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Imposta di soggiorno senza regole ma vale 429 milioni per 736 Comuni

di Roberta Giuliani

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Una tassa che viaggia senza regole certe: è l'imposta di soggiorno che vale 429 milioni nel 2015 con una applicazione "fai da te" in 736 Comuni. Un contributo chiesto dal 2010 ai turisti delle nostre città ma che però non ha ancora trovato una definizione di principi generali per la sua attuazione. A prendere le misure di questa discussa e multiforme tassa è il rapporto di Federalberghi, che nel ribadire «la propria ferma contrarietà» ritiene comunque «urgente» l'adozione di una regolamentazione omogenea per tutto il Paese.

L'istituzione della tassa
Abolita dal Dl 66/1989, nell'ambito di un intervento di riordino della finanza locale, è stata di nuovo istituita dal Dl 78/2010 per la sola città di Roma «fino all'importo massimo di 10 euro a notte» e poi estesa dall'articolo 4 del Dlgs 23/2011, di attuazione del federalismo fiscale municipale, ai comuni capoluogo di provincia, alle unioni di comuni nonché ai comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche o città d'arte. Secondo la norma, una delibera del consiglio bastava a introdurre la tassa anche se, come stabilito dal comma 3 dello stesso articolo, entro 60 dall'entrata in vigore del Dlgs n. 23, doveva essere emanato un regolamento per disciplinare su tutto il territorio nazionale la corretta applicazione dei principi stabiliti dal decreto. Così non è stato e, nonostante l'Ifel (Istituto per la finanza e l'economia locale - fondazione Anci) abbia invocato l'adozione delle regole statali per assicurare condizioni di maggior certezza alle amministrazioni locali, i Comuni lasciati soli si sono mossi autonomamente senza alcun coordinamento generale.

L'applicazione fai da te
Ecco dunque che le modalità di applicazione dell'imposta variano in ogni città. Tra le soluzioni quella più diffusa vede l'imposta, legata al numero di pernottamenti, differenziarsi a seconda della tipologia di esercizio ricettivo (albergo, campeggio, etc.) e della relativa categoria. Ad esempio per una notte in hotel a 1 stella l'imposta va dai 35 centesimi di Montecatini ai 3 euro a Roma. All'estremo opposto in un albergo a 5 stelle il costo varia da 1 euro a 7 euro. Una famiglia che in periodo di alta stagione soggiorna in un albergo a 3 stelle per due giorni spende 24 euro di imposta a Roma, 17,50 euro a Venezia, 14 euro a Firenze, 12 euro a Milano, 8 euro a Bologna, 6 euro a Napoli e 4,2 euro a Bibione. In più di un terzo delle località gli under 14 sono esentati.

I numeri
A luglio 2015 sono 712 i Comuni che applicano l'imposta di soggiorno e 24 quella di sbarco che le isole minori possono istituire in alternativa. Più di un anno fa, sottolinea il rapporto di Federalberghi, erano stati rilevati 628 comuni che applicavano l'imposta; l'aumento del numero dei comuni è stato del 12,9%. Un numero in costante aumento, derivato anche in questo caso dalla mancanza di un quadro normativo certo: in assenza di regolamento le Regioni possono stilare l'elenco dei Comuni turistici riferendosi a fonti diverse dal Dlgs 114/1998 (decreto Bersani). Per esempio, il primo novembre 2015, entrerà in vigore l'imposta di soggiorno anche per i 217 comuni del Trentino, dei quali 205 dispongono di almeno un esercizio ricettivo. Arriverà, quindi a 940 il numero dei comuni con imposta.
Pur costituendo "appena" il 9% degli 8.047 municipi italiani, i Comuni che applicano l'imposta, detengono il 56,3% della capacità ricettiva nazionale e ospitano il 66,8% dei pernottamenti di clienti italiani e stranieri. Si distribuiscono per il 34,3% nel Nord Ovest, il 24,8% nel Nord Est, il 19,6% nel Centro e il 21,4% nel Mezzogiorno. Il 22,8%, 162 Comuni, sono località balneari. Un peso analogo è rivestito dalle località montane (159) e collinari (154). Le città d'arte sono 'solo' 65, ma comprendono le capitali del turismo italiano.

Gli introiti
Nel 2014 il gettito dell'imposta è stato 337,3 milioni in aumento del 36% rispetto al 2013 e si prevede che a fine 2015 si possa arrivare a incassare 428.740.893 milioni. Scorrendo la classifica delle città con i maggiori introiti, si rileva un alto tasso di concentrazione: l'incasso delle prime 4 (Roma, Milano, Venezia e Firenze) è superiore a 238 milioni, oltre il 55% del totale. La città con il maggior gettito è Roma, con un incasso atteso per il 2015 di circa 123 milioni, il 28,7% del totale.

Come le città investono il tesoretto
L'articolo 4 del Dlgs 23/2011 stabilisce genericamente che gli introiti siano destinati «a finanziare interventi in materia di turismo, ivi compresi quelli a sostegno delle strutture ricettive, nonché interventi di manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali e ambientali locali, nonché dei relativi servizi pubblici». Questo si traduce nelle maniere più varie. Ad esempio a Roma - rileva Federalberghi - nel 2014, solo 4,7 milioni (il 6% del gettito) sono stati destinati al turismo e ai beni culturali-ambientali.
A Firenze sarebbe destinato al turismo il 35,3% del gettito. Ma tra gli impieghi turistici sono inseriti anche gli oneri di gestione del trasporto pubblico locale e dei servizi connessi, ai quali è destinato più del 30% del gettito. A Milano il 10,2% delle risorse è destinato agli interventi per lo sviluppo e valorizzazione del turismo, mentre l'89,8% si indirizza verso attività culturali.


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