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L'armonizzazione spaventa la Sicilia - I sindaci: «Rischio di default del sistema»

di Gianni Trovati

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

L'armonizzazione continua a spaventare i Comuni siciliani, che lanciano l'allarme su una possibile «crisi di sistema» degli enti locali dell'Isola e agitano lo spettro di dissesti a catena. La proroga su misura per l'approvazione dei bilanci preventivi ottenuta prima dell'estate, dovuta proprio ai tira e molla nell'applicazione in Regione delle nuove regole, non è servita per trovare le contromisure, e all'avvicinarsi della scadenza (fissata al 30 settembre come per le Province) la situazione non sembra cambiata: «Sempre più comuni si trovano di fronte all'impossibilità di far quadrare i conti - sostiene Emanuele Alvano, segretario generale dell'Anci Sicili - Il rischio è che ai tanti Comuni che hanno già dichiarato il dissesto finanziario se ne possano aggiungere molti altri. Il rischio è quello di essere in presenza di una crisi di sistema». Anche per questa ragione Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, torna a rivolgersi alla Regione per «individuare insieme le necessarie e opportune soluzioni che consentano di far fronte all'attuale emergenza finanziaria, dando certezze ai comuni sia sull'entità dei trasferimenti, sia sui tempi effettivi di erogazione».

Il caos regionale
Il problema dei conti siciliani ha un nome: è il fondo crediti di dubbia esigibilità, cioè il nuovo meccanismo che impone a ogni ente locale di accantonare una quota di risorse proporzionale al tasso di mancate riscossioni degli ultimi anni. Nell'Isola la trasformazione degli accertamenti in incassi è strutturalmente difficile, come in altre aree del Mezzogiorno, ma nel caso siciliano la riscossione zoppicante si unisce alle incertezze continue nei rapporti finanziari con una Regione in eterna crisi di bilancio. Proprio da qui era nata l'idea, non troppo fortunata, di rinviare al 2016 il debutto dell'armonizzazione contabile in Sicilia: l'intervento-tampone ha però creato più problemi che soluzioni, perché con la riforma del Patto di stabilità l'obiettivo di saldo da raggiungere per rispettare le regole di finanza pubblica si abbassa di una somma pari a quella accantonata nel fondo crediti di dubbia esigibilità. In pratica, la proroga avrebbe impedito di applicare in Sicilia la riforma del Patto che a livello nazionale abbassa mediamente del 60% l'obiettivo di saldo, per cui il rinvio prima è stato trasformato in "opzionale" e poi cancellato del tutto (si veda Il Quotidiano degli enti locali e della Pa del 14 luglio). Il risultato è stato il caos, e la successiva proroga al 30 settembre del termine per chiudere i preventivi.

Effetto tagli
Senza certezze dalla Regione, dicono però i sindaci, nemmeno ora la riforma contabile può essere applicata senza mandare in default molti enti. A sostegno dell'allarme l'Anci rilancia il report diffuso prima della pausa agostana, in cui si spiega che per l'effetto combinato dei tagli nazionali e regionali (una voce, quest'ultima, molto importante per lo Statuto di autonomia) i trasferimenti ai Comuni si sono ridotti del 59% fra 2011 e 2014, passando da 2,17 miliardi a 888 milioni.


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