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L'Anci: «Per compensare i Comuni su Tasi e Imu servono almeno cinque miliardi»

di Redazione Quotidiano enti locali e Pa

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Per compensare i Comuni dopo l'addio alla Tasi e gli interventi promessi su Imu agricola e imbullonati servono «non meno di cinque miliardi», ma non è possibile pensare di recuperarne una parte determinando «un'eccessiva pressione fiscale sugli altri immobili, e in particolare su quelli produttivi». Lo scrive il presidente dell'Anci Piero Fassino, in una lettera inviata al presidente del Consiglio Matteo Renziper ufficializzare la richiesta di avvio immediato del confronto sulla prossima legge di stabilità, che ancora una volta vedrà i bilanci locali al centro della scena.

Le tasse sul mattone
Come ormai d'abitudine, un ruolo da protagonista sarà giocato dal fisco degli immobili. Sul punto, spiega il sindaco di Torino nella lettera indirizzata a Palazzo Chigi, «tenuto conto dei diversi orientamenti presenti tra amministratori di 8mila Communi, nelle settimane scorse l'Anci ha evitato di prendere parte al dibattito Tasi/sì - Tasi/no, ma abbiamo richiamato l'attenzione sull'esigenza di garantire ai Comuni la copertura integrale delle entrate che verranno abolite, condizione irrinunciabile per assicurare i servizi ai cittadini». Per arrivare all'obiettivo, spiega il presidente Anci, è indispensabile partire da «un'informazione corretta e veritiera da parte di tutti sui dati finanziari e sul quadro generale di base», e avviare subito il confronto fra Governo e sindaci.

Addio al Patto
Nella lettera, il presidente Anci ribadisce anche il ruolo di primo piano che i Comuni vogliono giocare nella spinta alla crescita, che dal punto di vista degli amministratori locali si gioca in prima battuta con l'addio al Patto di stabilità per dare più spazio agli investimenti. Da questo punto di vista, è essenziale a giudizio dei sindaci arrivare a «un risultato molto più ambizioso» di quello ottenuto quest'anno con la riforma del Patto di stabilità (che ha abbassato di circa il 60% l'obiettivo collegandolo però all'avvio della nuova contabilità e in particolare al fondo crediti di dubbia esigibilità); risultato che, per essere ottenuto, ha bisogno da subito di importanti correttivi alle regole sul pareggio di bilancio scritte nella legge 243/2012, la cui entrata in vigore è in calendario per il 1° gennaio prossimo.


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