Home  › Fisco e contabilità

Manovra, tornano Imu sui castelli e super-Tasi

di Gianni Trovati

Nella sua marcia di avvicinamento al Quirinale la manovra sulla casa si modifica, e assume un aspetto più "tradizionale": torna l'Imu su ville e castelli, cioè sulle case che il Catasto considera "di lusso", e rispunta anche la super-Tasi dello 0,8 per mille applicabile su tutti gli immobili che non sono abitazioni principali per far arrivare all'11,4 per mille la richiesta congiunta di imposta municipale e tributo sui servizi.

Imu su ville e castelli
Sul primo punto, che nei giorni scorsi aveva acceso un dibattito serrato all'interno del Partito democratico, è intervenuto direttamente il presidente del consiglio Matteo Renzi, che questa volta ha scelto Facebook per chiarire il punto: «A differenza di quanto si dice con tono scandalizzato - ha scritto il premier - i castelli pagheranno (come per l'abolizione dell'Ici del 2008). Ironia della sorte: i castelli furono parzialmente esentati dai governi successivi, anche di centrosinistra, perché considerate residenze storiche, ma le categorie catastali A1, A8, A9 avranno lo stesso trattamento della misura del 2008». A lamentare la caduta della super-Tasi, introdotta nel 2014 per pareggiare i conti fra la vecchia e la nuova imposta, erano stati invece i sindaci, che senza la proroga della misura vedrebbero il gettito diminuire di 350 milioni complicando l'obiettivo del «rimborso fino all'ultimo euro» promesso in più di un'occasione dal Governo. Le novità dell'ultima ora non piacciono però ai proprietari, che lamentano un cambio di segno rispetto alle ipotesi degli ultimi giorni. «Se la manovra sulla casa cambia faccia, l'effetto fiducia c'è lo possiamo scordare», lamenta Confedilizia modulando la critica proprio sul l'obiettivo principe con cui il Governo ha motivo i tagli fiscali sul mattone.
Anche quando le tasse diminuiscono, insomma, la casa si conferma un terreno minato per la politica. Sui "castelli", cioè in verità sulle "abitazioni signorili" (categoria catastale A/1), "ville" (A/8) e "immobili di pregio artistico o storico" si è scatenato nei giorni scorsi un dibattito dal valore simbolico più che economico. Il nostro Catasto fa rientrare in queste categorie circa 73mila abitazioni principali, che producono un gettito annuale intorno ai 90 milioni, cioè una goccia nel mare dei 24,8 miliardi di tasse raccolte sul mattone. Lo stesso Governo Berlusconi, quando nel 2008 cancellò l'Ici, mantenne l'imposta su questi immobili, che invece si sarebbero visti esentati dalle prime bozze della nuova manovra. La stragrande maggioranza delle ville, che il Catasto chiama "villini" (categoria A/7), rimangono quindi esenti anche nella nuova versione, come lo sono stati nel 2008-2011.

La super-Tasi
Più significativo è il peso della seconda novità rispuntata nelle ultime bozze, cioè il ritorno dell'aliquota aggiuntiva dello 0,8 per mille su seconde case e altri immobili. La mossa vale intorno ai 350 milioni, e aiuterebbe i sindaci a pareggiare le entrate con i livelli raggiunti quest'anno. Nelle tante traversie della Tasi, però, questa misura era stata introdotta per finanziare le detrazioni sul l'abitazione principale, che dall'anno prossimo non sarà più tassata salvo improbabili nuove sorprese. Nel mondo della Tasi, però, nulla è come appare, e lo 0,8 per mille è servito in verità a far quadrare i conti in molti Comuni, soprattutto i più grandi. La sua scomparsa imporrebbe di trovare una copertura alternativa, ma la sua reintroduzione tout court solleva il rischio concreto di un aumento del conto sugli altri immobili nei Comuni che finora non l'avevano applicato, oppure l'avevano riservato alle abitazioni principali. I tanti rebus del fisco sul mattone, insomma, promettono di impegnare politica e contribuenti ancora a lungo.


© RIPRODUZIONE RISERVATA