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Nella stabilità tasse tagliate per 7 miliardi, spending da rifinire

di Davide Colombo, Marco Mobili e Marco Rogari

Un pacchetto fiscale da oltre 7 miliardi. Con il taglio di Imu-Tasi sulla prima casa, lo stop all'Imu-agricola e alla tassa sugli imbullonati (che valgono 5,3miliardi) e misure in favore delle imprese da 1,8 miliardi. A cominciare dai super-ammortamenti sugli acquisti dei macchinari che scatteranno già con gli investimenti fatti dalle aziende da questo mese. E con l'incognita dell'entità del taglio Ires anticipato che potrebbe farlo salire a 10 miliardi. È quello che a tre giorni dal varo della manovra da 27-30 miliardi, atteso per la mattina di giovedì 15 ottobre, appare come uno dei punti fermi della prossima legge di Stabilità.

Le misure
E già certa appare la proroga della decontribuzione per i nuovo assunti a tempo indeterminato, anche se con un sistema a decalage (tetto più basso e durata biennale) rispetto a quello che nel 2015 ha messo le ali al Jobs Act. Sicura è anche la detassazione del salario di produttività così come il masterplan per il Sud. Nella manovra non ci sarà invece la flessibilità in uscita per le pensioni. Costi non compatibili con le risorse disponibili e la difficile calibratura delle penalizzazione per uscire prima hanno indotto il Governo a rinviare l'intervento al 2016. Il capitolo previdenziale sarà limitato alla salvaguardia di altri 26mila esodati e all'opzione donna. Sarà anche garantita la copertura strutturale dell'operazione indicizzazione dopo la pronuncia della Consulta. Che ha anche imposto la riapertura della contrattazione nel pubblico impiego: nel 2016 saranno disponili 300-440 milioni. Il quadro generale della manovra è stato esaminato ieri prima del Consiglio dei ministri in cui s'è discusso di altre poste: misure sui tabacchi e proroga delle missioni internazionali.

Le clausole di salvaguardia
I nodi ancora da sciogliere definitivamente sono sul fronte delle coperture, con la quadra da chiudere sui tagli di spesa, pure al centro del confronto di ieri. Tornando al fisco, faranno parte del pacchetto imprese anche nuove risorse per il sostegno del made in Italy e, soprattutto, una prima riduzione dell'Ires "per tutti" della quale non è però ancora chiara l'entità. L'ipotesi più gettonata è quella di una sforbiciata di due punti (dal 27,5% al 25,5%). E da affinare è anche la nuova spending review per la partita ancora in corso sui tagli ai ministeri e, con le regioni, su quelli alla sanità. Alla fine la revisione della spesa dovrebbe garantire 6-7 miliardi. Che saranno utilizzati quasi in toto per coprire il taglio delle tasse. Le clausole di salvaguardia fiscali da 16,4 miliardi saranno invece disinnescate, con un'operazione in forma una tantum, utilizzando la flessibilità concessa della Ue e il gettito atteso dall'operazione di rientro dei capitali (circa 2,5 miliardi). La tessera più stabile del mosaico dei tagli è quella del nuovo meccanismo di centralizzazione degli acquisti, (riduzione a sole 34 stazioni appaltanti e metodo Consip) che garantirà 1,5-2 miliardi di risparmi.

I «collegati»
La stabilità conterrà anche alcune norme di raccordo per dare subito il via al piano di riordino delle partecipate, che decollerà con l'apposito testo unico di attuazione della riforma della Pa in arrivo a fine mese. Un piano con cui dovrebbe saltare almeno mille società e altrettante poltrone, che però assicurerà per il 2016 risparmi non particolarmente significativi. Ancora incertezza sul numero complessivo dei disegni di legge collegati (recanti misure da approvare con corsia preferenziale su risorse stanziate in manovra). Due sono sul tavolo dei tecnici: uno per le misure di contrasto alla povertà con l'obiettivo di arrivare nel 2017 a uno stanziamento strutturale da un miliardo per garantire un sostegno almeno alla metà dei bambini più poveri (sono un milione). Altro collegato allo studio riguarda il lavoro autonomo e dovrebbe prevedere l'estensione di alcune tutele oggi riconosciute solo ai dipendenti.


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