestabiliti da legge e da regolamento ex articolo 52 del Dlgs 446/1997, alla luce dei quali è possibile, a date condizioni, accordarsi sul "quantum" del tributo, mentre l'interpretazione delle norme non può diventare oggetto di accordo ma semmai di interpello.
Tuttavia recentemente sempre più norme consentono (e invitano) gli uffici a trovare accordi con il contribuente, individuando appositi procedimenti e sottintendendo margini di discrezionalità in parziale deroga all'indisponibilità della materia tributaria.
Il contraddittorio diventa la modalità e lo strumento con cui interpretare in chiave moderna il procedimento amministrativo, anche tributario, in funzione soprattutto di garantire il buon andamento dell'azione amministrativa in termini di efficienza, efficacia ed economicità, oltre che di equità e lealtà verso il contribuente.
Fondamentale, in questo nuovo contesto, individuare gli effettivi margini entro cui il diritto tributario diventa "disponibile" in funzione della conclusione di accordi di fatto sostitutivi di atti impositivi: una disponibilità che si esplica nella fase applicativa del tributo e che è rimessa alla valutazione del relativo funzionario responsabile.

Nuovi orientamenti
La conclusione di accordi con il contribuente appare fortemente caldeggiata dal Legislatore. Sono previste penalizzazioni in caso di:
• accordo "tardivo": ad esempio, il minor abbattimento della sanzione in caso di conciliazione raggiunta solo in 2° grado di giudizio, di cui al nuovo articolo 48-ter del Dlgs 546/1992 (introdotto con Dlgs 156/2015 in vigore dal 1° gennaio 2016);
• mancato buon uso della facoltà di mediare/conciliare; il nuovo articolo 15- octies del Dlgs 546/1992 (introdotto con il Dlgs 156/2015 e vigente dal 1° gennaio 2016) accolla a chi ha rifiutato proposta conciliativa senza giustificato motivo le spese processuali se il riconoscimento delle sue pretese risulti inferiore al contenuto della proposta di conciliazione rifiutata.
Tra le principali tipologie di accordo con il contribuente spiccano l'accertamento con adesione, la mediazione (nuovo articolo 17-bis del Dlgs 546/1992, introdotto dal Dlgs 156/2015 e in vigore dal 1° gennaio 2016) e la conciliazione giudiziale o stragiudiziale (come novellate dal Dlgs 158/2015, dal 1° gennaio 2016).

I limiti
Quali i margini entro cui il funzionario può/deve ricercare l'accordo? Pregiudiziale appare l'esistenza di materia concordabile, ossia di elementi suscettibili di apprezzamento valutativo: escluse quindi le questioni di diritto e le fattispecie in cui l'obbligazione tributaria è determinabile sulla base di elementi certi. Da ponderare nella ricerca dell'accordo (non solo in mediazione): incertezza delle questioni controverse, grado di sostenibilità della pretesa, principio di economicità dell'azione amministrativa.

(*) Responsabile entrate e regolamenti presso il Comune di Bologna


© RIPRODUZIONE RISERVATA