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Addizionale Irpef impossibile dopo il via libera ai preventivi

di Francesco Clemente

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La delibera che fissa l'addizionale comunale sul reddito delle persone fisiche (Irpef) deve essere adottata prima dell'«ok» al bilancio di previsione valido per l'anno successivo, dopo è invece ammessa soltanto la variazione dell'aliquota per tornare in pareggio finanziario. L'ha precisato la Corte dei conti, nella delibera n. 332/2015, depositata dalla sezione controllo della Lombardia il 15 ottobre, rispondendo a un Comune sull'ipotesi di stabilire le aliquote 2015 dopo il 30 luglio, ovvero l'«ultimo» giorno concesso ai Comuni per deliberare la programmazione finanziaria provvisoria secondo quanto deciso dal ministero dell'Interno nel terzo e ultimo rinvio di quest'anno (prima 31 marzo, poi 31 maggio) sul termine del 31 dicembre previsto dal Testo unico degli enti locali (comma 1, articolo 151, Dlgs n. 267/2000).

Il quadro normativo
I magistrati contabili hanno spiegato che «l'art. 1 comma 3 del d.lgs. n. 360/1998, nell'istituire la citata addizionale d'imposta, ha previsto che i Comuni (…) possono disporre la variazione dell'aliquota di compartecipazione dell'addizionale con deliberazione da pubblicare nel sito internet del Dipartimento per le politiche fiscali del Ministero dell'economia e delle finanze» e che «alla predetta pubblicazione, la legge subordina l'efficacia della deliberazione», ma poiché «(…) non ha previsto termini per l'adozione della deliberazione (…) occorre richiamare i termini di carattere generale previsti nell'ordinamento degli Enti locali».
Come affermato nel parere, «da un lato, che l'art. 151, comma 1, del Tuel indica che il termine per l'approvazione del bilancio di previsione da parte degli Enti locali è quello del 31 dicembre dell'anno precedente all'inizio dell'esercizio nel quale avrà effetto, disponendo tuttavia che il termine possa essere differito con decreto del Ministro dell'interno in presenza di motivate esigenze» - vedi anche la proroga al 30 settembre scorso per Province e città metropolitane - «dall'altro, l'art. 172 del Tuel prevede che al bilancio di previsione siano allegate le deliberazioni con le quali sono state determinate le tariffe, le aliquote d'imposta, le detrazioni, i limiti di reddito per i tributi locali, nonché, per i servizi a domanda individuale, i tassi di copertura in percentuale del costo di gestione dei servizi stessi da applicarsi nell'esercizio successivo».

Le precisazioni dei giudici contabili
Secondo la Corte, in base a queste due norme, l'addizione comunale Irpef non può essere adottata dopo il via libera al bilancio di previsione e tale conclusione, come sottolineato, è confermata indirettamente anche da una disposizione della «finanziaria 2007» (comma 169, articolo 1, legge n. 296/2006) per cui «gli enti locali deliberano le tariffe e le aliquote relative ai tributi di loro competenza entro la data fissata da norme statali per la deliberazione del bilancio di previsione» e che «(…) in caso di mancata approvazione entro il suddetto termine, le tariffe e le aliquote si intendono prorogate di anno in anno». Tariffe e aliquote che, come previsto dalla legge di stabilità 2013 (legge n. 228/2012) che ha riscritto le norme del Tuel sulla «salvaguardia degli equilibri di bilancio» (comma 3, articolo 193), possono essere modificate entro il 31 luglio soltanto se l'Ente ha accertato un disavanzo e deve quindi tornare al pareggio tra entrate e uscite.


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