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Stato-Città, rivedere le procedure per i Comuni in predissesto. Ai piccoli enti 30 milioni dai residui Fsc

di Federica Demaria

Dalla Conferenza Stato Città e Autonomie locali svoltasi ieri mattina al Viminale è arrivata una buona notizia per i piccoli Comuni. È stato, infatti, approvato lo schema di decreto interministeriale per il riparto di circa 30 milioni di euro (29.286.158) che andranno prevalentemente agli enti di minore dimensione demografica come richiesto dall'Anci.

Le risorse
I 29 milioni oggetto del riparto in questione derivano da un residuo non utilizzato dell'accantonamento del Fsc 2014, che l'Anci aveva chiesto di destinare ai Comuni eccessivamente penalizzati dal riparto del 20% del Fondo di solidarietà comunale basato sui nuovi criteri perequativi (fabbisogni e capacità fiscali standard). I Comuni più colpiti risultavano quelli di minore dimensione demografica la cui tenuta finanziaria, in assenza del provvedimento in questione, sarebbe stata seriamente compromessa, anche in considerazione dell'elevato grado di rigidità che notoriamente caratterizza i relativi bilanci.
L'Associazione dei Comuni, stimando in 50 milioni di euro il fabbisogno complessivo, aveva tra l'altro chiesto in fase di conversione del «decreto legge Enti locali» che tale dotazione venisse ulteriormente integrata con 20 milioni di euro di risorse statali.

Le lacune della perequazione
La necessità di intervenire attraverso l'integrazione delle risorse disposta con il provvedimento in questione, conferma però la debolezza dello schema perequativo introdotto per la prima volta nel 2015 senza sufficiente approfondimento tecnico e politico.
In tal senso, l'Anci auspica che l'aggiornamento dei fabbisogni standard, in corso, e le necessarie rettifiche delle capacità fiscali, conseguente alle previste modifiche nei tributi locali, costituiscano l'occasione per colmare le evidenti lacune nelle modalità di applicazione della perequazione.

Procedure da aggiornare
Nel corso della riunione al Viminale, la delegazione Anci, guidata dal sindaco di Catania e presidente del Consiglio nazionale Anci Enzo Bianco, ha poi posto l'attenzione sulle problematiche relative allo stato di attuazione delle procedure di dissesto e pre-dissesto finanziario che nell'ambito di un confronto sulla revisione del testo unico degli enti locali mira a mettere a punto dei correttivi che agevolino e stabilizzino il risanamento finanziario degli enti che vi fanno ricorso.
Mettendo in luce la situazione estremamente delicata di dissesto e pre-dissesto che interessa molti Comuni italiani, con particolare riferimento a quelli di piccole dimensioni, il presidente Bianco ha sottolineato la necessità di una maggiore autonomia delle amministrazioni locali, per il raggiungimento degli obiettivi previsti dalla norma chiedendo di rivedere la disposizione con interventi di carattere generale che diano ai Comuni la flessibilità indispensabile per programmarsi, a seconda delle esigenze organizzative interne, al fine di conseguire l'obiettivo del riequilibrio dei conti. «Le attuali procedure previste – ha detto Bianco – non rispondono, infatti, alle numerose criticità riscontrate, che richiedono variazioni delle regole correnti e una ricomposizione dell'assetto normativo».
Ribadendo l'impegno dell'Anci a collaborare alla revisione organica della normativa, anche sulla base delle norme che su questa materia sono state inserite nel testo di legge di revisione del Tuel da tempo sottoposto all'attenzione del Governo, il sindaco di Catania ha, poi, illustrato i punti più urgenti per il quali l'Associazione auspica che si trovino al più presto idonei veicoli normativi.

I tempi del ripiano
In particolare per l'Anci appare opportuno rendere omogenee le norme riguardanti i tempi di ripiano per gli enti sperimentatori e non, che abbiano attivato la procedura di riequilibrio finanziario pluriennale ai sensi dell'articolo 243–bis del Tuel, al fine di estendere a tutti gli enti locali l'ampliamento dell'orizzonte temporale della copertura del piano di riequilibrio in coerenza con le norme riguardanti i disavanzi emersi con la revisione straordinaria dei residui. Dispositivo che attualmente è previsto per i soli enti già sperimentatori della nuova contabilità (Dl 78, articolo 2, comma 5).
In secondo luogo, anche sulla scorta delle esperienze pregresse, l'Anci ritiene essenziale e urgente il rifinanziamento del Fondo previsto per gli enti locali in dissesto dall'articolo 3-bis del decreto legge n. 174 del 2012, anche per il triennio 2015-2017 per un importo di 30 milioni di euro annui, attraverso l'utilizzo di economie che risultano già disponibili senza dover ricorrere a nuove risorse.


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