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Intercettazioni, la riforma Madia impone un taglio di almeno il 50% delle spese

di Paolo Canaparo

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Per la ristrutturazione e la razionalizzazione delle spese per le intercettazioni mediante la revisione dei prezzi e l'adozione di un tariffario, il comma 3, articolo 7, della legge 124/2015 ha dato una specifica delega al Governo da esercitarsi entro otto mesi. L'obiettivo è risparmiare almeno il 50% di quanto spesa sino a oggi, andando anche oltre snellendo le procedure di liquidazione e pagamento.

La delega
La delega – che affianca quella tuttora in discussione in Parlamento, cha affronta i profili sostanziali della disciplina delle intercettazioni - non era stata prevista nel testo del disegno di legge governativo ed è stata inizialmente introdotta al Senato con uno specifico criterio direttivo, che si limitava a fare riferimento alla riduzione del 60% della tariffa riconosciuta ai gestori di reti telefoniche e del prezzo dei supporti adoperati per la ricezione del segnale, con particolare riguardo alle intercettazioni di conversazioni e di flussi descritti dagli articoli 266 e seguenti del codice di procedura penale.
Nel corso dell'esame alla Camera, poi, la delega ha assunto una sua autonomia e, al contempo, i criteri e principi direttivi sono stati puntualmente individuati, prevedendo:
a) la revisione delle voci di listino (il risparmio di spesa deve essere almeno del 50% rispetto a quanto consegue alle attuali tariffe);
b) l'adozione di un tariffario per prestazioni in base al costo medio, per tipo di attività (rilevato dall'amministrazione giudiziaria nel biennio precedente) e da cui derivi un risparmio di almeno il 50% di spesa complessiva;
c) l'adozione di criteri per l'adeguamento della remunerazione delle operazioni di intercettazioni, in conseguenza delle innovazioni tecnologiche e organizzative;
d) il coordinamento dei contenuti del testo unico delle spese di giustizia, anche per velocizzare i pagamenti agli operatori;
e) l'abrogazione di ogni altra disposizione incompatibile con i principi direttivi indicati.

La disciplina transitoria
Si tratta, comunque, di un intervento di riduzione della spesa con un'efficacia espressamente assunta come transitoria in quanto limitata al periodo di tempo necessario alla realizzazione del "sistema unico" nazionale delle intercettazioni, originariamente previsto dalla legge finanziaria del 2008 (legge 244/2007, articolo 2, comma 82 e 83) per la razionalizzazione delle spese connesse all'esecuzione delle operazioni di intercettazione (remunerazione degli operatori delle comunicazioni; acquisizione dei tabulati telefonici; noleggio dei macchinari).
Tale sistema - articolato su base distrettuale di Corte d'appello - doveva essere avviato entro il 31 gennaio 2008 ma è tuttora inattuato. Dopo che il Dl 95/2012 (articolo 1, comma 26) aveva previsto che il ministero della Giustizia adottasse dal 2013 misure volte alla razionalizzazione dei costi, la legge 228/2012 (stabilità 2013, articolo 1, comma 22), modificando il Codice delle comunicazioni elettroniche ha stabilito che i risparmi di spesa siano conseguiti determinando (con decreto del ministero della Giustizia) un canone annuo forfettario per il ristoro dei costi sostenuti dagli operatori telefonici, determinato anche in considerazione del numero e della tipologia delle prestazioni complessivamente effettuate nell'anno precedente.

Gli obiettivi strutturali di riduzione della spesa
L'attivazione del sistema unico nazionale delle intercettazioni rimane comunque prioritario per il conseguimento di obiettivi strutturali di riduzione della spesa, che nel 2014 è stata pari a 250 milioni di euro e, al primo quadrimestre del 2015, ammonta a 70 milioni.
Sul punto si è nuovamente espressa la Corte dei conti nella relazione al rendiconto sul bilancio dello Stato 2014, che ha evidenziato l'esigenza di arrivare a una acquisizione centralizzata dei servizi di intercettazione. Il ministero della Giustizia ha riferito di ritardi nei lavori del tavolo di lavoro predisposto cui partecipano anche i capi delle Procure più rappresentative (sul piano della spesa per intercettazioni) e che dovrebbe concludersi (a seguito di gara unica nazionale divisa in più lotti) con la scelta delle società di noleggio degli apparati cui affidare il servizio.
Tuttavia, il processo per individuare i soggetti cui affidare il servizio è molto complesso, stante anche la necessità di soddisfare le esigenze investigative degli uffici giudiziari, di assicurare una elevata qualità delle prestazioni ed evitare nel contempo la formazione di mercati di monopolio.


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