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Dup, la carenza di dati certi sulle risorse del prossimo triennio non ostacola la programmazione

di Ivana Rasi (*)

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Il dibattito attuale si concentra sulle difficoltà di arrivare ad approvare un documento unico di programmazione senza avere i necessari dati finanziari relativi al prossimo triennio. La mancanza di certezze circa le risorse finanziarie che saranno effettivamente nella disponibilità degli enti è il primo motivo di stallo nell'attività programmatoria da porre in essere con il Dup.
A ben vedere, l'assenza di informazioni non può essere motivo ostativo alla redazione del Dup: se programmare è ipotizzare il corso degli eventi sulla base dei dati a disposizione, l'incertezza che regna sulla quantificazione delle future entrate disponibili non può giustificare lo stato inerziale degli enti nel cominciare a predisporre il documento unico di programmazione.
Il punto di partenza è ovviamente fornito dai dati reperibili: le grandezze mancanti possono essere quantificate sulla scorta dei trend passati. Il futuro che dobbiamo ipotizzare è sicuramente figlio di un passato e di un presente che stiamo vivendo. È da questi dati che trova l'incipit il documento programmatorio per eccellenza che il legislatore armonizzato chiede di approvare per la prima volta quest'anno.
Immaginare scenari futuri che stanno alla base del percorso che porta a individuare gli obiettivi strategici e operativi non è attività di immediata e semplice attuazione: ma, come già evidenziato, le previsioni trovano supporto e coerenza datoriale anche dall'analisi dei bilanci degli anni passati attraverso i consuntivi e gli indici finanziari che da questi scaturiscono.
Non a caso il legislatore ha successivamente previsto l'aggiornamento al Documento Unico di Programmazione da adottarsi al momento dell'approvazione dello schema di bilancio di previsione: per quella data le risorse finanziare del triennio inserito nell'arco temporale della programmazione finanziaria avranno perso quel carattere di aleatorietà che le caratterizza e questo permetterà di valutare con un maggiore grado di conoscenza la sostenibilità economico finanziaria delle scelte fatte in sede di prima approvazione del Dup, consentendo anche la loro revisione se dovessero dimostrarsi irrealizzabili a seguito delle informazioni ottenute in un momento successivo.

La flessibilità del modello
Ci si lamenta anche del fatto che non vi è uno schema di Dup ma questo costituisce un'opportunità piuttosto che un impasse in quanto è la riprova che l'ente, sulla base del set minimo di informazioni da evidenziare nell'unico documento programmatorio che il legislatore ha riportato nel principio della programmazione allegato al Dlgs 118/2011, sviluppa il percorso della programmazione come meglio ritiene opportuno, consapevole di dover ancorare le previsioni sugli scenari futuri ad un'attenta analisi del contesto di riferimento e agli obiettivi di finanza pubblica, avuto riguardo alle principali grandezze macroeconomiche. E da questo può derivare un Dup senza i dati finanziari per il triennio alla base della programmazione ma che comunque delinea gli indirizzi strategici ed operativi sulla base delle informazioni disponibili, oppure un Dup che si rifà a quanto esposto nel secondo e terzo anno del bilancio che si sta gestendo. In entrambi i casi il completamento dei dati relativi all'analisi delle risorse e degli impieghi del triennio della programmazione finanziaria arriverà in sede di aggiornamento del Dup. È ovvio che avere a disposizione le risorse solo in un momento successivo alla prima predisposizione del Dup può rendere necessario rivedere gli obiettivi declinati per ogni programma ma, del resto, è tipico del processo della programmazione di non essere imbrigliato in rigidi schemi proprio per garantire la flessibilità e l'iterazione necessaria per ritornare sulle previsioni effettuate. Del resto se il futuro fosse una sequenza di eventi certi non avremmo bisogno di porre in essere alcuna programmazione.

Un dibattito ozioso
Ne discende l'oziosità del dibattito che maggiormente impera nel mondo degli enti locali.
Come in ogni cosa, quello che spaventa è il cambio di mentalità, è il salto culturale che si è chiamati a fare, che ci impone una tensione al futuro prima non conosciuta e che spaventa perché gli scenari economici e finanziari sono mutevoli non fornendo quella stabilità necessaria per operare con serenità delle previsioni, ma è proprio in queste situazioni che gli enti hanno il dovere di programmare, pianificare e controllare l'operato periodicamente al fine di porre in essere le necessarie azioni correttive.
Perché programmare non significa non poter sbagliare ma cercare di far si che gli eventi assumano, per quanto possibile, il corso desiderato .

(*) Consigliere generale Anutel e componente dell'Osservatorio tecnico


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