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I tempi di pagamento bloccano le assunzioni anche negli enti in dissesto

di Giovanni G.A. Dato

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Il sindaco di un Comune in stato di dissesto finanziario (articolo 244 Tuel) deliberato nel 2014, richiedeva delucidazioni circa l’esatta applicazione dell’articolo 41, comma 2, del Dl 24 aprile 2014, n. 66, convertito dalla legge 23 giugno 2014, n. 89, che preclude l’instaurazione di rapporti contrattuali finalizzati al reclutamento di nuovo personale per il caso di ritardo nei termini di pagamento da parte delle Pubbliche amministrazioni.
In particolare, il Sindaco chiedeva di poter conoscere: 1) se la disposizione in questione possa ritenersi applicabile anche ai Comuni in stato di dissesto finanziario; 2) se, ai fini del computo del mancato rispetto dei termini di pagamento, debbano essere presi in considerazione i soli pagamenti successivi all’entrata in vigore della legge o tutti quelli interessati dall’arco temporale preso in considerazione dalla normativa; 3) se sia possibile, in ogni caso, derogare alla fattispecie proibitiva in relazione alle unità di personale necessarie per l’espletamento di funzioni infungibili ovvero essenziali.

L’analisi normativa
Per la recentissima deliberazione della Corte dei conti, sez. reg. controllo Abruzzo, 16 settembre 2015, n. 245/2015/PAR, l’articolo 41, comma 2, del Dl n. 66/2014 introduce una disciplina volta a sanzionare l’eccessiva inadempienza delle Pubbliche amministrazioni relativamente al rispetto dei termini medi di pagamento delle proprie obbligazioni pecuniarie, sanzione consistente nel divieto di stipulare contratti finalizzati all’assunzione di personale in senso stretto, ovvero all’instaurazione di rapporti di lavoro flessibile. La norma, dunque, prende in considerazione, accanto a un termine “privatistico” di scadenza del credito (disciplinato dall’articolo 4 del Dlgs 9 ottobre 2002, n. 231 ai fini della decorrenza degli interessi moratori), un ulteriore termine “pubblicistico” (riferito alla media dei pagamenti per ogni singolo anno e non a ogni singolo atto liquidatorio) di ulteriori 60 giorni (90 per l’anno 2014), finalizzato a prevedere poi, in carico agli Enti morosi, conseguenti pregiudizievoli sulle facoltà assunzionali o di instaurazione di rapporti di collaborazione.
Secondo la deliberazione in commento, in difetto di un evidente e testuale riferimento normativo, parrebbero sussistere elementi problematici riguardo la compatibilità tra la sanzione prevista per il caso di mancato rispetto dei termini di pagamento e le ulteriori conseguenze negative dall’effettivo concretizzarsi dello stato di insolvenza (foriero di una serie di rilevanti effetti sui debiti in precedenza contratti dall’Ente). In tale ipotesi, in particolare, è la stessa procedura di riequilibrio a prevedere una scissione funzionale tra l’organo straordinario di liquidazione (articoli 245 e 252 del Tuel) e gli organi istituzionali dell’Ente, spettando solo al primo il ripiano dei debiti pregressi e confluiti nella massa debitoria (cfr. anche l’articolo 248 del Tuel). Non appare irragionevole ipotizzare, dunque, che la tendenziale sterilizzazione delle pretese creditorie risulti incompatibile con la misura sanzionatoria prevista per l’ipotesi di non tempestivo soddisfacimento delle medesime; come del resto risulterebbe incompatibile la situazione di insolvenza dell’ente con la previsione a carico dello stesso di conseguenze negative, ulteriori a quelle già comminate per il caso di Ente in dissesto (si ricordino le ricadute negative sulle facoltà assunzionali disposte per il caso di dissesto dall’articolo 259, comma 6, e dall’articolo 260, comma 1, del Tuel).

La soluzione
La deliberazione in commento ricorda che, in assenza di un dirimente dato letterale, sono sorti sulla questione diversi orientamenti interpretativi (ulteriori a quello più “elastico” prima esaminato).
Secondo il più rigoroso, i Comuni in stato di dissesto non sono sottratti alla normativa in materia di rispetto dei tempi di pagamento (Corte dei conti, sez. reg. controllo Campania, deliberazione 1 luglio 2015, n. 173/2015/PRSP), volendosi così stigmatizzare due fenomeni della medesima mala gestio dell’Ente (l’insolvenza e il conseguente dissesto e la grave e sistematica violazione dei termini di pagamento).  
Per la tesi intermedia (debole in punto di fondamento normativo e foriera di difficoltà pratiche), potrebbero distinguersi (nell’ambito dei debiti relativi all’anno in cui viene deliberato il dissesto) due tipologie di poste debitorie: quelle antecedenti alla deliberazione (ovvero, in altra ottica, alla procedura di nomina di cui all’articolo 252, comma 2, del Tuel) per cui l’Ente sarebbe tenuto in ogni caso al rispetto dei termini medi di pagamento; quelle successive, per cui invece risulterebbe inesigibile (quantomeno sino ai debiti che si formano nella gestione ordinaria del bilancio una volta riequilibrato) il rispetto dei prescritti termini, e parrebbe allora irragionevole l’imposizione di ulteriori sanzioni nel caso di sforamento ulteriore.
Sulla questione, evidenzia la deliberazione della Sezione di controllo Abruzzo, è comunque di recente intervenuto l’articolo 4, comma 1, del decreto legge 19 giugno 2015, n. 78, convertito con modificazioni nella legge 6 agosto 2015, n. 125, da cui si evince che l’unica deroga alla normativa sanzionatoria di cui all’articolo 41, comma 2, del Dl n. 66/2014 è prevista per il ricollocamento del personale provinciale; trattandosi di norma eccezionale essa non è suscettibile di estensioni analogiche.


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